Da Londra: Mammafarandaway

Per aprire la serie di racconti delle Amiche di Amiche di Fuso non potevamo che scegliere Fabiana del blog Mammafarandaway, nostra carissima amica alle prese proprio in queste settimane con un nuovo inizio in Inghilterra nei verdi dintorni di Londra. Organizzatissima e instacabile mamma di tre bimbi vi conquisterà per l’amore per la sua famiglia che si respira nelle sue parole e per i suoi post di viaggi ed esplorazioni family friendly. Grazie Fabiana, per aver condiviso con noi la tua esperienza 🙂

 

Ogni esperienza d’espatrio è personale e profondamente soggettiva, facile o difficile che sia dipende da una serie di variabili e fattori che, intrecciandosi, danno vita ad un’esperienza di vita unica in un determinato luogo. A tutto questo si aggiunge l’importanza del “cosa e chi abbiamo lasciato” e il “motivo” che spinge all’espatrio.

Io sono partita nel maggio 2004 da sola per Dublino, lasciandomi alle spalle una situazione sentimentale complicata, portandomi dietro una laurea in Economia del Turismo che non mi apriva nessuna strada in Italia e tanta voglia di cambiare il mio futuro.

Ho vissuto nella capitale irlandese per cinque bellissimi anni, ho incontrato il mio compagno di vita, italiano come me, sono diventata mamma due volte e sono maturata come persona e come donna.

FOTO01Nel febbraio 2009 abbiamo lasciato l’Irlanda in quattro per trasferirci in Francia, nel sud, vicino al confine con la nostra amata Italia.
Cinque anni di Francia, intensi, in parte difficili, bellissimi per l’arrivo della femminuccia di casa e complicati per la difficoltà d’adattamento e per le troppe aspettative sbagliate che avevamo riposto in questo trasferimento.

FOTO02Mi ritrovo qui in Inghilterra, da pochi giorni, a scrivere per le mie Amiche di Fuso all’inizio della mia terza esperienza d’espatrio.
Mi ritrovo a riflettere sul “mio espatrio”, un espatrio che mi piace definire con 5 parole chiave:

Inconsapevolmente naturale: quando nel 2004 la mia vita’ e’ stata catapultata a Dublino, mica conoscevo il termine “expat” o “cervelli in fuga” o altri nomignoli dati al fenomeno dei giovani italiani che lasciano il loro paese.
Io ero partita, come si parte per un viaggio, pronta a vivere la mia avventura di vita senza sapere cosa il futuro mi avrebbe riservato, non senza aver versato la giusta dose di lacrime per la paura dell’ignoto. In questo c’era inconsapevolezza.

In modo naturale io e il mio compagno di vita, che ho avuto la fortuna di “trovare” inaspettatamente a Dublino, abbiamo deciso di far nascere i nostri figli in Irlanda ed in modo “inconsapevole” sono diventata “mamma far and away”, lontana dalle famiglie d’origine, dall’aiuto di zii, cognati, cognate e nonni, lontano dal nostro paese, ma senza mai dimenticare le nostre origini, la nostra identità italiana trasmessa pienamente ai nostri figli.
In modo naturale viviamo il nostro espatrio, cercando di integrarci nella cultura del luogo – non sempre ci è riuscito ma ci abbiamo provato – e provando un certo piacere nell’essere italiani all’estero.
In modo naturale manteniamo la nostra cultura, le nostre tradizioni, parliamo italiano in casa, cuciniamo italiano e ci siamo abituati a vivere senza bidet!

Unità: l’esperienza dell’espatrio può mettere a dura prova la vita di coppia e famigliare.
Si creano dinamiche tali che ti fanno ritrovare a doverti arrangiare da solo, con la tua piccola famiglia.
Io e mio marito, mio marito ed io.
Ci siamo sempre fatti forza insieme e questo credo ci abbia permesso di essere ancora piu’ vicini e uniti di quando ci siamo conosciuti.
Ci sentiamo una bella squadra con i nostri tre bambini che sentono forte, come lo sentiamo noi adulti, il feeling d’unità.

FOTO03

Crescita: per me l’espatrio è stato motivo di crescita costante. L’essere mamma in un paese che non è il tuo, l’adattamento a modi di fare culturalmente diversi, il dover rimettersi in gioco ogni volta e costruire nuove amicizie, nuove relazioni mi hanno aiutato ad essere ancora piu’ aperta, socievole e proattiva.
In tutto questo processo gli errori non sono mancati, gli sbagli nell’approccio in certe situazioni difficili mi hanno insegnato tanto e continueranno a farlo.
L’espatrio ti apre la mente, ti fa vedere le cose da un’altra prospettiva e ti insegna a metterti in discussione e a mettere in discussione aspetti della vita che sembravano essere punti fermi.
L’espatrio per me è linfa vitale, è fonte di cambiamento e di crescita continua.

Opportunità: nei miei 10 anni di espatrio le opportunità sono state continue.
Opportunità di lavoro, finchè non ho deciso di fare la mamma full time. Opportunità di fare la mamma full time grazie alle opportunità di lavoro per mio marito.
Opportunità di conoscere gente nuova proveniente da diversi angoli del mondo e creare rapporti forti che, in alcuni casi, si sono mantenuti pure a distanza.
Opportunità di parlare diverse lingue: in Irlanda ho migliorato il mio inglese che era terribilmente scolastico e imparato un po’ più di spagnolo (l’intesa italiani – spagnoli e italiani – argentini è immediata e forte!) ed in Francia ho perfezionato il mio francese che aveva un po’ troppe influenze italiane!

FOTO04

Avventura: l’andare volontariamente verso qualcosa d’ignoto, di sconosciuto, di nuovo che, pur spaventandoci, ci provoca sempre un certo brivido d’eccitazione.

E’ una vera e propria avventura iniziare tutto da capo con i bambini, non senza difficoltà, ma con tantissimi stimoli che permetteranno ai nostri figli di sentirsi cittadini del mondo, cittadini europei e capaci di adattarsi alle situazioni nuove che gli si presenteranno nella vita futura.
Forse un giorno ci diranno “stop” a questa avventura, ma per adesso sembrano apprezzarla.
Sono contenti di scoprire posti nuovi, di viaggiare con noi, di lanciarsi in nuove esperienze insieme affrontando di petto le difficoltà e gli ostacoli.

Li guardo quei tre piccoli viaggiatori avventurieri, li ascolto parlare in italiano e in francese e tra poco inizieranno con l’inglese, li vedo a loro agio in qualunque posto li portiamo e riesco a dare ancora meglio un senso al mio espatrio.

FOTO05

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15 pensieri su “Da Londra: Mammafarandaway

  1. Che articolo interessante e soprattutto scritto in un italiano scorrevole e piacevole da leggere. Un grande in bocca al lupo per la nuova avventura londinese da un’italiana che vive a Dublino.

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    • Ciao Claudia, mi hai fatto un complimento bellissimo e ti ringrazio. Ogni volta che mi trovo a scrivere cerco di fare del mio meglio per essere diretta, chiara e…piacevole. Sono contenta che il tutto sia arrivato! Bello…vivi nella mia amata Dublino! Non vediamo l’ora di sistemarci per bene e trovare il tempo di farci un weekend irish! Buona vita a Dublino!

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  2. Grazie per il bel racconto e condivido tutti I punti. Io sono ancora un’expat sognatrice e proprio in questi giorni sul tema Unità ed Opportunità ci sono state un po’ di discussioni in famiglia. Mi spiego: noi vorremmo andare in Australia, dove vorrei riuscire a lavorare come architetto, cercando di essere comunque presente come madre di due bimbe piccole (5 ed 1 anno e mezzo). Sulla base della tua/vostre esperienze di mamme expat, tutto ciò dopo quanto tempo è mediamente possibile, avendo la fortuna di trovare lavoro? I bimbi dopo quanti mesi si abituano alla loro nuova routine quotidiana, in modo da poter pensare a rimettermi in gioco professionalmente? Grazie per I vostri preziosi consigli.

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    • Credo che non sia facile dare una tempistica, dipende dai bambini e dipende dai genitori. Dipende anche dalle difficolta’ che si incontrano all’inizio, dalla ricerca della casa, dall’iscrizione a scuola. Quando ci siamo spostati dall’irlanda alla francia, in 3 mesi eravamo ben assettati nella nuova routine, ma i bambini erano piccoli, non c’era ancora il discorso scuola ed avevano un’eta’ abbastanza facile (2 e mezzo e l’altro 9 mesi).
      Siamo da piu’ di un mese in inghilterra, ora i bambini sono 3 e non siamo ancora entrati a pieno nella nuova routine e non so quante settimane ancora ci vorranno. I bambini pero’ sono sereni, si sono adattati subito alla nuova casa, alle nuove scuole, alla nuova citta’ e sono felici. Forse ci mettiamo di piu’ noi genitori a prendere i nuovi ritmi di loro. Secondo me se siete sereni, se gasati i bambini per la nuova avventura e gli fate vedere tutto il positivo che c’e’ nella nuova vita, in massimo un paio di mesi sarete a posto – senza intoppi eh! 🙂 In bocca al lupo per tutto

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      • Grazie per la risposta. Credo che 3 mesi siano un periodo ragionevole, intoppi a parte ed esclusi ragni e serpenti argh! Spero di riuscire a realizzare questa mio progetto di vita. Di sicuro sono molto più motivata ad investire energie in un nuovo paese diverso dall’Italia e speriamo di avere anche un po’ di fortuna che non guasta mai 😉

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