La riunione francese

‘Io sono italiana, all’inefficienza e al casino ci sono nata dentro, non è che me li devi spiegare’. Questo dico spesso alle persone qua, quando cercano di educarmi agli arcani meandri di qualche intoppo locale. Che poi, diciamocelo, è relativo. Entrate in un ufficio delle imposte francese e vedrete tutti sbuffanti e impazienti perché c’è dell’attesa, le procedure non sono immediate e, onestamente, a chi piace pagare le altissime tasse francesi? Poi vedrete me, sorridente, saltellante e gaia come Alice nel Paese delle Meraviglie perché mai avrei immaginato di poter avere qualcuno che risponde, e risponde!, gratis! alle mie domande su tasse e affini. Quando a mio marito hanno anche mandato una mail, una settimana dopo la sua visita!, perché il funzionario aveva effettivamente cercato e trovato le informazioni che ci servivano, abbiamo quasi promesso di dare il suo nome a tutti nostri figli maschi per le prossime sette generazioni. Oppure. I miei colleghi vanno in ansia e tremano a ogni sciopero dei trasporti. Io invece mi metto lo smalto e mi rilasso perché il signor SNCF (le ferrovie francesi) mi manderà almeno 24 ore prima una mail dicendomi se il mio treno andrà o no, e perché mi dirà che quel giorno, comunque, con il mio biglietto potrò salire su qualsiasi treno in partenza per la mia destinazione, senza dover renderne conto a nessuno. La prima volta che successe pensavo di essere su candid camera show, non mi ero mai sentita trattata così bene in tutta la mia lunghissima vita pendolare. Da lì ho capito che se Dante riscrivesse l’inferno oggi, uno dei gironi sarebbe fatto di stranieri che capitano alla Stazione Centrale in una giornata di sciopero.

Eppure ci sono le riunioni francesi. La riunione francese è una cosa che sfianca anche le meglio persone. Persino quelli che si sono imparati tutti i verbi irregolari e pasteggiano a coquilles saint-jacques e macarons non ce la possono fare. La riunione francese non ha orario di fine, perché ci piace discutere e argomentare, e vorrai mica pensare di poter mettere un argine alla nostra capacità retorica. La riunione francese ha un orario di inizio, ma è una pura convenzione, la riunione inizierà sempre almeno 10 minuti dopo o più, a piacimento e senza preavviso, senza che nessuno se ne senta in colpa o menzioni la cosa. La riunione francese è convoluta, perché ci stiamo riunendo per discutere, e non per trovare soluzioni. Io parlerò, tu parlerai, io riparlerò di cose variamente sconnesse, e così via, ad libitum. Quando le anse della discussione si faranno così fitte che persino per un nativo sarà difficile scioglierle, allora si arriverà alla formula magica: ‘creiamo un comitato che ne discuta’ (e noi che stavamo facendo???). Se non troviamo una soluzione, istituiamo un comitato di persone che ne riparlerà e facciamo sì che l’animale riunione si riproduca all’infinito. Nel comitato, se no è troppo facile, mettiamoci giusto n-1 persone rispetto alla riunione iniziale, altrimenti non ci saranno tutte le persone interessate e ci si divertirà troppo di meno. Se tu provi a tirarti indietro qualcuno verrà a riprenderti dicendo che ‘il tuo contributo è talmente importante’.  La riunione francese poi a un certo punto, totalmente random, finisce perché una persona che tu non sapevi avere il potere di farlo dirà la formula magica ‘vi ringrazio tanto della vostra partecipazione’. Ma perché adesso? Ma non abbiamo deciso niente! Ma che succede ora? Non è importante, il gioco è finito e voi vi alzerete con un vago mal di testa e quella sensazione di aver buttato il vostro tempo. Poi, giorni, settimane o mesi dopo arriverà un resoconto, che non avrà niente a che fare con quello che a voi sembra di aver sentito o detto. E tutto normale. E’ la riunione francese.

La Trahison des Images; Magritte, (1929) credits: Wikipedia.

La Trahison des Images; Magritte, (1929) credits: Wikipedia.

Nella riunione francese, soprattutto, si deve essere estremamente e spietatamente gentili. Il Lei é d’obbligo e maggiore la temperatura emotiva nella sala, maggiore lo sproloquio di Lei, Madame, Monsier, Messieurs-Dames. Per dire che non si è d’accordo servono almeno 25 parole positive e poi infilarci una freccettata brevissima che tutti avranno l’impressione di non aver nemmeno sentito. La persona accusata sorriderà come di fronte ad una dichiarazione d’amore, e risponderà uguale, con uguale o maggiore proporzione di Lei, sorrisi smancerie, e mini freccettate. La prima non alzerà ciglio, e ripeterà la mossa. E via così, senza nessun crescendo, con la stessa cortesia e rispetto. A me è capitato più volte, pur comprendendo le parole pronunciate, di chiedere al mio vicino: ‘ma si stanno davvero insultando o me lo sto sognando?’. Strai tranquilla, mi disse lui. E’ la riunione francese.

Lo so cosa state pensando. Già visto, già provato. Siamo italiani. Ma io vi dico no. C’è un superpotere che io ho visto solo ai francesi, finora. I francesi sanno far finta di non aver sentito nulla. Hanno la capacità di fare una faccia di tolla che noi italiani nemmeno se ne facciamo sport nazionale e mettiamo Totti alla playstation. L’ho visto ancora una volta stasera, in una magistrale riunione collettiva di un ente pubblico. ‘Signora, mi chiarirebbe questa cosa, se  è possibile o no?’ (non sono io che parlo, io in queste riunioni osservo perplessa e ammirata in parti uguali, come si farebbe di fronte a un qualche miracolo naturale) ‘Le nuvole al mattino sono fitte’. ‘La ringrazio per la risposta, è assai cortese ma se mi permette eccezionalmente e con estrema gentilezza di riprendere l’aspetto enunciato precedentemente, mi potrebbe aiutare a comprendere se è possibile?’ ‘Ieri le carpe hanno attrerversato il canale rapide e pulendosi le scarpe, la ringrazio della domanda’. Faccia impassibile che comunica la pace cosmica e la totale atarassia, senza nemmeno l’ombra né della stellina da vittoria all’ angolo dell occhio, né dello sbuffo e raccapriccio  di sentirsi chiedere una cosa non apprezzata. Io messa al posto del tizio che aveva posto la domanda, avrei già rovesciato tavolo, sedie e invocato il tribunale dell’Aja. Qua nulla. Il buio. Il vuoto. Il niente.

Per me è contro le leggi della fisica, della chimica e della biologia. Oltre che dell’etica morale. E’ la riunione francese. Se ne siete vittime anche voi vi invito alla discussione in un comitato di sostegno.

p.s.: chiedo tanto scusa al signor Magritte. Lui era belga, sapete.

Anna, Francia

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9 pensieri su “La riunione francese

  1. Questo post è magnifico! Verissimo e magnifico.
    Io ho un certo odio per la “riunionite” francese. L’altro giorno, dovevamo parlare degli studenti stranieri e il Responsabile dice “organizziamo una riunione, tipo tra due settimane, noi tre”. Noi tre? Non possiamo discuterne ORA, già che siamo qua e ne stiamo parlando? No. abbiamo dovuto fare sta cavolo di riunione, dopo l’orario di lavoro, sempre noi tre, senza che si decidesse niente. Va beh, uno poi quasi quasi ci si abitua.

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  2. ahaahah quanta triste verità!!…. una cosa la sottoscrivo in pieno: sono bravissimi a fare finta di non aver sentito!!!!!!!!!!! o forse hanno un problema di udito nazionale… ahahaha hai presente l’espressione finto-tonto? ecco.
    Gio =D

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