Homesickness. Impariamo a conviverci.

Homesickness is the distress or impairment caused by an actual or anticipated separation from home. Its cognitive hallmark is preoccupying thoughts of home and attachment objects.

La nostalgia è un sintomo di disagio causato dalla separazione da “casa”, dai tuoi affetti, dalle tue cose, dalle tue certezze. Un disagio con cui devi imparare a convivere perché salta fuori quando meno te l’aspetti. E quando arriva fa male davvero.
Quando ti viene offerta l’opportunità di espatriare, a lungo o medio termine, metti sui due piatti della bilancia tante cose per valutare nel modo più lucido possibile la scelta giusta da fare. Pensi alla carriera, ai figli e al loro futuro, pensi all’esperienza di vita, alla lingua. E sai benissimo che lascerai tante cose alle tue spalle: una casa in cui hai cresciuto i tuoi figli, gli amici, le abitudini, i famigliari. Abbandoni le tue sicurezze per un futuro pieno di incertezze. E tutto questo è eccitante. Be’ almeno per me! Vivi con l’adrenalina a mille e con il desiderio di condividere tutto con chi hai lasciato in un altro mondo. Ricordo che all’inizio avrei voluto avere una telecamera attaccata agli occhiali per condividere ogni mio sguardo, ogni cielo, ogni nuvola, ogni negozio…

Poi arrivano quei momenti. Improvvisi e non richiesti! Che non avevi assolutamente messo su quella bilancia. Tutti, ma proprio tutti, dicono “ah sì lo so che soffrirò di nostalgia”. BALLE! Non lo sai. Non puoi saperlo. Perché non sai, non hai la minima idea di quanto faccia male, finché non lo provi davvero.

Spesso è colpa degli altri  perché c’è ad esempio quella expat che ha messo sulla sua bacheca di facebook una gigantografia dei genitori o della sorella che sono andati a trovarla. O quella che ogni tanto riceve un pacco dalla famiglia e posta la foto. L’ho fatto anche io una volta: una crudele vendetta che mi sono presa. Ma, purtroppo, è successo una sola volta. Quella scatola la ricordo ancora, così come l’odore di casa che sentivo uscire da ogni oggetto.

homesicknessPurtroppo non ne ho ricevute altre di scatole così. E questo fa ancora più male perché ci si sente ancora più lontani, ancora più soli. E vivere sapendo che nessun tuo famigliare verrà mai a trovarti è un dolore che in alcuni momenti toglie il fiato. E’ un viaggio lungo e costoso. E, soprattutto, non viviamo in una delle favolose mete turistiche che fanno gola a tanti. No.

Ogni tanto speri almeno nell’arrivo di in un pacco o di una lettera. Che spesso non arriva. E allora devi cominciare a vivere una nuova vita. La tua nuova vita. Devi cercare di non pensarci. Di farti scivolare addosso queste cose. Devi imparare a convivere con quel brutto omino nero che tieni nascosto in un angolo di te, ma che ogni tanto deve uscire a fare quattro passi sulla tua anima.

Renata, Wisconsin

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9 pensieri su “Homesickness. Impariamo a conviverci.

  1. Come ti capisco! Stesse sensazioni, stesse esperienze. La cosa più brutta è essere così lontani da non poter far ritorno a casa ogni tanto ma solo una volta all’anno, se tutto va bene. Bisogna guardare a tutto il resto che c’è di bello e sperare che l’omino ci lasci in pace il più possibile 😉

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  2. Scrivi cosí bene …. sai cogliere e descrivere le emozioni! Bravissima!!! In bocca al lupo per la tua new life (e quella di tutte noi 😉

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  3. Il post casca a pennello. In questi giorni oltre a una febbriciattola sono anche vittima di homesickness 😦
    Nonostante stia viveno una vita appagante. Passerà

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  4. Mi ci ritrovo pienamente. Soprattutto quando parli della famiglia. Londra e’ lontana da dove abito io e cosi’ mi snobbano. Ma sai cosa? Ho imparato ad amare queste solitudini. L’Italia per me non e’ poi cosi’ lontana ma purtroppo i voli da qui a casa non sono frequenti, soprattutto d’inverno. E allora cambio prospettiva e mi dico come sono fortunata ad abitare in un luogo magico ‘far from the madding crowd!’ Un abbraccio e complimenti per il tuo scritto!

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  5. Come ti capisco. Ma non credere che, se vivessi più vicino, le cose cambierebbero.
    Noi abitiamo in Germania e non arrivano nè pacchi nè amici a bizzeffe (in 8 mesi solo la mia testimone di nozze e una coppia di amici che è da sempre giramondo).
    Le scuse sono che siamo lontani dagli aereoporti che volano diretti dall’Italia e che per spedire un pacco bisogna sbattersi fino in posta. E poi c’è la crisi, il gomito che fa contatto con l’orecchio, la pioggia di rane e bla bla bla.
    Persino installare Skype per alcuni è un violenza psicologica che chiediamo loro di infliggersi.
    È triste, tanto triste. Però , come dici tu, bisogna farsi forza e cercare di trovare il bello della nuova vita…se solo uno sapesse come farlo.

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    • Ahahahha… Skype! I miei genitori hanno skype e a mio papà hanno regalato un cellulare nuovo con whatsapp. Credi l’abbia mai usato? A volte lo vedo apparire online su skype, lo chiamo e non risponde… non capisce cosa sia…

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  6. Pingback: Top Post dal mondo Expat #27.4.15 | Mamma in Oriente

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