La parola cosa

Quest’ultimo anno mi sta succedendo una cosa strana: non mi sembra di parlare più bene l’italiano.

L’italiano in casa lo parliamo sempre, e anche al lavoro di connazionali non ne mancano. Eppure i segnali si moltiplicano:

– mio marito mi riprende perché faccio costruzioni franco anglofone con parole italiane

– a persone in visita al lavoro scappa di dirmi che si vede che non sono più a mio agio con le costruzioni formali

– sovrappensiero mi capita di scrivere ho senz’acca e assurdità simili.

E soprattutto, guardando film o trasmissioni italiane mi sorprendo spesso a pensare con convinzione che parlino male loro: non mi piace l’accento, il ritmo, la scelta delle parole. Alla terza o quarta volta, mi dico: se passa in prima serata su RaiUno, deve essere la mia idea di lingua che è rimasta indietro, forse sono io che ormai vivo un italiano che è solo mio.

Questo è probabilmente il segno che da expat sto diventando emigrata, e mi appresto a divenire una di quelle macchiette che fanno porzioni esagerate di pasta con le polpette anche quando in Italia non si usa più, a cui i parenti in visita regalano la soppressa e la salama da sugo che loro ormai snobbano. Una di quelle che cercano ancora gli zaini Invicta e il Braulio riserva, e che vivono di un loro ideale di Italia e di italiano che era quello di una quindicina di anni fa (il tutto senza sentirsi peraltro potersi dir parte di una qualsiasi altra cultura, ma di questo magari ne parliamo un’altra volta).

Rientrando da settimane passate in Italia, non so nemmeno se stare a sottolineare le solite cose scontate e che non stupiscono più neppure me: la gente che non saluta entrando nei negozi, ci si dà del tu troppo facilmente, sa il cielo come i treni possano essere così conciati, gli agenti immobiliari cercano sempre di fregarti e se glielo fai notare si sentono pure nel giusto perché vuoi mettere il privilegio di stare in vacanza qua, le persone mi sembrano mediamente più cafone e nervose, senza nemmeno far finta di avere quella minima patina di buone maniere, magari ipocrita, ma che a qualcosa serve.

Ma, signora mia, forse sono io che maturo e invecchio. Farei meglio a non commentare, a guardare il paesaggio, a godermi i parenti, a sorseggiare prosecco e sassella (non insieme) , a continuare a chiedermi com’è che la focaccia si sia fermata al confine con la Francia,  a discettare sulla differenza tra croissant e brioche, a ostinarmi a non scoprire la ricetta delle olive all’ascolana per poter continuare a credere che siano un dono degli Dei.

Chissa’ se lo stadio finale,  dopo quello di expat e  di emigrato, è quello del pensionato silente in ritiro perenne sulle Dolomiti, tra rifugio e rifugio e spritz.

Perche’ a quello aspiro, sapete.

View of the italian Alps

Credit: SplitShare @Pixabay

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19 pensieri su “La parola cosa

  1. Non sei sola con quel problema…la lingua italiana…la nostra lingua che quasi non conosciamo più :-(. Non ho colleghi/conoscenti italiani quassù e la mia dolce metà non è italiana…per cui immagina te come sto dopo più di 10 anni all’estero!! Dai che alla fine ci ritroviamo tutte tra le Dolomiti 🙂 È il mio sogno…se solo riuscissi a convincerlo a trasferirsi lì 🙂

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      • Scusate se mi intrometto, ma voi la tv italiana riuscite a prenderla ancora? Ho comprato una parabola che ha funzionato benissimo ma da quando tutta l’Italia è passata al box non prendo più un canale!! Per cui l’italiano non lo sento mai!!!! Voi cosa usate per vederla?

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      • Lucia, mi rubi le parole di bocca! Il doppiaggio in italiano ha raggiunto livelli infimi: l’intonazione é completamente artificiale. Io lo trovo inascoltabile.

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  2. Ciao Lucia, capisco perfettamente di cosa parli. La mia è una certezza: dopo neanche quattro anni il mio italiano fa cilecca…Ho pochissime occasioni per parlare italiano (un paio d’orette la settimana se facciamo un apero tra italiane); per il resto parlo inglese a casa, tedesco, francese e inglese in ufficio e esperanto nei miei incubi peggiori! ahahah 😀 Quando parlo italiano ci metto dentro parole inglesi italianizzate (tipo schedulare) perchè non mi viene il corrispettivo italiano e devo dire che a volte mi vergogno pure un po’. A volte temo, e sicuramente sarà anche cosi, che la gente pensi che lo faccia per tirarmela…e invece no, non c’è niente di posh (ci risiamo!) in questo atteggiamento, è solo che il cervello si installa su una frequenza e l’italiano per me è la frequenza minore… =(
    ciao! Gio

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    • Ciao cara, perchè, da quando in qua schedulare non è italiano? 😀 Qua siamo nella casa in cui anche io come i miei figli finisco per dire ‘non cassargli i giochi’ (invece di non rompere, dal francese casser) e dove sei disparuto? Ormai il mio cervello ha parole tutte sue, guai a toccargliele.. ( e si, anche qui la gente pensa che me tiri, quando parlo e quando scrivo, in realtà è che cerco di fare troppe cose insieme…

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    • Mi associo: i primi giorni in Italia o quando vengono i miei faccio una fatica bestiale a risintonizzarmi sull’italiano. La cosa piú strana é stata dopo che é nata mia figlia maggiore, qunado mi sono resa conto che per un sacco di prodotti per la prima infanzia non avevo idea di come si chiamassero in italiano.
      Anni fa ho dovuto scrivere un capitolo di un libro in italiano: un disastro… non ero piú capace di scrivere in italiano accademico.
      Grazie per le vostr esprienze: é bello sapere di non essere sola…

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      • Scherzi? Ogni volta che vado in farmacia in italia per i bimbi mi giardano come una pazza perchè non conosco i nomi dei prodotti base. La prossima volta parlero’ in inglese, perchè quando spiego che vivo in francia e non conosco come si fa in italia ho paura chiamino i serizi sociali….

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  3. sigh, anche il mio italiano comincia a perdere colpi. A volte resto lì sospesa alla ricerca di una parola che so che c’è eppure non la trovo, quanto odio quella sensazione! E i rientri in Italia…non pare anche a voi che parlino tutti a voce troppo alta? e i talk show alla tele con tutti che si parlano addosso? mi stavano antipatici anche prima ma adesso se non cambio canale sto fisicamente male! sì, siamo proprio alla terza età, non c’è che dire…

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    • eh della tonalità delle conversazioni italiane se ne puo’ parlare per ore. Io e mio marito ce ne vergogniamo talmente che nel periodi quando parigi è invasa da italiani, spesso parliamo in inglese. Per poi finire a fare peggio quando ci troviamo tra amici e parliamo in italiano anche noi. Siamo loud dentro, non ci si puo’ fare molto (traduzione per loud, please? 😉 )

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  4. Per rispondere a Nel sud del nord. nol nostro pacchetto via cavo c’e’ raiuno che vedo solo x sanremo o quasi 🙂 poi ehm con qualche software un po’ losco ma legale riesco a farmi passare la proxi per italiana e ehm riusciamo a vedere skygo dei miei…. (ma molto raramente, non denunciatemi 🙂 )

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  5. Pingback: Un anno di Amiche di Fuso | Amiche di fuso

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