Le sfumature dell’amicizia

Prima di partire e lasciare la mia casa, la mia famiglia e i pochi ma buoni amici, vivevo ancora nell’immagine di una me liceale timida, introversa e soprattutto poco socievole. Questa mia caratteristica difficilmente faceva credere che un giorno me ne sarei andata e invece, forse, è stata proprio quella capacità a saper star da sola, a godere della solitudine e della mia indipendenza, a darmi la spinta necessaria ad affrontare tutto quello che di nuovo mi attendeva senza paura. Una volta fatto il salto ho capito di essere, invece, decisamente una persona estroversa e che gradisce la compagnia degli altri, senza esagerare.

All’inizio troppo presa dalla scoperta di nuovi angoli di città e la ricerca di un lavoro, vivevo quelle giornate come profondamente introspettive che mi hanno aiutato a capire tanto di me e di quel posto di cui ero già perdutamente innamorata. Berlino mi bastava, l’atmosfera della metropoli era sufficiente a farmi sentire a mio agio e mai completamente sola. Qualcosa dentro di me mi dice che qui, potrei sopravvivere anche senza amici, ma non posso dirlo con certezza perchè a Berlino loro sono arrivati con naturalezza, senza cercarli.

Le prime vere amicizie sono nate grazie all’ambiente lavorativo, da subito è scattato quel feeling che ci ha fatto capire di essere più che colleghi e di aver voglia di frequentarci anche fuori. La situazione comune, di espatriati, ha sicuramente aiutato a superare i momenti più difficili, quelli in cui si ha materialmente bisogno di qualcuno. Poi sono arrivate quelle che erano già amiche in Italia ma che si sono ritrovate anche loro in quella città per un motivo o per un altro, e l’amicizia è diventata sempre più solida, senza contare tutti quegli amici che venivano a trovarmi con cui ho potuto condividere un pezzetto della mia nuova vita: anche il matrimonio nella mia città adottiva.

Dall’altra parte, invece, le cose non sono state così magicamente semplici, anzi. Il primo anno è stato un vero disastro: non avevo modo di far nuove conoscenze, il mio inglese non era ancora sufficiente per buttarmi nei meet up che si trovano in internet, non potevo lavorare e l’adattamento a quella nuova realtà è stato così difficile che non trovavo la spinta a cercare degli amici, non avevo la curiosità di conoscere…ero così concentrata su tutto ciò che avevo lasciato e che mi riempiva il cuore che niente mi sembrava ormai all’altezza delle esperienze già vissute. Non facevo altro che contare i giorni al ritorno e, complice il fatto che avevo degli esami universitari da finire e la seduta di laurea da sostenere, sono tornata un paio di volte durante l’anno, il che mi ha aiutato letteralmente a respirare e ad uscire da quell’apnea sociale.

Il secondo anno sono tornata decisamente più propositiva, ho cercato su internet siti di conversation exchange dove ho conosciuto tante persone carine di una fascia di età compresa tra i sessanta e i settant’anni, con cui ho trascorso piacevoli ore di conversazioni settimanali….ma si può parlare di amicizia? No. Incroci di conoscenze poi hanno fatto sì che frequentassi qualcun altro generazionalmente più vicino a me ma…quel feeeling non è scattato. Trovare quell’affinità che trasforma una conoscenza in un’amiciza è difficile e raro. So che come è successo potrà accadere di nuovo ma certi giorni vorrei solo quel caffè insieme, quelle tre/quattro (cinque?) ore di shopping, quelle risate e anche quei battibecchi, quella passeggiata in silenzio, quella cena in quel localino nuovo, quei pettegolezzi infiniti. Vorrei che quel migliore amico dell’università venisse a trovarmi anche lì, a Seattle, come ha fatto a Berlino, vorrei che almeno non ci fosse quel maledetto fuso di nove ore che rende quasi impossibile una chiacchierata se dall’altra parte è notte. Di là la giornata è finita e tu non ne hai fatto parte e certi giorni la nostalgia e quella mancanza sono struggenti.

Mi sto preparando al terzo anno di esilio sociale, come lo chiamo io, ma l’idea di sapere che dopo dieci mesi potrò tornare qui e fare il pieno di sorrisi e di abbracci per tutta l’estate mi consola e mi aiuta ad affrontarlo meglio. Inoltre l’esperienza ormai mi ha insegnato a sapere con certezza quali sono le amicizie che resisteranno per sempre al tempo e alla distanza. Senza contare poi l’immensa fortuna che ho di poter viaggiare, tornare in Italia almeno una volta l’anno a salutare chi è rimasto lì, coccolarmi con gli amici berlinesi e poi prendere un aereo e andare a conoscere proprio una di loro, un’amica di fuso, come ho fatto questa estate: scoprire una nuova città insieme a lei e stringersi dal vivo è stata una gioia difficile da raccontare.

Le amiche di fuso ci sono sempre, a rotazione, a qualsiasi ora chiaramente; tutte viviamo più o meno lo stesso disagio di avere lontani i nostri cari, e questa affinità che nasce come virtuale – ma che è piu reale di altre – è un grosso contributo a farmi trascorrere quei dieci mesi indenni e a ricordarmi che dopotutto le sfumature dell’amicizia sono tante.

Valeria, Washington
Ha collaborato con Amiche di Fuso da Febbraio 2014 a Novembre 2014

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7 pensieri su “Le sfumature dell’amicizia

  1. In espatrio e’ sempre piu’ difficile fare amicizie, e forse proprio il fatto che a Berlino sono arrivate cosi’ naturalmente, ti fa sentire piu’ sola li’ a Seattle… ma sono sicura che arriveranno anche li… e nel frattempo ci siamo noi amiche virtuali 🙂

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  2. Per me Berlino è come seattle. Non ho amicizie, solo conoscenze.
    E deu miei vecchi amici di Palermo, nessuno mai è venuto a trovarmi.
    Devo essere io un’amica di merda

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    • Non lo so, non credo dipenda molto da noi ma da una seria di occasioni che o si creano o non si creano…poi oh Palermo è molto più lontano da Berlino rispetto a Roma 😉

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  3. È difficile fare amicizia. Bisogna anche avere fortuna di incotrare persone al momento giusto. Quando io abitavo all’estero, il primo anno ho fatto tante amicizie, per il corso di lingua che facevo. Ma il secondo anno mi volevo concentrare sul lavoro, e molte persone del primo anno erano partiti a casa per cui mi sono sentita più sola…. Ora abito da 10 anni a Utrecht e ho incontrato persone carine in città, sia dal lavoro che così per strada, parlando o perché abitavano nella stessa via. Ma credo che la cosa più importante per poter fare amicizia, è sentirsi bene anche senza. Anche se è quasi impossibile, perché tutti abbiamo bisogno di amici….

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    • Sì è anche una questione di fortuna fondamentalmente e di feeling che o scatta o non scatta. Credo che dopo qualche anno si raggiunga un equilibrio anche così e forse diventa più facile socializzare…o forse no? Proverò sulla mia pelle 🙂

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