Dei miei espatri

 

IlID-10036226 primo fu leggero, esilarante, intenso, in est Europa, per lavoro. Leggero perché non dovevo occuparmi di niente, ero trasportata spesso avanti e indietro, mi si era trovato un alloggio, e non c’era burocrazia da gestire. Esilarante perché ero in un posto in cui non riuscivo a leggere i menu e si sceglievano le cose a caso, ed erano tutte fantastiche.  E la gente era strana, ed esilarante. Intenso perché in quell’anno ho vissuto tanto e pure troppo. Il primo espatrio ha sicuramente marcato il prima e il dopo, mi ha portato ‘fuori’.

Il secondo fu pesante, noioso e bellissimo, negli Stati Uniti per studio. Pesante perché negli USA non ci sarei mai voluta andare (stupida) ed ero in un periodo difficile per me stessa. Noioso perché non mi ricordo di aver mai passato così tanto tempo sola, a pensare e ripensare e ascoltare Bob Dylan e vedere Law and Order. Bellissimo perché ora so che gli Stati Uniti son bellissimi, che New York va vista dall’acqua, Los Angeles da una jeep, e tutto il resto da un salone di manicure e da un blog. Se solo avessi trovato una scusa per farlo, forse sarei ancora in mezzo ai mille laghi.

June2007 061Il terzo per amore, breve e strappacuore, a Londra. A Londra per essere più vicina a lui che già era qua, a Londra ma più spesso sotto il tunnel che fuori, a Londra che mi ha preso il cuore perché non c’è niente, ma proprio niente di più casa dell’Albert Bridge su Battersea Park al tramonto con gli Arctic Monkeys nelle orecchie. Era da stare lì….
E invece il quarto, ancora più per amore in questo paese e città che non ho mai amato e che non amo ma che mi ha adottato, che mi ha dato due esserini le cui prime parole son sempre state ‘au revoir’, che ormai mi mette ansia quando si deve fare le valigie per l’Italia perché sono più impedita a stare in un ambiente italiano che in uno internazionale. Perché quando mi definiscono expatriate oramai mi giro e guardo a chi si rivolgono, che non mi sento più fuori da qualcosa, ma dentro a qualcosa altro che ancora non è chiaro cos’è, che non ha forte radici ma è stabile, e non si sa se sarà per sempre.

E’ che ormai non è più espatrio ma vita.

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