Expat co.co.pro.

Valentina tempo fa scrisse un interessante post spiegando le differenze tra i termini expat, emigrato, ect.: leggendolo non sono riuscita a identificarmi in nessuno. Sì, sono un’expat, ma il mio espatrio ha una scadenza, non è definitivo. Provo quella sensazione bruttissima di non essere né carne né pesce da lasciarti lì nel mezzo, confusa e senza una maggioranza di caratteristiche che ti permettano di appartenere ad una definizione o l’altra. In realtà so di non essere la sola: so che ci sono moltissimi là fuori nel mondo nella mia stessa situazione e che formiamo un folto gruppo. Un contratto per qualche anno fuori e poi? Si può rinnovare di uno, due anni, forse ti arriva l’offerta di un per sempre oppure devi rientrare in Italia. Ma nel frattempo tu sei un Expat co.co.pro. ( contratto di collaborazione a progetto) perché in effetti un progetto tu lo stai realizzando e vivendo ma, per l’appunto, con una scadenza.

Allora vorrei stilare le caratteristiche di questo mio gruppo di appartenenza così magari vi ci ritrovate e venite a ingrossare le fila:
la casa: un buon 95% di noi avrà la casa firmata Ikea. Niente ti fa sentire più a casa del colosso Svedese che per l’appunto con l’Italia non c’entra proprio niente ma avendoci invaso anni fa oramai fa parte del Bel Paese. Posso quasi scommettere che molti avranno in casa almeno un’Expedit o una cassettiera Malm. Sicuramente molti utensili della cucina e probabilmente il letto. La casa sarà al limite del minimal perché non si investe molto in una casa affittata che si lascerà a breve. Se avete bambini avrete lasciato più spazio a loro, molto più di quello che avreste lasciato nella vostra casa italiana. E avrete foto appese per arredarla un pochino e sentirvi vicino alle persone lontane, probabilmente avrete comprato due quadri, uno specchio e qualche soprammobile che vi piacerebbe portarvi a casa. Se siete appassionati come me di DIY, forse vi sarete dedicati a qualche recupero o progetti veloci giusto per riempire quei tristi muri bianchi. Avrete riviste in qualche angolo della casa appoggiate sul pavimento, i comodini saranno un surplus e vi mancherà sempre l’utensile perfetto che vi servirebbe in quel momento.

amichedifuso

la città: avendo poco tempo e tanto entusiasmo l’agenda non sarà mai vuota. Musei, mostre, eventi, festival, concerti: niente che vi possa scappare per vivere appieno questi pochi anni! E chi ha bambini avrà già avvistato tutte le attività da poter svolgere e i luoghi dove andare per non starsene chiusi in casa tutto il giorno. I ristoranti meglio recensiti, i più particolari, le nuove aperture. I percorsi avventura, quelli per il centro, quelli enogastronomici: qualsiasi occasione è buona per conoscere meglio la città e incontrare gente nuova. E le gite nelle località vicine? già segnate e organizzate perché il tempo è tiranno!!! niente potrà sfuggire alla curiosità e alla voglia di viversi tutto appieno perché in effetti avere una scadenza ti inserisce in una dimensione di turista a lungo termine.

gli amici: tanti o pochi ma speciali. Gli expat a tempo determinato socializzano tra loro e si prendono il meglio di quello che l’altro offre, il peggio nemmeno lo vedono né viene preso in considerazione: ci si sente così fortunati ad aver avuto l’opportunità di incrociarsi in questo brevissimo arco di vita. In effetti poi si ha così poco tempo di stare insieme che si ha voglia di leggerezza, di due risate in compagnia, di un sorriso su un viso familiare. Attenzione, non è superficialità ma è accettare velocemente l’altra persona in questo pezzo di vita per come viene senza tante cerimonie, scrutini o valutazioni: non c’è tempo né voglia.

la leggerezza: una scadenza ti aiuta a prendere tutto meno a cuore. Son partiti i cori di buuuuuu? Sì, infatti ho scritto una cavolata 🙂 Mezza, diciamo, perché in parte è vero: le cose materiali non hanno lo stesso valore che avevano prima. Non badi più ad avere il servizio coordinato all’arrivo di un ospite, anzi facilmente ti capiterà di accoglierlo con un piattino di plastica e vedere una partita seduti per terra. Riesci in effetti a vivere tante cose con il cuore leggero perché stai vivendo un’avventura, ma tutto ti segnerà molto di più di quanto potessi immaginare: ogni angolino scoperto sarà uno scatto speciale, ogni gita, ogni persona incontrata, ogni scoperta, ogni nuovo sapore sarà un click, due click, dieci click, mille click che ti si appunteranno al cuore e sarà tutto così concentrato e speciale perché nuovo e probabilmente irripetibile:con una scadenza tutto prende una dimensione più grande e indimenticabile. Già in testa ti passa l’immagine di quando racconterai questo e quello e ti sale l’emozione per la fantastica opportunità concessati di aver potuto vivere questo e quello.

la scadenza: è una presenza costante. A volte è un bel cerchio rosso intorno ad una data, altre aleggia nell’aria come un fantasma dispettoso che appena fai piani appena più lunghi eccolo che inizia a punzecchiarti: che fai? non ti ci mettere nemmeno guarda che devi lasciare tutto fra poco. Alcuni di noi la vedono come un obiettivo perché non vedono l’ora di tornare alla vita dopo quella scadenza, altri invece la temono, e sicuramente avrete intuito di qualche parte faccio parte io. La scadenza può essere l’antagonista del tuo espatrio e devi decidere sin da subito l’importanza del suo ruolo perché rischi che ti rovini l’intera avventura.

Mi rendo conto che tutto ciò può essere molto soggettivo ma gli Expat co.co.pro. vicini mi confermano che in linea di massima queste sono le cose che ci accomunano e spero di avere dei riscontri anche da voi.
Io credo di essere fortunata a far parte di questo gruppo perché ho ancora la possibilità di scegliermi dove e quando sarò un’Expat definitiva: non sono ancora sicura di aver trovato il mio posto nel mondo quindi tengo gli occhi ben aperti e aspetto che mi arrivi il segnale giusto. Della serie: lo scopriremo solo vivendo!! 😉

 

 

 

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14 pensieri su “Expat co.co.pro.

  1. Condivido in pieno! Io sono in parte un co.co.pro Expat ed in parte un nonloso Expat perché ho un visto Permanente per l’Australia ma per ora mio marito ha un lavoro precario ed io sto ancora cercando. Ondeggio quindi tra il sentire una possibile data di scadenza cercando di vivere tutto il meglio subito, ed il desiderio di stabilirmi a lungo termine accettando i pro ed i contro. Di una cosa però sono certa: ikea forever!!!

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    • Ikea forever è un motto che unisce tutte le donne!! Sai il mio contratto a co.co.pro. non sempre mi soddisfa: a volte mi capita di desiderare uno definitivo perché mi pare di costruire solo castelli di carte e vorrei mura ben solide. Insomma alla ricerca del mio posto nel mondo.. 😉

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  2. Eccomi qua co.co.pro. sia in patria che all’estero: 10 anni insieme, 8 traslochi, di cui due all’estero. Con leggerezza hai detto un sacco di cose vere, mi ritrovo in pieno in buona parte delle tue descrizioni, con un’eccezione: io non sa se sarò mai definitiva da qualche parte!

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    • 8 traslochi?? grandissima!!!
      E come ti senti a sapere di non mettere mai radici? sicuramente sarà emozionante son sicura che sarai dotata anche di un gran spirito di adattamento e una personalità ricca e forte! ammetto che in piena incoerenza con me stessa dal commento scritto qui sopra pochi minuti fa…… ti invidio un pochetto e ti ammiro molto! 😉

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  3. Mi piace l’expat co.co.pro!
    Io mi definisco italiana che sta… (Inserisci nei puntini il luogo del momento), ma mi ritrovo in tutti i punti, possibile?! 🙂
    Soprattutto la casa Ikea (evviva il truciolato pressato!) a cui però invece del DIY aggiungo un tocco di classe con un paio di scatoloni che non verranno mai aperti su cui inciampare giornalmente!
    Comunque le definizioni sono sempre una rogna… Ci sono state sul the Guardian e su un blog del Wall Street Journal un po’ di discussioni e critiche sul termine expat che un po’ mi han fatto riflettere… Questo qui http://blogs.wsj.com/expat/2014/12/29/in-hong-kong-just-who-is-an-expat-anyway/
    E questo qui, un po’ più aggressivo:
    http://www.theguardian.com/global-development-professionals-network/2015/mar/13/white-people-expats-immigrants-migration

    Alice ikeizzatrice

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    • Possibilissimo! 😉 ikeizzare la casa è insito in tutte le donne credo!
      E’ interessante che non ti definisci expat ma italiana che sta da qualche parte: è involontaria la cosa o c’è un forte desiderio di rientrare in Italia? o semplicemente italiana te lo senti calzare meglio che expat? scusa.. me curiosa! 😉
      Ora corro a leggere i post che hai linkato.. magari trovo un’altra definizione per me!

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      • Cavoli, bella domanda! No, non ho (più) lo struggente desiderio di ritornare in Italia… Ma hai ragione, mi sento più italiana che expat: penso di avere ancora adesso più cose in comune con una qualunque italiana mai uscita dal paese che con un tedesco che vive a Shanghai 😀
        Un giorno magari finirò per dire “sono …. Di origine italiana” e vorrà dire che avrò più cose in comune con i cittadini del luogo che con gli italiani.
        Forse non riesco a vedermi come expat anche perché l’immagine (fantasiosa e idilliaca) che ne ho è molto lontana da me e da quel che ho vissuto e vivo: (e ora mentre leggi il resto immagina manciate di brillantini che piovono dal cielo e una musica leggiadra di sottofondo) per me un expat è qualcuno che abita e lavora all’estero e che ha un tenore di vita, in rapporto alle persone che ha attorno, uguale o migliore; che ha una situazione economica stabile; una casa spaziosa, alle volte in compounds con alti muri e con all’interno posti di ritrovo, in una comunità con tanti stranieri come lui e pochi autoctoni se non nessuno; che ha figli che frequentano scuole private con altri piccoli expat e che, insomma, vive una situazione ibrida, un cui un po’ è ovviamente a contatto con la realtà del paese che lo ospita, e un po’ ha attorno una sorta di “cuscinetto” di stranieri e di supporti logistici che definisce la sua vita di tutti i giorni. Da una parte sta a Shanghai, dall’altra sta all’ONU.
        Penso che se vivi a broccolino, in una topaia, fai la cameriera, e non hai l’assicurazione sanitaria sei un’italiana in…, (e vivi le stesse sfide e disagi del resto della popolazione) mentre se vivi a Shanghai, in un compound con piscina e i tuoi figli vanno alla scuola inglese allora sei un Expat.
        Che poi non è che una situazione sia necessariamente più semplice dell’altra, eh, ma la vita di tutti i giorni di un expat me la immagino diversa dalla vita di tutti i giorni di un italiana a … Con emozioni analoghe, un uguale livello di fatica ma sfide anche molto diverse tra loro.
        Ha senso tutto ciò? Probably not, ma io ho i brillantini negli occhi 😀

        Alice definitrice

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  4. Presente! Per 4 anni così. Noi non abbiamo le cassettiere, abbiamo i cartoni, ad esempio per appoggiarci la stampante. Il resto è ikea.
    Ora però finalmente un orizzonte temporale più lungo. Ci voleva, sono stanca di ospitare gente e farli sedere sulle sedie pieghevoli. Anch’esse ikea, ovviamente.

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    • Effettivamente immagino che si acquisisce una certa serenità quando quello che compri non avrà un uso a scadenza!! Non sai quante volte mi sono fermata all’acquisto perché “tanto è per poco possiamo far senza!”

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  5. Io sono decisamente un’expat co.co.pro. – prima in Belgio con contratti sempre precari e poi in USA per il dottorato. Anche se il mio e’ un “tempo lungo”, nel senso che in USA sono almeno 4 anni e dopo due ho iniziato a perdere tutti gli amici expat che erano piu’ co.co.pro di me (e pure a finire le cose da fare). Capisco benissimo la casa IKEA! Anzi, io VORREI la casa IKEA ma qui dove sto io non c’e’, quindi ho raccattato il peggio mobilio da craigslist…

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    • la mia Ikea è lontana 2 ore ma niente mi ferma da spararmi 4 ore in giornata pur di andarci!! #medisperata
      Noi stiamo iniziando quest’anno a salutare tanti amici che cambiano o rientrano ed è tristissimo.. anche se la fortuna vuole che molti siano europei quindi è forte la speranza di poterli rivedere presto una volta di nuovo oltreoceano!

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