Gli uomini dei blog: Intervista al Grinta

Lo si dice spesso, che dietro ad un grande uomo c’è sempre una gran donna. Ma chi ci sarà dietro ad una grande blogger? Come sarà, dal vero, questa persona che si intravede dietro i post? Quanto saprà dei complimenti e delle critiche che la gentile controparte gli riserva?

Mi rigiravo in questi pensieri, un giorno come un altro, mentre riflettevo anche che la blogopalla è fatta sempre più da donne, e che mi sarebbe piaciuto sentire una prospettiva maschile. Ed ecco che, a furia di pensarci, mi ritrovo a cena il Grinta, il celeberrimo marito di Alice di Alice e la Bestia. [C’era anche Alice, certo, ma oggi lei non la consideriamo proprio e ci concentriamo su lui].

[com’è il Grinta mi chiederete voi? Una descrizione potente che ci sveli tutto di lui? Vi diro’, il Grinta di persona è altrettanto epico che sulla blogopalla e merita che intorno a lui rimanga una solida aria di mistero. Sappiate solo che ha uno sguardo indagatore che vi farà costantemente dubitare e di quello che avete detto e di quello che state per dire. Se fosse un personagglio di un film, io gli farei fare the butcher di Gangs of New York, ma anche il cecchino di American Sniper, cominciate a tremare!]

Credits: Gangs of New York /American Sniper

Grinta, confessiamo subito che questa conversazione avviene dopo un discreto ammontare di alcool e dopo aver fatto addormentare tre nani. Partiamo  dunque da domande facili. Quanti espatri finora, e dove?

Questo in Francia è il terzo, dopo Israele – per poco tempo – e gli Stati Uniti.

Cosa hai trovato difficile in ciascuno di questi espatri?

Negli Stati Uniti quasi nulla, mi sono sentito subito a mio agio. Il solo shock è stato cercare un appartamento in affitto a New York. Pensavo, con la mia cultura e il mio stipendio da studente adulto, di avere un certo status, e mi sono trovato con agenti immobiliari che ci sbattevano senza ritegno la cornetta in faccia perché non eravamo clienti interessanti. Poi abbiamo trovato un appartamento, ma quante ore in metro, per raggiungere il centro di New York! In Francia invece mi trovo molto più in difficoltà, pur masticando la lingua [NdA: il grinta parla TUTTE le lingue, sapevatelo]. Il più grande shock è l’assenza totale di customer service e attenzione al cliente. Arrivando dagli Usa ci rimango sempre male, sembra facciano apposta a farmi reagire in modo cattivo. E poi, rispetto agli Usa, la minore attenzione all’informazione chiara verso turisti e viaggiatori. L’altro giorno eravamo al museo d’Orsay con il paseggino e ho cercato per dieci minuti un ascensore che era letteralmente dietro l’angolo. Sarebbe bastata una semplice freccia…

credits: Charles Giai-Gischia @http://charlimages.tumblr.com/

Se ho capito bene la vostra storia, Alice ti ha seguito nei diversi espatri, e sono stati i tuoi studi e lavori a dettare la destinazione. Tu come ti senti rispetto a questo?

Posso dirlo? Molto male. A volte penso che magari arriverà la mattina in cui mi sveglio e non la trovo più, perché si è troppo rotta le scatole di stare dietro a me e ai miei obiettivi accademici. In Italia lei aveva il suo lavoro e la sua prospettiva, e mi ha seguito a New York. Tu dici, certo vivere New York ha il suo perché…. Poi a New York dopo sette anni, quando Alice aveva trovato la sua dimensione, un lavoro che le piaceva  e i suoi amici…. l’ho trasportata a Parigi dove non può subito lavorare e dopo non so per quanto resteremo…. Hai mica una domanda di riserva?

Negli Stati Uniti é nato vostro figlio, lo Gnomo. Il fatto che ci sia lui ha cambiato qualcosa nel tuo modo di pensare all’espatrio?

Eccome! Io sono la prova vivente che il Paese in cui cresci e in cui vai a scuola ti segna molto, molto più della nazionalità dei tuoi genitori. Io sono cresciuto in Italia e mi sento italiano, la mia cultura è italiana, e la nazionalità dei miei genitori conta meno rispetto a tutto questo [e ho un bell’accento torinese, NdA]. E ora da padre non posso non rifletterci, al fatto che scegliendo dove far crescere lo Gnomo influenzerò anche la sua cultura e il suo senso di appartenenza. Insomma, giusto per aggiungere un poco più di peso a quanto dicevamo prima….

Cambiamo argomento allora. Il blog di tua moglie. Cosa ne sai, cosa ne pensi? Ti descrive bene? Cosa vorresti dire ai lettori, rispetto a quello che già sanno di te?

Il blog è quella cosa bizzarra in cui ritrovo pezzi della mia esistenza che sono stati spezzettati e remixati come preferisce Alice. A volte trovo buffo sedermi al computer e trovarci cose a cui non pensavo da tanto tempo o che non avevo notate. Però non posso fingere diversamente, Alice mi descrive bene, sono davvero una bestia! E poi, va detto, il blog non è una cosa cosi immateriale, ci ha permesso di conoscere tanta gente, e ci ha permesso di essere qua stasera. Diciamo che io me lo godo e lo subisco, ma mi ha portato tante tante tante cose belle.

Che dite? Ringraziamo tanto il Grinta, e di rimbalzo Alice, per averci permesso questa conversazione. Noi, ve lo dico, siamo molto curiose di scoprire com’e’ la vita expat vista dagli uomini, visto che cosi’ pochi ne vediamo sul web, e di scoprire le ‘altre metà’ delle blogger che ci piacciono…….. ditemi,  chi pensate sarà il prossimo?

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8 pensieri su “Gli uomini dei blog: Intervista al Grinta

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