Come sono finita nella mia “Wisteria Lane”

Se anche voi siete fanatiche appassionate come me di serie tv il nome  “Wisteria Lane“ vi richiamerà subito l’idea del tipico vicinato americano dove tutti conoscono tutti, le strade nel pomeriggio sono piene di bambini che giocano per strada, come difficilmente si vede oggi giorno in Italia, e cosí via. Ecco io abito in una via cosí, in una tipica casetta americana, con il giardinetto davanti…ok non aspettatevi il giardino perfetto alla Bree, ma l’idea é piú o meno quella.

Ma come ci sono finita? Facendo un salto indietro di due anni, proprio poco dopo il mio arrivo qui in Texas, quando all’Ing. sarebbe scaduto il contratto d’affitto nel piccolo appartamento dove aveva trascorso 4 solitari anni da scapolo. Qui le due scelte piú comuni sono un appartamento in un condominio o la tipica casetta americana.

Wisteria Lane - Amiche di fusCi abbiamo pensato un poco e senza troppe esitazioni abbiamo deciso per la seconda. Noi viviamo in una cittadina grandina per gli standard di queste parti, ma non certo una grande cittá, quindi puó essere che nei grandi centri dove la disponibilitá di spazio é diversa lo sia anche la realtá delle case. Come dicevo la nostra é una cittadina per di piú universitaria e i condomini pullulano di studenti che assaporano le prime libertá vivendo fuori dal campus o giovani laureati che magari si godono i primi frutti dei nuovi lavori. Ci é sembrato naturale quindi scegliere una casetta molto piú a dimensione famiglia per iniziare sia la nostra avventura insieme qui e di fatto anche la nostra vita matrimoniale.

Devo dire che per noi é stata le scelta giusta perché ci ha permesso anche di conoscere nuovi aspetti della societá in cui viviamo che non conoscevamo.

Di solito in Italia per prendere casa si stabilisce un budget, si sceglie un appartamento (o una casa) che piace, che possa essere magari vicino al lavoro e che abbia negozi e servizi comodi. Qui il discorso si fa un poco piú complicato. A meno di non vivere “in centro” per quanto possano essere vicini i servizi sai giá che dovrai prendere la macchina, idem per andare al lavoro. Poi anche se sei una giovane coppia magari appena sposata e non sai se avrai la possibilitá/voglia di traslocare in 5/6 anni, devi controllare anche la qualitá delle tue scuole di riferimento. Dopo di che devi fare un’attenta selezione sia del tipo di condominio sia, come nel nostro caso, del vicinato attorno alla casa che stai scegliendo. Ricordo ancora come mi colpí l’agente immobiliare quando mi disse “Non ti far piacere una casa se non sai che ti piacerá il quartiere“. Chi di noi nella nostra bella Italia non ha sentito almeno una volta la frase “A casa mia potró fare quello che voglio, no?”. Ecco qui non é cosí, o meglio non é cosí a meno che uno non decida di andare a vivere in mezzo al nulla. Se scegli invece di vivere in una comunità, dovrai seguire delle regole ben precise. Alcune  comunità arrivano ad avere regolamenti veramente assurdi come una specifica altezza per l’erba del prato o acqua delle fontanelle colorata di blu, altre invece sono piú tolleranti. Alcune sono comunitá chiuse da cancelli altre invece sono aperte. Ricordo ancora quando non andammo a visitare una casa perché una volta arrivati scoprimmo che era in una comunitá “+55“, cioé una comunitá dove i proprietari dovevano avere necessariamente piú di 55 anni.

Di primo acchito l’idea di avere tutte queste regole ci lasciava perplessi, soprattutto considerando che poi si vive in case singole, spesso separate l’una dalle altre dai giardini.

Ovviamente non sono isole perfette dove grazie alle regole tutti si amano, peró di certo vedo un maggiore rispetto tra vicini non fosse altro per non infrangere le regole e pagare salate multe. Ricordo ancora un anno fa quando mi preparavo con scolapasta in testa e mattarello in mano ad andare alla prima riunione dell’associazione dei proprietari. Ecco ci saranno state 50 persone che erano divise su due fronti ben distinti per una questione economica da gestire sulla quale non vi sto a tediare. Si é sempre parlato uno per volta alzando la mano per chiedere la parola, non sono volate parolacce, si é trovato un accordo che ha soddisfatto tutti e, alla fine, la metà dei partecipanti si è fermata a fare due tiri nel canestro del giardinetto.

Quando esco al pomeriggio, incontro sempre qualcuno con cui scambiare almeno un saluto e i bambini giocano tranquilli in strada. Noi devo dire che siamo forse persino un poco solitari, ma é bello vedere questo senso di vicinanza tra le persone.

Una settimana dopo che siamo arrivati qui, quando ancora non conoscevamo in pratica nessuno, la famiglia che abita due case dopo la nostra  ha subito un lutto terribile. Il figlio piú grande di neanche 18 anni é deceduto in un incidente d’auto. Come dicevo noi non abbiamo saputo nulla subito perché appena arrivati. L’ho scoperto, circa 2 settimane dopo, quando ho incontrato una vicina che mi diceva che anche se era ormai terminato il suo turno andava ancora due sere a settimana a controllare che avessero tutto quello che gli serviva. Non capendo chiesi spiegazioni e mi raccontó come  nella via si erano accordati per fare i turni in quei giorni tremendi, per portare il cibo, fare le pulizie e cose cosí a queste persone, che per molti, seppur in rapporti cordiali, altro non erano che vicini di casa. E mi disse: “Nella loro tragedia sono fortunati ad avere una famiglia che gli sta molto vicino, noi abbiamo cercato di aiutarli in queste cose cosí che non avessero altri pensieri inutili in quei giorni.“

Per fortuna non sempre sono eventi tristi a tenere uniti. Non abbiamo un “Filini“ organizzatore di eventi, ma si respira una bella atmosfera di comunitá. Eravamo partiti da Wisteria Lane e per fortuna omicidi e intrighi non ne abbiamo avuti (sulle tresche non saprei, ma io non ho avuto notizie di scandali in questi due anni eehheh), peró se ve lo state chiedendo sí, quando siamo arrivati, ci hanno portato i dolcetti e lasciato i bigliettini di benvenuto nella buca delle lettere. Una volta alla settimana d’estate passa anche il furgoncino dei gelati proprio come nei telefilm anche se a me, un poco inquieta  visto che una ”giovane” expat italiana sarebbe la perfetta protagonista (ahimé) di un episodio di Criminal Minds! Nel dubbio io il gelato non lo prendo e mi do con alterne fortune al giardinaggio come Bree!

Valentina, Texas

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25 pensieri su “Come sono finita nella mia “Wisteria Lane”

  1. Che bel racconto! Mi è sembrato di rivivere una qualsiasi puntata di un qualche film americano. E poi da madre lo dico a squarciagola… Magari i nostri figli in Italia, ma anche qui a Sofia dove vivo ora, potessero giocare liberi per strada! Un caro saluto 😊

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  2. Che bel posto, mi piace molto.
    Per mantenere un certo equilibrio in un contesto così è normale che ci siano regole da seguire altrimenti ognuno farebbe come vuole e l’armonia del paesaggio sarebbe compromessa. Io adoro i posti in cui tutto sembra avere un ordine perfetto.
    Sapere poi di abitare in un luogo dove i bimbi possono giocare serenamente davanti al giardinetto di casa o lungo la via, senza pericoli, è confortante.

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  3. COMPLIMENTI per questo racconto ben “raccontato” … è stato un piacere leggerlo tutto di un fiato… è doveroso quindi lasciarti questo commento … dopo l’impegno e l’enfasi che ci hai messo per scrivere…spero seguiranno racconti simili e altrettanto interessanti.. se ti va di conoscere anche la mia storia (fuori Italia)… sarà felice di darti il link al mio blog.. (non lo scrivo quì per evitare che il mio commento possa sembrare solo una scappatoia per banale pubblicità) ..spero a presto!!

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  4. sicuramente la tua vita è molto interessante, come interessante è sapere che molte delle cose che vedo nei film mi confermi esistano davvero. Quartieri con regole così’ ferree mi metterebbero in crisi! Mi piacciono i tuoi post, sono molto interessanti!

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    • Non so se é interessante é molto normale, peró effettivamente ci sono cose che sono curiose perché per noi insolite. In effetti anche a me i quartieri più rigidi spaventavano un po’.

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  5. A me questa dimensione “americana” piace molto. Al mio primo risveglio negli States guardavo stupita gli scoiattoli che saltellavano tranquilli nel giardino, aperto come il tuo. Certo, noi italiani siamo un po’ insofferenti alle regole, ma penso che si possa vivere molto bene ovunque, se ci si porta dietro il cuore.
    Aspetto altri bei racconti di straordinaria quotidianità!

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    • Appena arrivata dicevo sempre a mio marito “Guarda uno scoiattolino!!!” e lui che era giá qui da un po’ “Al 100 non li noterai piú”…dopo due anni gli dico ancora “Guarda uno scoiattolino!!!” 😀

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  6. Brava Vavi……mi sembrava di vivere con te…..certo la vita da te è più tranquilla e serena della nostra….che siamo tutti abbarbicati uno all’altro…..ehi in bocca al lupo per gli esami….ti penso tanto. Un bacione a tutti e due

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  7. Molto bello il tuo post…hai descritto uno spaccato di vita americana che mi ha fatto un pò sognare, sarebbe bello vivere così…. Certo se poi penso alla mia famiglia, così anticonvenzionale e caotica…altro che multe….ti ho letta con piacere, a presto!

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  8. Anche noi viviamo in Texas. Ma a Houston dove la storia è un po’ differente. Però capisco quello che dici sul senso di comunità perché si crea dovunque: fra i genitori della scuola, i regolari dei giardinetti, i frequentatori del pub del Campus il venerdì sera. È un aspetto dell’America che mi ha conquistato è che non avrei pensato di apprezzare così tanto.

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    • Sí immagino che gli equilibri e le situazioni nelle grandi città possano essere differenti, in fondo é così un poco ovunque. Tyler ha una dimensione molto umana non é di quelle cittadine sperdute dove non c’é nulla ma non ha neppure i disagi delle grandi cittá. Se passate dall’East Texas fate un fischio 😉

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  9. modi di vivere e associarsi diverse dalle ns….mi ci vedrei bene con quegli usi e costumi….(ho il mito della casa di paperino sin da piccola) differenti dal ns quartiere…dove tutti sanno di tutto dal punto di vista chiacchere ma a dare una mano se qualcuno ha bisogno …..neanche a parlarne….glo

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