Il mio shock culturale

Due mesi fa ho festeggiato i miei due anni a Milwakee e presa dalla nostalgia ho pensato molto ai primi mesi quando tutto era nuovo e da scoprire, così ho provato a rivedere le cose come mi parvero allora ed ecco il mio shock culturale in una piccola lista in cui forse vi ritroverete:

Ristorante

  • spesso un posto buio con luci soffuse e sempre una persona all’entrata che accoglie;
  • i camerieri sono molto presenti e pieni di domande: essendo piu’ abituati dei nostri a cercare in ogni modo di attirare l’attenzione, che comunque poi si defilano velocemente, all’inizio potrebbero infastidire ma con il tempo li si apprezza davvero molto perché ad avere un servizio eccellente ci si abitua in fretta! Parlano tanto e velocemente quindi Keep calm and please..can you repeat?
  • salsa per ogni gusto: sarà impossibile ordinare qualcosa senza che abbia una salsa abbinata e di salse ce ne sono per tutti i gusti;
  • la mancia è dovuta: paese che vai tradizioni che trovi e accettala il prima possibile. Si calcola un 15%-18%-20% sempre e se non ci si e’ trovati bene si ha tutto il diritto di darne meno o solo 1 cent se il servizio è stato pessimo o il cameriere maleducato: così sarà evidente al direttore di sala che non ci si è dimenticati di lasciare la mancia ma che c’è stato un problema;
  • in Wisconsin i ristoranti iniziano a servire alle17/18 e terminano il servizio intorno alle 21.30/22: sicuramente è possibile trovarne qualcuno con orario più “italiano” ma sono davvero rari e qui si trovano soprattutto nella zona messicana quelli con orari più consoni ai nostri.

amichedifuso

Trucco e parrucco

  • parrucchieri: son terribili. No, scherzo: diciamo che i bravi son difficili da trovare quindi quando lo trovi chiedigli il numero e inseguilo ovunque si sposti! Son anche cari: scordiamoci la piega a 15/20 euro;
  • estetiste: la ceretta è una nota dolente perché cara come il fuoco, anche se necessaria;
  • mancia: da lasciare. Oramai sono abituata alla mancia quindi non è un problema perché so le misere paghe e mi piace apprezzare il lavoro se fatto bene ma devo ammettere che quando mi tocca lasciarla anche alla proprietaria mi sento meno generosa….

Shopping

  • costumer service: eccellente. Quasi sempre puoi riportare gli acquisti e ti vengono restituiti i soldi, il servizio è impeccabile e i commessi sorridenti e collaborativi, nessuna pressione e tanta disponibilità. Avendo lavorato in questo ambito apprezzo moltissimo questo stile: mi sento più libera e acquisto di più senza fiato sul collo, quindi evviva lo stile Americano. Ho cercato di analizzare questo diverso approccio al cliente e penso sia dovuto al fatto che in Italia si ha a che fare con gli Italiani, popolo risparmiatore e dai gusti difficili, quindi forse si pensa ci sia bisogno di una maggior spinta all’acquisto, solo che a me infastidisce avere la commessa addosso;
  • spendere: gli USA sono costruiti sul consumo. Non c’è nulla che tu non possa comprare e in tantissime situazioni troverai occasioni imperdibili perché il motto far girare l’economia qui è preso sul serio. Ho comprato cose a prezzi stracciati ma realmente stracciati che in Italia nemmeno di terza mano mi sarebbero arrivati a quel prezzo;
  • carta di credito: si paga tutto e qualsiasi importo con essa, anche bassissimo. Diventa normale non avere un dollaro nel portafoglio ma attenzione ad avere sempre qualche spicciolo perché tanti caselli interstatali a pagamento accettano solo monete.

Supermercato

  • le corsie sono enormi, per ogni tipo di prodotto ci sono infinite varianti e il solo guardare alcuni abbinamenti culinari sono centinaia di shock culturali;
  • frutta e verdura nuova: cavolfiori violai, foglie di cactus e decine di tipi di patate;
  • l’inbustatore: questa figura mitologica esiste!! Ricordo le prime volte che ero quasi imbarazzata e iniziavo a riempirle da me, ora ogni imbarazzo è superato e ho accettato anche che me le portassero alla macchina!! 😉
  • la cassiera inquisitrice: non lasciatevi intimorire dalla velocità delle sue domande. Ci ho impiegato non poco a capire che cosa volesse e una volta capito anche le mie risposte ora sono automatiche: la prima domanda è se tutto è ok o se si è trovato tutto quello che si cercava mentre la seconda è semplicemente.. borse di plastica o carta? Vi assicuro che per le prime settimane spesso per risposta si sono ritrovati la mia espressione da ebete!!!

Città

  • grandi, vuote e pulite. Milwaukee ha una downtown davvero carina ma visitandone altre abbiamo scoperto che alcune non hanno un centro vero e proprio e soprattutto pochissime strutturate come quelle europee che, son sincera, mi mancano moltissimo.
  • corsie: difficile trovarne meno di due per direzione. Questo un punto a favore anche per l’assenza di traffico perché al mio primo ritorno in Italia mi sono sentita soffocare in mezzo a decine di auto strombazzanti e rabbiose.

E l’ultimo punto di questa lista lo lascio per le Persone che sono state uno shock sicuramente positivo:

  • gentilezza. Il MidWest è famoso per la disponibilità e cordialità dei suoi abitanti e io l’ho verificata sulla mia pelle: anche quando non masticavo che Hello e Good bye ho sempre trovato persone pazienti e che in tutti i modi hanno cercato di comprendermi e farsi comprendere e sempre con un bel sorriso. Spesso mi sono chiesta se anche gli stranieri che arrivano in Italia trovano lo stesso trattamento e sono quasi certa che raramente lo hanno.

Ne ho tanti altri che potrei aggiungere ma questi forse sono quelli più evidenti e d’impatto nei miei primi mesi Americani: il mio shock culturale ha avuto piacevoli e spiacevoli sorprese ma questo fa parte di ogni espatrio credo e non mi ha mai scoraggiato anzi ho imparato ad apprezzare il nuovo e il diverso. Tanto mi mancherà perché sarà difficile, se non impossibile, trovarlo al nostro rientro dove sicuramente rivivrò un altro shock culturale al contrario e mi rendo conto di essere fortunata a poterli vivere e rivivere: chi si ferma è perduto no? 😉

Greta, Wisconsin.

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5 pensieri su “Il mio shock culturale

  1. A Glasgow – non so neanche se in UK in generale, credo di si’, quando paghi con carta ti chiedono una cosa che per me i primi mesi era completamente incomprensibile, sia per la pronuncia che per il concetto. Immagina studente ventiduenne alla cassa di iceland, cassiera scozzesissima spara un “any cash back?”. Uh… che? a parte il tempo che ci e’ voluto per capire cosa dicessero… comunque se paghi con carta qui puoi chiedere che ti prelevino extra soldi che ti danno poi a mano, tipo bancomat!

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    • anche qui nei supermercati brava!! E’ un insieme di “everythingrighttodaycashbackplasticopaper” che mi lasciavano confusa e imbarazzata ogni volta! Il bello se prelevi in questo modo è che non paghi commissioni che qui ( con la mia banca) son circa di 4$ a prelievo. 😉

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  2. Verissimo io vivo vicino Brigthon stessa cosa qui ad iceland….e Ovviamente anch’io non capivo inizialmente cosa volessero da me ahahha

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