Il parrucchiere esclusivo delle expat

Ci sono cose di casa che nulla può sostituire: milioni di status di facebook di italiani nel mondo ogni giorno celebrano il ritrovamento di pandistelle o di gocciole negli antri più inaspettati della Terra o, ancor meglio, nella cucina di mammà dopo un medio o lungo viaggio. A seguire pollici su, sorrisi, linguacce, diti medi e applausi. E lo stesso misto di invidia, solidarietà e comprensione generano gli annunci delle expat che tornano ad un ben preciso ovile: colui o colei che ad un certo punto del cammin di nostra vita, è diventato fiduciario della nostra chioma.

Da quando vivo a Houston il mio parrucchiere, a onor del vero ereditato da mia mamma, è diventato ancora più esclusivo: per ritrovarmi a portata di piedi da colui che sa come farmi un taglio che mi doni aldilà delle mode e  la cuffia di colpi di sole belli vicini vicini all’attaccatura e uniformemente sparsi, a questo giro mi sono fatta 11 ore di volo + 5 di scalo + 2 ore e mezzo di volo + 1h e mezzo di auto. Tanta dedizione e attesa (quattro mesi dalla volta precedente, quattro fino alla prossima), sono ampiamente giustificati dall’esperienza dei parrucchieri di passaggio all’estero ai quali, ingenua e sventurata, mi sono affidata negli anni, finchè ho imparato ad avere abbastanza pazienza per aspettare il ritorno dal Tony, pur con le radici bicolore come un maxibon sciolto e lo scalato sfatto che da fu “stile cameron diaz” è ormai alle soglie dello “stile maga magò”.

Parrucchiere italianoL’altro giorno, ancora un pò rimbambita dal jet lag, stavo in posa sotto il macchinone scaldante, sotto la cupola di alluminio, sotto la cuffia di silicone, col macchiato e la brioscina al cioccolato portati dalla ragazza del bar accanto, ad ascoltare distrattamente il sottofondo delle chiacchere delle altre clienti su chi è morto, chi s’è sposato, chi è malato, mentre alla radio locale passavano le dediche per “fiammetta che sei tutta la mia vita” e nuovi pezzi dal Sanremo appena concluso. I giornali scandalistici impilati accanto alla mia postazione parlano di corna, figli e intrallazzi tra gente che non ho la più pallida idea di chi sia, tranne le vecie e i veci, che ricordo dalle letture di Oggi e Gente negli anni Ottanta e Novanta, quando erano giovani e io accompagnavo mia mamma dal parrucchiere a Torino. Le pareti sono arredate dai poster forniti dai prodotti che il Tony compra, in alto un quadro di Padre Pio e subito sotto un tazebau di com’è un bravo capo di quei regalini goliardici da edicola, e infine una felce che non saprei dire se è vera e finta. Le poltrone per attendere, dalla seduta bassa anni Settanta, hanno ancora il portacenere a clic clac di metallo nel bracciolo: sedendosi lì ci si vede nello specchio di fronte, un pò ottonato, che ti fa sembrare immediatamente più bella, mentre gli specchi illuminati da luce fredda dei parrucchieri in franchising fighetti di oggi fanno solo risaltare pelazzi improvvisi e punti neri grossi come viti nel naso. Entrano un paio di signori in là con gli anni, scambiano due battute in dialetto col Tony, come fanno probabilmente ogni mattino da trent’anni. Mi ci vogliono tre ore di posa per uscirne imbiondita, ed è probabilmente il motivo per cui ovunque all’estero mi fanno sempre uscire peldicarota: non hanno fede abbastanza per tenermi più di due ore.

Pago in contanti, lascio la mancia alla ragazza e me ne vado chiudendomi alle spalle un pezzo di mondo che nessun parrucchiere fighetto in franchising potrà mai ricreare, mentre la radio pompa la nuova di Nek che in attesa di Laura che non c’è è invecchiato da sembrare il nonno di Sting.

Valentina, Houston

 

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9 pensieri su “Il parrucchiere esclusivo delle expat

  1. Ah ah ah! Dopp faticose ricerche sono stata per la prima volta dal parrucchiere qui a Perth. Faticoso perché i saloni mediamente chiedono dagli 80 dollari in su per un taglio e dai 150 per un colore. A me sembra un po’ eccessivo ed inoltre dover stare lì con ansia che ad ogni zac il prezzo salga, non mi sembra valga proprio la pena. Ne ho provato uno dietro casa, aperto da poco, che mi ha fatto pagare 45 dollari solo taglio. Ma proprio solo taglio nel senso che non me li ha lavati ne’ asciugati. Sono uscita che sembravo un cane umido, dopo la doccia un filo meglio!!! Per non parlare di come ero bella allo specchio con luci al neon 😉

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  2. lui ( il “mio Sergio”) e` il primo che mi vede..ancora intontita dal jet lag…e l’ultimo che mi saluta….per il resto qui negli USA qui e` tutta una ricerca al/ alla meno peggio e per questo al salasso indecente…..( 200$ taglio e colpi di sole piu` mancia?…si possono scrivere parolacce????)

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  3. Vivo da quasi due anni in Inghilterra e non mi sono ancora tagliata i capelli, che ormai sono lunghi quasi fino al sedere. Capisco benissimo l’ansia che attanaglia al pensiero di affidarsi a mani estranee. Io, chissà perchè, mi immagino sempre di uscire dal salone in lacrime per un taglio completamente sbagliato. Forse sarà perchè quando porto mio figlio dal barbiere viene fuori sempre tutto il contrario di quello che avevo pensato e chiesto io? Ma lui è piccolo ed è un maschietto e ci può stare. Io resto in attesa di un miracolo 😀

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  4. Incredibile ma vero, neanche in Francia sanno “fare i capelli” – io ho girato almeno una ventina di salons de coiffure e sono sempre uscita profondamente insoddisfatta… non tanto il taglio (ho una criniera degna de Il pianeta delle scimmie), ma la messa in piega è un disastro. Esco con la testa a forma di monitor e l’espressione di chi ne ha appena ammazzati cento, come si dice dalle mie parti…

    Per non parlare dei prezzi. Quelli a buon mercato hanno manodopera ventenne che sforbicia con disivoltura e vi lascio immaginare i risultati… Se uno vuole un parrucchiere bravino deve andare in centro. Io per lavaggio+messa in piega al centro di Aix la settimana scorsa ho pagato ben 33€. Siccome sulla vetrina erano affissi i prezzi e c’era scritto “shampoo e piega 23€” sono rientrata nel negozio e ho chiesto gentilmente spiegazioni. La parrucchierina mi ha miagolato che “le soin” (il balsamo) costa10€ (!!). Sono rimasta senza parole. Una “noce” di balsamo 10€? Ma siamo proprio alla frutta.
    X:-(

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