Prossima destinazione Arabia Saudita

Dopo otto mesi di Libia, un anno di pausa in Italia per maternità, quasi quattro anni di Kuwait, sto trascorrendo i miei dodici mesi di Italia in attesa della partenza per la mia prossima destinazione: Kingdom of Saudi, precisamente Riyad.
Quello che mi attende è il paese più integralista tra quelli islamici, il paese delle restrizioni estreme, il paese dove le donne non possono lavorare, guidare, uscire di casa e girare se non accompagnate da un uomo della propria famiglia, mentre quelle straniere possono uscire anche sole, indossando un abaya, meglio anche qualcosa in testa. Il paese con il più alto numero di regole non scritte da seguire e rispettare.
Una destinazione indiscutibilmente sfidante e impegnativa per una donna.
Voglio essere sincera e confessarvi che le gambe mi tremano all’idea di atterrare in quella terra così diversa e la paura di commettere errori è tanta. Insomma, non posso negare di avere paura all’idea di affrontare questa nuova e difficile realtà. Ma credetemi che nulla potrà fermare la mia determinazione, voglia e smania di raggiungere mio marito e continuare ad inseguire il nostro progetto di famiglia all’estero. A questa voglia ci aggiungiamo lo spirito positivo che mi fa vedere il mondo secondo la regola del bicchiere mezzo pieno; la voglia di rimettersi in gioco, l’entusiasmo per l’affrontare una nuova realtà e la necessità di rientrare in un mondo internazionale fatto di tante culture, lingue, tradizioni.

KINGDOM TOWER RYAD

Vivere all’estero significa vivere una realtà che non ti appartiene, vivere in un paese fatto di leggi, regole, tradizioni e culture spesso molto diverse da quelle in cui siamo cresciuti. Fino ad oggi ho vissuto solo in paesi islamici. Ho imparato a convivere con il muezzin che canta cinque volte al giorno, ho stravolto la mia settimana sacrificando la nostra domenica e riposandomi solo il venerdì, ho cambiato il mio modo di cucinare usando spezie e ingredienti prima sconosciuti, ho imparato alcune parole arabe per risultare più cortese ed ho trasformato il mio modo di vestire. Vivere in un paese islamico, per una donna, significa prima di tutto coprirsi. Ecco che in Libia indossavo principalmente pantaloni lunghi se uscivo da sola e talvolta bermuda sotto il ginocchio se uscivo accompagnata da mio marito; magliette accollate accompagnate da colorate sciarpe di cotone. In Kuwait, ho capito che non c’erano problemi se le bermuda arrivava appena sopra il ginocchio e se al posto di una maglietta indossavo una canotta, ma questo non valeva ovunque, tutto dipende da dove vuoi andare perché al souk è meglio coprirsi, mentre in un mall ci sono meno problemi.
Il paese che mi attende mi obbligherà ad indossare un abaya e viene consigliato anche di coprirsi un pochettino il capo, magari con un cappello.

Con questo post non voglio fare polemica, ma vorrei solo fare chiarezza e precisare che vivere in un paese islamico come l’Arabia Saudita non significa annullarsi, perdere la propria dignità di donna, condividere le regole del paese. Significa semplicemente attenersi a queste regole, seguirle, rispettarle.
La parola rispetto è la base di ogni espatrio.
Indossare un abaya per andare a fare la spesa o qualsiasi cosa al di fuori del compound significa attenersi ad una legge poiché esiste la polizia religiosa che gira per la città per far rispettare le regole. Il giorno in cui indosserò quel camicione nero lungo fino a piedi non potrò di certo dirmi d’accordo con quel mondo, non condividerò il modo in cui viene trattata la donna, ma semplicemente seguirò le leggi del paese che mi ospita, belle o brutte che siano.

Nel momento stesso in cui accetti di diventare un’espatriata sai che dovrai portare rispetto per qualcosa di estraneo alla tua tradizione e cultura.
Il lavoro che svolge mio marito sapevo che mi avrebbe portato in paesi non facili, abbiamo fatto questa scelta insieme, sapevo che prima o poi l’Arabia Saudita mi sarebbe toccata, come so che dopo questa esperienza tutto il resto del mondo sarà meraviglioso.
Insieme abbiamo definito dei limiti oltre i quali non andremo, dei paesi nei quali non accetteremmo di essere mandati, ma l’Arabia Saudita rappresenta la nostra prossima sfida.
Voglio affrontare la mia prossima destinazione con positività, ottimismo e con quel sorriso sulle labbra che mi caratterizza, perché non sarà certo un abaya a rovinare la mia voglia di essere famiglia, di stare accanto a mio marito, di vivere in un contesto internazionale, di conoscere il mondo, di rimettermi in gioco e di ricominciare una nuova avventura affrontando nuove sfide!
E poi, non sarò l’unica donna espatriata e nemmeno l’unica moglie italiana! A Ryad ci vivono donne italiane che conosco solo tramite web e che non vedo l’ora di abbracciare, conoscere e frequentare.

Drusilla in transito

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22 pensieri su “Prossima destinazione Arabia Saudita

  1. Proprio la scorsa settimana è apparso su questo blog l’articolo di una expat che ha raccontato la sua esperienza in Arabia Saudita dopo averla conclusa e mi ha comunicato la stessa positività che hai tu che stai per partire…e a proposito di restrizioni sull’abbigliamento credo che faccia anche comodo a qualcuno pensare che ci siano solo in certi luoghi, con una certa religione, mentre in Grecia, Europa, cristiana, io sono stata assalita a male parole da una donna vestita di nero come le donne arabe, che mi urlava “Donne, no pantaloni!!!” e mi ha impedito l’ingresso alle Meteore… era ottobre, eravamo ad una certa altezza, quindi i miei pantaloni erano ovviamente lunghi e sopra ero interamente coperta… Leggerò on piacere i tuoi racconti, come faccio sempre con quelle di tutte voi. Sono felice di aver scoperto questo blog!

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    • Grazie Claudia! Quello che io dico sempre è che ogni paese straniero ha una serie di regole non scritte che vanno rispettate e che spesso per noi che arriviamo da fuori non è facile conoscere. Per questo sto contattando diverse blogger che vivono in Arabia Saudita per cercare di capire come dovrò comportarmi in diverse occasioni, cosa si può e non si deve fare. Insomma, suggerimenti pratici fondamentali per vivere in quella parte di mondo.

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  2. La positività è la chiave per affrontare ogni cambiamento. Altrimenti è una sconfitta già in partenza. E’ un passo da non fare.
    Il tuo approccio è il migliore! Sono sicura che avrai molte cose di cui gioire, altre di cui incavolarti, altre da semplicemente sopportare…ma non è così per ogni parte del mondo in cui ci si trova?! L’amica Nadia ci ha sicuramente già trasmesso molto di questa sorta di buco nero del Middle East. Insomma si può sopravvivere! e poi per giustizia, ora le è toccato un posto pieno di colori, vita, musica!! Chissà cosa aspetterà a te dopo. Ma un passo alla volta.

    Io capisco i tuoi sentimenti però.. Si ho un però. Nonostante io viva in Qatar da un’anno e mezzo, nonostante io abbia rivalutato un sacco di cose, no In Ksa non ci potrei vivere. Non voglio indossare l’abaya, non voglio coprirmi il volto, non voglio dover essere accompagnata da un uomo in ogni cosa che faccio e non voglio non poter prendere la macchina e andare in esplorazione da qualche parte! Ma come abbiamo detto in chat io non ho figli, la mia vita è ancora molto centrata su me stessa, sono una trottola. Il compound / città mi starebbero strettissimo dopo un pò!
    Invece tu hai i tuoi figli e secondo me saranno proprio loro ad aiutarti di più. Con loro farai amicizie e da amicizie arriveranno nuove amicizie e poi ancora attività etc etc (sto pure leggendo il vostro libro, un pò è nato tutto così no?!) e secondo me saranno proprio i loro occhi “innocenti” che ti faranno notare le cose belle di quel paese, cose che magari a noi adulti sfuggirebbero!

    In bocca al lupo Dru!

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    • Grazie Chiara!
      Nadia è un grande punto di riferimento per la mia prossima destinazione, a lei ho fatto mille domande per non arrivare impreparata. Sono triste di non poterla incontrare di persona ma sono molto felice che sia approdata in un paese colorato e pieno di vita.
      E’ grazie ai miei figli che ho deciso di diventare un’expat per amore e seguire mio marito, senza di loro non credo avrei preso la stessa decisione.
      Per ora affronterò questa grande sfida, nell’attesa di una destinazione migliore.

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  3. L’amore che ti lega a tuo marito e la voglia di riunire la famiglia, ti daranno la forza e l’ottimismo necessari per affrontare le prime difficoltà. Sul posto ti aspettano nuove esperienze, nuove amicizie, nuove avventure di cui ci renderai pertecipi.

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  4. Un grande grandissimo in bocca al lupo!
    Io vi ammiro, te e tutte le expat in Arabia Saudita (conosco una foodblogger che abita lì da tantissimi anni), perchè ecco potrei vedermi in un poverissimo paese dell’Africa, ma in Arabia Saudita?? Oh, proprio non lo so! Poi per stare con mio marito questo ed altro, però credo che ci soffrirei tantissimo!

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  5. In bocca al lupo per questa nuova avventura 🙂 un’amica che ha letto il tuo articolo postato sul mio facebook, mi ha suggerito di prendere una docente di arabo e farsi invitare ai tanti matrimoni: ti si aprirà un altro mondo. dice inoltre che l’unica vera regola per cavarsela:non parlare male della famiglia reale.

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    • Non parlare male della famiglia reale è la grande regola che va seguita sempre in tutti i paesi arabi. Il paese precedente che mi ha ospitato era il Kuwait, confinante con l’Arabia, ma mai mi sarei permessa di sparlare della famiglia reale. Il paese che ci ospita va rispettato in tutto e per tutto!
      L’arabo come lingua è troppo difficile da imparare, diciamo che mi dovrò già rimettere in pari con l’inglese e quindi ne avrò da lavorare…
      Essere invitata ad un matrimonio è il mio sogno da sempre!!!

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  6. Chapeau, davvero! non so come fai! per me sarebbe proprio uno dei Paesi sulla lista del “mai”… intendiamoci, nessun Paese è perfetto: vivere in Italia non significa accettare le dinamiche mafiose, vivere in Thailandia non significa accettare le pratica del turismo sessuale, vivere in India non significa accettare la cultura maschilista che considera le donne meno di zero…ma quantomeno questi aspetti possono non essere condivisi senza che nessuno mi imponga degli obblighi. Io in un Paese che mi dice come mi devo vestire non ce la farei proprio mai =( la trovo una limitazione alla mia persnalità che va oltre la mia disponibilità di adattamento…

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    • Cara Gio, pensa che fino allo scorso anno l’Arabia Saudita era uno di quei paesi “dove assolutamente tu marito non dovrai mai accettare lavori perché io li non ti seguirò!”. Purtroppo, o per fortuna, è arrivata una proposta importante professionalmente e quindi abbiamo deciso di accettarla insieme e di affrontare questa sfida. Ad oggi, quando mancano ventisette giorni al suo rientro in Italia per le vacanze e sono già trascorsi sessantaquattro giorni separati, la sfida più grande è il vivere lontani.

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  7. Ciò che scrivi e’ giustissimo, anche se purtroppo mi sembra una regola di rispetto che viene seguita solo e sempre a senso unico, dagli “occidentali” che espatriano anziché viceversa e questo non mi piace per nulla.
    Comunque ho il massimo rispetto per il tuo coraggio e la tua voglia di stare insieme nonostante tutto e tutti.
    Io, personalmente, non accetterei mai di andare a stare per tre anni in un paese simile, tanto meno di farci crescere (tre anni per un bimbo sono tantissimi) i miei figli, la troverei una privazione delle più elementari libertà mie e loro che non sarei disposta ad accettare.
    Sono certa, però, che grazie ad i tuoi post, per quanto controllati e forse censurati, riuscirò a scoprire il lato bello di quel paese e delle sue tradizioni e superare qualche pregiudizio.
    BuoNa fortuna!!!

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    • Grazie mamma Avvocato, anche se credo che i miei figli non vivranno alcuna privazione credimi. Credo che la loro vita sarà molto simile a quella che abbiamo condotto in Kuwait e a quella che stiamo vivendo qui in Italia: scuola-casa-amichetti-sport-parco giochi. Sicuramente avranno anche maggiori possibilità di vivere la quotidianità circondati da amichetti che vivranno vicino a noi all’interno del compound, cosa che purtroppo qui in Italia non avviene, sia perché è difficile farsi nuovi amichetti, sia perché quelli con i quali hanno stretto un bel rapporto di amicizia vivono lontano.
      Le cose che ci mancheranno veramente dell’Italia saranno i musei, la cultura, i paesaggi, andare a teatro, ma queste già non esistevano in Kuwait.

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  8. Pingback: TOP Post dal mondo expat #2.3.15 | Mamma in Oriente

  9. Che dire? quattro anni fa avrei strabuzzato gli occhi e ti avrei detto “come sei coraggiosa”. Oggi so che il coraggio non c’entra nulla. Che l’unico modo per vivere bene in un posto del mondo, qualunque esso sia, passa attraverso la comprensione e il rispetto, anche se a volte è oggettivamente difficile.
    Se decidi di viverci bene, puoi vivere bene in ogni posto del mondo. Se sei convinta del passo che stai facendo, sarai felice ovunque.
    Tre anni fa ci siamo trasferiti qui in Costa d’Avorio, era appena finita la guerra civile, non sapevo cosa aspettarmi… ma ero convinta che sarebbe stata la cosa migliore per noi. In questi tre anni ci è successo un po’ di tutto, ma niente mi ha fatto rimpiangere la decisione presa!
    Sono convinta che ti troverai bene ❤

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