Se guardo il mondo da una spa…

Sono le 12, il taxi è in ritardo ma non voglio farmi guastare questa mattinata da questo piccolo ritardo. Arriverò comunque in tempo per recuperare la mia piccolina.
Non posso fare a meno di sorridere pensando alla mia mattinata. E mi viene in mente il ritornello di una vecchia canzone “se guardo il mondo da un oblò mi annoio un po’”…se invece Kuwait la guardi da dentro una spa saloon forse ci capisci qualcosa in più.

Stamattina mi sono guardata allo specchio e mi è quasi sfuggito un urletto di paura. Le mie sopracciglia avevano raggiunto un livello di spessore che la pittrice Frida mi avrebbe invidiato, la ricrescita mostrava già i miei capelli grigi, regalo delle tanti notti insonni e forse di un’età che non sento ancora e, infine,su cinque dita due erano senza smalto. Proprio un bel vedere…
Va bene che in Kuwait, tranne le donne arabe che sono sempre impeccabili, siamo tutti più wild e poco inclini a guardarci. Le mie amiche british sono capaci di venire a scuola quasi in pigiama o comunque molto, molto e ripeto ancora molto, casual.
Ma io ho esagerato, oggi urge fare visita alle mie amiche  dello spa saloon “Fleur d’Ulysses”. Già vi vedo che scuotete la testa oppure che sognate queste spa arabe, stile marocchino, tutte ceramiche, marmi e profumi intensi.
Ma io sono quella che pensa “easy life is perfect life” e quindi me ne sono andata in una piccolina, graziosa,  vicino a casa.  Lo so vi ho tolto la poesia. La mia spa non è altro che un parrucchiere con estetiste dentro. Però fanno tutto eh…Anzi è vicino alla casa dove viveva  Drusilla, che quando ci passo sotto mi prende ancora un po’ di magone e non alzo mai gli occhi verso quella finestra, nè allungo il collo per sbirciare il parco giochi dove sono cresciuti insieme i nostri figli. Ecco, a pensarci bene dovrei evitarmi questa inutile tortura, anche se la bibbia dell’expat lo dice chiaro: “Chi trova un amico, è un grande amico, ma è a scadenza, prima o poi vi dividerete.”
Ma si è mai davvero pronti quando ciò accade?
Comunque io dalle mie amiche di Fleur d’ulysses mi trovo bene e non riesco a rinunciarvi. Sono carine e gentili e, poichè ci vado al mattino presto, non ho quasi mai bisogno di prendere appuntamento. Poi sono in grado di farmi il gelish, una manicure con smalto semipermanente. Da poco ha cambiato gestione. Ora c’è una bella nuova titolare: Leila, dai lunghi e biondi capelli, magrissima, ma con un seno voluminoso, sempre in abiti attillati e tacchi altissimi. Maria, la ragazza filippina, mi ha raccontato che è siriana e che ha 47 anni. Da quando c’è lei viene trasmessa sempre e solo musica araba. Prima invece c’era solo musica pop, un pò old e super romantica, che mi faceva tornare ai miei sedici anni. Avete presente la colonna sonora di dirty dancing?Quella.

Oggi non c’è nessuno. Solo io e la mitica Maria. Mi fa accomodare nella piccola saletta tutta pink ovviamente. Ci sono 3 postazioni con lunghi specchi, due lavaggi, le due poltrone dove puoi fare la pedicure con annesso massaggio e infine il tavolino con l’attrezzatura per la manicure. Sulla sinistra c’è un piccolo corridoio da dove si accede alla stanzetta della tortura, quella cioè per fare la ceretta metodo arabo, una mistura di acqua e zucchero che ti applicano direttamente senza usare strisce. Poi c’è la stanza piccola dei massaggi ed un piccolo hamman dove ti fanno quel bagno marocchino in grado di toglierti tutte le impurità e regalarti una pelle così liscia che noi occidentali, sappiatelo, non avremo mai visto che non usiamo queste tecniche.

Io lì dentro sono a mio agio, sarà che sono cresciuta in un negozio di parrucchiere, quello di famiglia, dove stavo dietro la cassa. Era più grande di questo, ma le dinamiche sono più o meno lo stesse. E ora vi confesserò una cosa: é vero, spesso il parrucchiere è un confessore. Ed è un bello specchio dell’umanità dove si impara un sacco. E questo di Kuwait a me ha fatto capire un sacco di cose.

Le donne arabe si curano un sacco ed in questa spa vengono soprattutto loro. Ho imparato tante tecniche e quanto per loro sia importante un aspetto impeccabile, certo secondo i loro standard, ma loro ci tengono davvero. Sapete che le mie amiche del “Fleur d’ulysses” non si sono ancora rassegnate al fatto che io non mi depili le braccia?? Lo trovano davvero poco femminile, e sono convinta che sognano di darmi una bella ripassata con un bel guanto di crine perché dicono che ho la pelle troppo secca. Poi mi vogliono vendere sempre creme miracolose. Un giorno mi stavano quasi decolorando le sopracciglia. E se si sono rassegnate al fatto che io le voglia thin, sottili, io sono venuta incontro loro accettando il “filo”, quella tecnica per cui con un capo di filo in bocca all’estetista e uno in mano iniziano a setacciarti tutti i peli.

Ma oggi sono accaduti due episodi che mi hanno soddisfatto alcune curiosità e fatto un po’ riflettere.abaya

Ero in sala d’attesa e, mentre Maria era a cambiarsi, erano arrivate le due ragazze indiane, già pronte ad offrirmi caffè o tè. Sto leggendo il mio kindle, che fa sempre sorridere le ragazze perché mi hanno detto di non averlo mai visto, e ad un certo punto mi sento  accarezzare la spalla e sento  una voce che mi dice “habibi bentornata”. Mi volto e c’è una donna in niqab, completamente velata, che si scopre prima il volto e poi la testa. E’ la bellissima titolare, Leila. Mi saluta e va di là a togliersi il resto. Dopo cinque minuti torna con un mini abito super succinto, tacchi vertiginosi e tintinnanti braccialetti.
Allora è vero: sotto l’abaya e il niqab osano e sono super femminili.
Devo ancora riprendermi da questo sorpresa quando sento un gran fermento in seguito allo squillo del campanello. Le due ragazze indiane corrono a recuperare dei gran teli, Maria la filippina corre verso l’ingresso e la titolare torna nei camerini. Non capisco cosa stia accadendo. Eppure non è la prima volta che vengo qui. Ci sono solo io oggi. Nel frattempo le tre ragazze hanno aperto i tre teli, si sono messe una accanto all’altra, Leila ha indossato l’abaya, lasciando il viso scoperto. Io non vedo chi è entrato. Poi sento una voce: è un uomo, parla in arabo e Leila risponde.
Poi ancora fermento, sento chiudere la porta, e dietro quei veli compare una ragazza. Anche lei in niqab. Ci mettono a sedere vicine, non potremmo essere più diverse.
Io super colorata, in t-shirt con l’immagine della regina in bikini, jeans. Lei si  scopre il capo. E’ bellissima, due grandi oggi scuri, pelle liscissima, trucco importante. E incredibili e folti capelli. Si toglie una specie di grosso mollettone che serve a far fare quella curva particolare al velo quando lo indossi, una curva vezzosa come mi è stato spiegato, per dimostrare che hai tanti capelli, per loro segno di bellezza.
Chissà chi era quell’uomo. Padre, marito? Lei è così giovane. Le ragazze del Fleur d’Ulysses sono particolarmente attive e gentili. Credo che sia qualcuno di importante, almeno per loro.
Ovviamente il resto della mattinata ognuna ha fatto le sue cose. Ci siamo scambiate occhiate fintamente distratte, furtive. Entrambe curiose della vita dell’altra. Sono convinta che anche lei abbia fatto mille pensieri sulla mia possibile vita. Io almeno l’ho fatto.

Ora sono qui con questo smalto super pink che farà impazzire mia figlia e che invece mio padre prenderà in giro con le consuete parole “ti stai arabizzando”. Poi controllerà via skype il lavoro fatto. Alla fine loro mi hanno semplicemente applicato i prodotti che lui mi ha dato, ma sono convinta che avrebbe preferito farmelo lui, ma questa è un’altra storia.

E sì, se guardo il mondo da un oblò mi annoio un po’, ma se guardo Kuwait da una spa imparo sempre un po’.

Mimma, Kuwait

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5 pensieri su “Se guardo il mondo da una spa…

  1. Pingback: Un anno di Amiche di Fuso | Amiche di fuso

    • In realtà per loro essere belle è importante. Essere affascinanti e curate è una priorità ma lo fanno per loro, non per piacere agli uomini. Per quello di coprono. Certo per il loro uomo fanno tutto. così mi è stato spiegato…..Anche se si per noi è incomprensibile.

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