Shock culturale da rientro

Rientrare in Italia, anche se solo per dodici mesi, può diventare uno shock! Dopo aver trascorso più di quattro anni nei paesi arabi, inevitabilmente le mie abitudini, il mio modo di vivere, gli usi e i costumi sono leggermente modificati, in meglio o in peggio non lo so, posso solo dire che il mio modo di vedere il mondo e la gente è cambiato. Naturalmente a me è sembrato di rimanere la stessa persona di sempre, ma non è così. Di tutti questi cambiamenti me ne sto rendendo conto giorno dopo giorno mentre sto tentando di ricreare la mia routine in terra italiana, mentre sto cercando di ricreare la mia dimensione per ritrovare quell’equilibrio che ho faticato ad ottenere in terra straniera.

Ed è così che mi ritrovo sconcertata, direi quasi sconvolta, davanti ad una ragazzina che fa la coda dal fornaio indossando solo un paio di shorts inguinali accompagnati da un top succinto.
Ho quasi gridato allo scandalo come una vecchia bigotta quando in aeroporto a Malpensa, in attesa di mio marito, ho assistito ad una scena che definirei vietata ai minori di sedici anni: due fidanzati si stavano caldamente baciando, avvinghiati l’uno all’altra tenendosi la mano.
Arrosisco quando aprendo le riviste mi trovo immagini di donne troppo svestite, svergognate!

BLOG DONNE EXPAT

immagini prese dal web

Mi arrabbio davanti ad un carrello della spesa italiano: troppo stretto e poco capiente. E come faccio a farci stare due figli più la spesa la dentro?!!! Per non parlare dei prodotti che qui in Italia non trovo: la curcuma (io sono tumeric addicted!), i datteri freschi, il latte di cocco, la radice di zenzero come le mandorle costano come oro.
Mi infastidisce il dover chiedere quanti giorni ho per cambiare un paio di pantaloni o un t-shirt, in Kuwait assieme al resto e allo scontrino ti comunicano a gran voce entro quanti giorni potrai cambiare la tua merce, in Italia le cassiere ti rispondono sbuffando.

DSC01228Però va anche detto che ti ritrovi a piangere di gioia sorseggiando un bicchiere di Lugana fresco o un aperol spritz accompagnato da una fetta di gustoso salame o prosciutto crudo di Parma. Rimani estasiato bevendo un vero cappuccino, quello con la schiuma soffice, il cacao e soprattutto dal vero sapore di caffè! Rimani sbigottito (positivamente intendo) quando al supermercato trovi i finocchi a poco più di un euro al chilo, quei finocchi che tanto adori e che hai rinunciato a mangiare per quasi quattro anni perchè costavano più del caviale. E poi ti scende una lacrima di felicità vedendo tutta quella varietà di frutta e verdura del luogo, pesche, albicocche, cicoria, spinaci nostrani, zucchine che sanno di zucchine, mele profumate, sedano croccante.

Lo shock più grande, per chi arriva dal Kuwait, avviene dal benzinaio. Tra costo e servizio ho pianto due giorni di seguito! Ci mancava solo che mio figlio più grande mi chiedesse: “mamma, ma perchè il numero sopra è più grande di quello sotto? In Kuwait era il contrario!”. Bella domanda tesoro! Ho provato a fare i calcoli di quanti litri di benzina avrei potuto fare con venti euro in Kuwait ma non ci sono riuscita, ho perso il conto!

Ma vogliamo parlare della gestione del bagagliaio dell’auto?! Nella meravigliosa citroen c3, che tanto adoro e alla quale sono molto affezionata, è fisicamente impossibile farci entrare un terzo della roba che ci stava nella mia Discovery kuwaitiana. Sembrano banalità o capricci questi, ma quando hai due figli da portare in giro non è uno scherzo. Però in Italia posso guidare tenendo la radio un po’ alta senza rischiare di essere fermata dalla polizia. Oh quanto mi mancheranno i kuwaitiani tipo che sgasano a tutta velocità con le Ferrari o i mega Silverado truccati sulla Gulf Road. Una mattina tuo figlio piccolo ti guarda e ti dice: “mamma, io da grande voglio la Lamborghini gialla!”, queste sono brutte abitudini prese dal Kuwait, vedere troppo auto di lusso ti ha fatto male tesoro mio!

E poi c’è la questione climatica. E’ vero che in Kuwait l’estate è torrida e non si può stare ma il resto dell’anno (tempeste di sabbia a parte) le temperature sono meravigliose. Quest’anno in Italia non si è nemmeno vista l’estate, almeno qui sul Lago di Garda. Ieri leggevo un articolo che diceva che il prossimo inverno il nord Europa (nord Italia compreso) toccherà temperature fino a meno venti gradi. Benissimo!!!

Insomma, che dire…. Vivere in Kuwait questi quasi quattro anni ha significato tanto e per questo sono cambiata in molte cose, le mie abitudini si sono modificate, sono state influenzate dalla cultura kuwaitiana, il mio modo di essere ha subito delle alterazioni, talvolta positive altre negative. Sicuramente del Kuwait non rimpiangerò le tempeste di sabbia, il traffico impazzito o lo sguardo pungente e critico delle beduine che non condividono il tuo abbigliamento. Ma mi mancherà tanto il sole e i cieli limpidi di novembre, l’enormità delle strade e dei parcheggi, l’ospitalità per i bambini, l’elevato livello di customer service. Ma soprattutto l’estrosità delle donne arabe, la loro cura, i loro profumi, i colori bizzarri degli smalti! I tramonti sul mare osservati dal quattordicesimo piano della casa della mia pugliese preferita. I dolcetti preparati dall’amica libanese o greca. I forti odori delle spezie nei supermercati, le montagne di datteri e la tisana di zenzero della mia Principessa Araba. E il cappuccino lungo lungo del Costa al Marina Crescent bevuto in compagnia delle amiche provenienti da tutto il mondo!

 Ebbene si può subire un cutural shock di rientro, al quale sto sopravvivendo perchè so che tra non molto partirò ancora.

PicMonkey Collage

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23 pensieri su “Shock culturale da rientro

  1. Penso che vivere all’estero sia una crescita continua, soprattutto per noi donne, che percepiamo in modo più intenso ogni piccolo cambiamento, alcuni li facciamo nostri , perchè si addicono al nostro modo di essere al nostro carattere, altri li rifiutiamo completamente, ma tutto, ogni piccola cosa , ci rende migliori !!! Baci dalla Bulgaria 🙂

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  2. Per fortuna Berlino è piena di turchi. Spezie, legumi e carni buone nn mancano. Della benzina non importa perché nn è necessario avere l’auto.
    Per il clima. …bhe i meno venti sono la normalità in inverno. Aiuto!!!!

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  3. Immagino la “fatica” ad abituarti al Kuwait e lo stranimento del rientro. Io lo percepivo da piccola anche solo dopo I lunghi viaggi di famiglia in Venezuela. Una curiosità: qual’è la tua prossima meta?

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  4. Vivo in in Inghilterra da poco più di un anno e quest’estate siamo rientrati due settimane in Italia per le vacanze. Prima di partire dicevamo, con una vena di romanticismo nel cuore, “chissà se al nostro rientro sentiremo profumo di casa”. Invece poi, abbassando i finestrini dell’auto abbiamo sentito solo tanta puzza di smog. Fare la spesa poi è stato traumatico, tutti i prodotti a cui ci siamo abituati in quest’ultimo anno in Italia erano introvabili o carissimi. Anche i sapori dei cibi che preparo sempre erano diversi, non dico peggiori, solo diversi. Ci siamo resi conto di quanto bello sia essere accolti da una cassiera sorridente che ciancia del tempo e ti chiede come stai, piena di gentilezze e premure. In Italia abbiamo trovato solo musi lunghi, facce depresse e persone scorbutiche. E la cosa peggiore è che questo mood è contagioso! Ma la cosa che più mi ha lasciata perplessa e alla quale non avevo pensato è l’essere rimasta colpita in senso negativo dalla spavalderia dell’uomo italiano. Qui in Inghilterra nessuno ti importuna, fischia o squadra da capo a piedi. Puoi vestirti o svestirti come vuoi e nessuno si sente mai in diritto di abbordarti. Mi è bastato salire sulla nave e stare da sola 15 minuti per sentirmi immensamente imbarazzata per tutti i commenti, gli sguardi e le fischiatine. Eppure indossavo un semplice vestito a metà coscia e un paio di scarpe da tennis. Camminare per strada poi e vedere gli automobilisti girarsi a fissarmi, pensare che fosse un miracolo che non si siano sbattuti al primo palo e rendermi conto che in questo anno tante cose sono cambiate. Cose che magari prima ignoravo o vivevo anche con una sorta di civetteria mi spaventavano e infastidivano terribilmente.

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  5. ooooh le cassiere italiane che gioia!! ma il cartellino con su scritto “questo sorriso è per te” a che serve se ringhiano in realtà?
    Vero si ha lo shock culturale sia all’andata sia al ritorno. Un abbraccio

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  6. Oh, ma allora quella del finocchio e’ una costante! Anche in USA te il fanno pagare come se fossero d’oro, infatti ci e’ passata presto la voglia.
    Dai, vedrai come passa in fretta un anno: adesso avrai tutti I tuoi giri da fare, poi c’e’ natale, poi inizieranno I primi preparativi. E poi ti invidio un po’ la possibilita’ di offrire ai tuoi bambini una bella full immersion d’italiano! Qui coi verbiage irregolari siamo ancora in altissimo mare (venio, crescio, tenio…) e ci vorrebbe proprio.

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  7. Se non fossi così incasinata ti porterei una bella cassa di finocchi dalla Sicilia… qui te li tirano letteralmente dietro! Ah… mia figlia… lei vuole la Ferrari rossa già stando qui, menomale non ha mai visto il Kuwait! Scherzi a parte, vi leggo, tutte, e mi rendo conto che l’essermi trasferita da Milano alla Sicilia mi fa ragionare da expat. So che sembra ridicolo ma i vivo un cultural shock costante. E più voi scrivete più capisco che forse dovrei emigrare anch’io. Il guaio è che non ho ancora abbastanza coraggio! Buona permanenza… e per l’inverno freddo, io ci spero: voglio rivedere la neve 🙂

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  8. Io sono olandese e ho abitato due anni in Italia. Quando tornavo in Olanda ero in shock per le donne a chi non importa per niente cosa indossano. Che vanno in supermercato indossando non so che cosa. Ormai me ne sono ri abituata e ora mi piace questa cosa e lo trovo persino una qualità 😉

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    • ahahahah capita la stessa cosa a me. Non mi sono ancora completamente abituata però a vedere mamme in ciabatte e pigiama che vanno a prendere i bambini a scuola, o quelle con i bigodini in testa, o quelle con le maglie bucate e macchiate. E i bambini poi? I bambini qui li portano in giro scalzi, in pigiama, vestiti col tutù alle 8 del mattino con 2 gradi, vestiti da principesse e supereroi come se fosse sempre carnevale. Però hai ragione che se da una parte stupisce dall’altra è una cosa che ti dà sicurezza. Nessuno ti fissa, nessuno ti giudica. E’ meraviglioso!

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