Ricominciare a studiare…in Texas!

Quest’esperienza da expat mi insegna ogni giorno a non dare per scontato nulla e a non escludere nulla a priori. Fino a un paio di anni fa ero certa  che mai avrei rimesso piede in un aula universitaria. Ora invece sono qui che conto i giorni che mancano all’inizio del mio secondo Fall semester.

Dopo le scuole superiori, come quasi ogni studente del liceo classico, ho iniziato un percorso universitario. Per me devo dire che é stato un trauma e, fin dal primo giorno, non mi sono trovata bene. Fino ad allora ero stata fortunata nel mio percorso scolastico: gli insegnanti erano sempre stati presenti, disponibili e interessati ai loro studenti. I professori si spendevano sempre nell’approfondire le lezioni e nell’aiutare gli studenti, sia quelli che avevano la volontá di raggiungere obiettivi superiori a quelli richiesti, sia quelli che invece necessitavano di maggiori aiuti.

All’universitá diventare un semplice numero in un’aula di quasi 200 studenti, con professori che dedicano solo un’ora a settimana, spesso anche scarsa, al ricevimento degli studenti, é stato demotivante ed avvilente. Cosí giorno dopo giorno la passione e la gioia di apprendere si sono spente accompagnate anche dagli inevitabili insuccessi.

Quando ho accantonato l’idea di proseguire nel percorso universitario, la delusione era cosí forte che ho detto: mai piú! Potete ben immaginare come, quando si é presentata l’opportunitá di studiare qui al college, fossi a dir poco titubante e restia. Ripetere la stessa esperienza, in un ambiente non conosciuto e con l’ostacolo della lingua, non mi attirava per nulla. Anche la scelta della facoltá é stata fortemente influenzata da delle valutazioni pratiche. Il major scelto lo scorso anno era Education, credo paragonabile alla nostra scienza della formazione. Non so se avró mai la voglia e/o la necessitá di mettere a frutto nel mondo del lavoro quest’esperienza, ma avevo pensato che l’insegnamento sarebbe stata una professione che mi avrebbe concesso di conciliare famiglia e lavoro, lasciando anche dei lunghi periodi liberi durante l’anno, cosa di non poco valore per una famiglia expat. In piú, anche se insegnare agli adulti non é la stessa cosa che a dei bambini, al lavoro avevo scoperto quanto mi piacesse l’attivitá di formazione.

Un anno fa, appena arrivata, le prime questioni che ho dovuto risolvere sono state legate alla formalizzazione dell’iscrizione e alla scelta dei corsi. Se ripenso al timore con cui guardavo il mio orario proprio di questi tempi insieme con la certezza che avrei fallito su ogni fronte, mi sembra di vedere un’altra persona. Quest’anno non vedo l’ora inizino le lezioni, i corsi li ho giá scelti a maggio quando, per nulla intimorita, sono andata dal consulente per farmi approvare il piano di studi che io desideravo, con i professori e gli orari che io volevo. Insomma da aver preso passivamente quello che mi veniva assegnato ora sono stata io a decidere.

Forse è inutile che vi dica, a questo punto, che lo scorso anno é andato alla grande, nonostante le paure e i timori. Quello che credevo sarebbe stato un mezzo fiasco si é invece dimostrato qualcosa di cui vado fiera. Sicuramente é costato fatica, molta piú di quella richiesta ad uno studente americano, ma da sola non so se ce l’avrei fatta. Cosa mi ha aiutato ad avere successo? Il college stesso ed i miei professori. No, nessun trattamento di favore per il fatto di essere straniero. Semplicemente i docenti hanno cercato di comprendere le esigenze, oggettivamente diverse, di uno studente che non padroneggia l’inglese. Il college  mette a disposizione strumenti come laboratori di scrittura e lettura, per tutti gli studenti, che servono a supportare lo studio sia nei corsi piú semplici come in quelli piú complessi. I docenti forniscono il loro orario di ricevimento, ma non serve a indicare l’ora settimanale in cui é possibile trovarli, bensì ad indicare quando non é possibile rintracciarli in ufficio perché impegnati nell’attivitá didattica in aula. Questo potrebbe o dovrebbe essere parte semplicemente del loro lavoro, ma la realtà universitaria italiana a cui ero abituata è ben diversa. Per esempio, quando incrociavo un docente e lui rispondeva al saluto spesso mi stupivo, mentre qui ti conoscono tutti per nome. Oppure, un giorno ho saltato lezione di matematica per un semplice mal di testa e, quando il giorno seguente ho incrociato e salutato la professoressa, anziché salutarmi semplicemente, lei si è fermata per chiedermi se fosse tutto ok, perché non saltando mai io lezione, si era preoccupata.
Di sicuro in parte é dovuto alla cultura della gentilezza che regna da questa parti, ma per una buona percentuale é frutto del desiderio di un reale rapporto con i propri allievi, perché qui i docenti sono molto meritocratici anche nell’impegno profuso verso gli studenti. Cerco di spiegare meglio. Io frequento un community college, che dura due anni ed é un’universitá pubblica di solito frequentata da chi non ha intenzione di proseguire oltre e desidera conseguire quella che corrisponde alla nostra laurea breve o risparmiare sulle tasse decisamente piú costose delle universitá statali – o private –  e frequenta qui i primi due anni per poi trasferirsi. Questa scuola é quindi orientata a rendere i ragazzi pronti per il mondo del lavoro, spesso con qualifiche non molto elevate. Diciamo quindi che spesso ha un’attitudine piú pratica ed applicata che non accademica. Quello che accade é che, se desideri prendere una sufficienza e passare giusto il corso, non é molto quello che devi fare: frequentare, fare i compiti (ehh sí abbiamo anche i compiti a casa da fare) e strappare una C, cosa non troppo ardua, all’esame. Se invece si vuole ottenere il massimo dei voti o comunque votazioni molto alte allora sí che te le devi sudare, ma i professori ti aiutano, non nel senso di “aiutini“, ma nel senso che ti seguono, lavorano con te, spiegano e rispiegano, correggono esercizi in piú che sono stati fatti e cosí via. É vero che cosí facendo una C la tirano via un po’ tutti, ma tutti sanno che i voti alti sono sudati e sinonimo di qualitá. In Italia purtroppo non sempre é cosí e troppi sono i casi di medie falsate da professori che propongono esami impossibili o che regalano voti a tutti pur di togliersi in fretta la sessione degli esami.

Il non essere piú solo considerata un numero di matricola, ma uno studente e una persona, ha riacceso la voglia di studiare e di portare a termine nel migliore dei modi questo cammino intrapreso. L’entusiasmo é cosí tanto che ho anche deciso di cambiare indirizzo di studi e passare ad una materia di cui sono veramente appassionata: storia. Quanto mi sarebbe piaciuto studiarla in Italia dove, di storia e cultura, abbiamo un patrimonio inestimabile, ma l’idea di finire fagocitata, un domani, nel meccanismo della scuola italiana mi ha sempre fermato. Qui invece, se volessi, un giorno potrei anche pensare di insegnare e farlo in modo dignitoso.

L’esperienza poi di “vivere“ un campus universitario americano é assolutamente fantastica (sí tutto come nei film!), ma questo magari ve lo racconto la prossima volta.

TJC campus

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7 pensieri su “Ricominciare a studiare…in Texas!

  1. Sei davvero bravissima e, se questo impegno ti gratifica, continua così. Ottenere il massimo è un’iniezione di fiducia in se stessi e di adrenalina. Con la forza, la determinazione e la volontà (che io so che non ti manca) otterrai quello che ti sei proposta.

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  2. brava!
    ma ci daresti anche qualche indicazione piu’ tecnica, tipo… hai dovuto fare test di inglese prima di iniziare? differenze sul lato pratico rispetto all’italia, tipo quanto e’ personalizzabile il corso di studi?
    grazie

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    • Allora vediamo se riesco a rispondere ai tuoi dubbi. Sí per potermi iscrivere ho dovuto superare il TOEFL con almeno il punteggio minimo richiesto dal mio college. In altri istituti so che accettano anche IELTS o permettono di iscriversi senza esame ma é necessario frequentare dei corsi propedeutici. Il mio consiglio per questo aspetto, come anche per ogni altro dettaglio, di consultare prima di tutto il sito del college che si é interessati a frequentare e di prendere contatti con i responsabili delle iscrizioni, magari verificando se é un referente per gli international student.

      Per la personalizione diciamo che é a due livelli uno riferibile al piano di studi in sé e uno sul calendario settimanale delle lezioni. Nel primo caso ogni corso di laurea, un pó come in Italia, ha dei corsi obbligatori (mandatory) per tutti gli studenti, alcuni indifferentemente dal corso di laurea devono essere superati sia che si studi medicina piuttosto che storia dell’arte (composition, history….); a questi ci sono dei corsi di indirizzo dove ogni studente ha facoltà di scegliere quali corsi frequentare maturando un numero minimo di crediti. Ovviamente quanto più si vuole avere un titolo specifico quanto più le scelte saranno vincolate nell’offerta dei corsi.

      L’altro livello di personalizzazione é nella scelta degli orari e dei professori. Mentre in Italia scelto il corso viene comunicato l’orario qui lo studente si costruisce l’orario: ad esempio in italia se fai giurisprudenza e devi fare diritto penale il corso é il lunedì dalle 9 alle 11 non hai scelta e quelli sono gli orari, mentre magari diritto penale per chi fa scienze politiche (dico a caso non so se questo esame é previsto nel piano di studi) sarà il giovedì dalle 14 alle 16. Qui é diverso se decidi di fare diritto penale avrai la possibilità di scegliere se iscriverti al corso che il professor Pinco tiene il lunedì dalle 9 alle 11 o al corso che il professor Pallino tiene il giovedì dalle 14-16. I compagni di corso quindi potrebbero avere come indirizzo di laurea anche qlc di totalmente diverso dal tuo. Questo ovviamente é di grande aiuto anche per studenti che abbiano realtà come famiglia e lavoro da gestire oltre all’impegno scolastico.

      Ovviamente anche in questo caso possono esserci vincoli diversi in college diversi, come sempre vista la grande autonomia che hanno gli istituti é sempre bene informarsi poi direttamente con i responsabili delle iscrizioni e con gli advisor che seguono gli studenti nella costruzione dei loro piani di studio.

      Non so se ho risposto in toto ai tuoi quesiti, ma in caso aspetto le tue domande 😀

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  3. Ho letto i tuoi post, come anticipato… stampandoli.
    Mi ha incuriosita di base,il perchè tu sia in Texas. Avere ripreso a studiare in un paese straniero non è da tutti, e invidio il tuo coraggio e la capacità di inserirti (anche se da quanto ho potuto capire non è stato proprio facile e diretto).
    Immagino anche che ci sia più confronto con i professori che con i ragazzi, vista la differenza d’età che dici.
    Quello che mi fa più rabbia, è il come ci si rapporta con gli alunni qui in Italia, visto che leggo qui… i professori si prestano ad aiutare, spiegare e lavorare con i ragazzi. Si, esattamente come qui.
    Fosse così anche da noi, non vedrei mio figlio nero quando torna da scuola…
    Mi ha stupita anche la domanda della prof preoccupata del fatto che avessi saltato la lezione. Magari la tua presenza è qualcosa di originale, non so se ci sono altre persone più grandi dell’età media degli alunni, però mi avrebbe colpito tantissimo quest’interesse nei miei confronti.
    Ha detto bene la tua insegnante di Francese, ne parlavo oggi con mio marito riflettendoci insieme.
    Gli Americani sono un popolo diretto, il loro linguaggio è spiccio, contrariamente al nostro che è molto più “pompato”… Mi fa piacere che ti abbia aperto gli occhi e dato modo di porti nel giusto modo nei confronti dei tuoi compagni. Sarà utile per il tuo futuro, soprattutto se intendi continuare a vivere in America.

    Aspetto altri post. Avete fatto bene a riunirvi come blogger expat. Leggere qui esperienze diverse dalle proprie, è interessante.
    Ho un figlio di 18 anni che studia (utlimo anno di Ragioneria ). Non so cosa farà da grande; so solo che mi ripete il discorso di voler scappare perchè sicuro di non trovare nulla in Italia…figuriamoci in Sicilia. Io spero sempre che qualcosa cambi. Ma siamo tutti cittadini di questo mondo, no?
    Un abbraccio e spero di leggerti prestissimo!!

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  4. Wauuuu me lo sono letto con calma non tanto perchè a me piaccia studiare, purtroppo non ho il cervello che mi funzioan come vorrei sto facendo fatica anche ad imparare l’inglese ( e questo mi deprime non poco).. MA leggere la tua esperienza all college e vedere confermato anche dai racconti di Donatella che le scuole Americane sono 1000 volete meglio delle nostre , mi da un pò di speranza per Sharon che vorrei avesse sempre un istruzione così .. non so se sarà possibile , bisogna che la nostra fortuna giri di brutto, ma spero davvero con tutto il cuore che giunga un pò di fortuna per la mia piccola …
    Che sta già selezionando le scuole superiori, ma qua non le vedo un granchè :(..
    Va be staremo a vedere ..
    Vale complimenti per tutto e imbocca al lupo con il tuoi nuovo programma di Studi 😀
    Ti abbraccio forte Veronica

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