Come sono arrivata in Texas

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Ricordo ancora quella sera seduti nel dehors  della solita pizzeria vicino a casa. “Com’é andata oggi?”, “Bene! Ho parlato con B. (super mega capo onnipotente e proprietario della ditta dell’Ing) e gli ho detto che mi offro per quel posto in Texas!”…”Ah ok bello, fai bene a mostrarti intraprendente…scusa hai detto Texas? Ma quello vero con le mucche e i cowboys?” ‘, Perché ne conosci altri?“…A quel punto le fasi attraversate sono state nell’ordine:

–       Figo! sai avrei sempre voluto vivere negli USA

–       No aspetta, lo pensavo quando avevo 15 anni, guardavo BH90210 e la mia adolescenza non era cosí figa.

–       Che importa dai! Partiamo e andiamo!

–       No aiuto non posso partire la famiglia, il lavoro…

E cosí via in un’alternanza di stati d’animo come neanche sul blu tornado a Gardaland, che avendo il terrore delle giostre mi sono sempre rifiutata di provare, quindi potete immaginare che sensazioni piacevolissime fossero per me.

Poi subito l’Ing mi riporta con i piedi per terra “Non é detto che mi mandino e comunque nel caso ci vorrá un bel po’ di tempo per fare i documenti, sempre che mi diano il visto!“…ovviamente potete ben immaginare com’é andata a finire.

Ma da quella sera della tarda estate 2007 ad arrivare ad ora a giugno 2014 ne é passata un bel po’di acqua sotto i ponti.

Prima ovviamente le decisioni in seno all’azienda, poi i tempi per fare i documenti e la partenza dell’Ing il 26 febbraio del 2009. Da quel momento é iniziato uno dei periodi piú difficili e malinconici. Le chiamate su Skype, far quadrare gli impegni per cercare di trascorrere un po’ di tempo assieme anche se solo via pc. La tristezza di essere sola e di sapere lui solo, ma al tempo stesso l’ammirazione  per questo ancora piú grande per ció che stava facendo.

Lasciare casa, vivere lontano dalla famiglia e dagli amici…tanto per rendere l’idea prima di venire in Texas la sottoscritta ha cambiato casa una sola volta all’etá di 4 anni spostandosi di circa 10 isolati, é andata a scuola dalle elementari alla maturitá nello stesso istituto (dei miei 26 coscritti 18 erano miei compagni di scuola dal primo giorno – proprio quello del lontano settembre 1984!), nell’armadio a casa dei miei genitori ci sono ancora cimeli della mia lontana gioventú (foto delle gite scolastiche, le divise della squadra di pallavolo…). Questo per dire che i cambiamenti soprattutto quelli drastici non sono proprio la mia specialitá.

Ovviamente non poteva continuare all’infinito, per quanto siamo due persone autonome quando decidi di condividere la tua vita con qualcuno il fatto di vivere in continenti diversi diventa lacerante. Ci sono stati momenti di alto e momenti di basso, non é vero che la lontananza fortifica, come non é vero che divide, ma non é facile e alle volte bisogna volere che le cose funzionino. Il problema é che per quanto razionalmente uno sappia che partire é stata la cosa giusta da fare e voglia disperatamente stare con la persona che ama non c’é niente da fare te la fai sotto la paura alle volte ha il sopravvento! E cosí l’Ing con la pazienza di un santo, aspettando che ogni paura venisse sopita, che per ogni ostacolo che pareva insormontabile si trovasse una soluzione, ha atteso che mi decidessi anch’io a spiccare il volo e raggiungerlo.

Ora alle volte mi chiedo “Perché ci ho messo cosí tanto? Perché non l’ho fatto prima“, ma ora che sono qui tutto sembra piú facile. Insomma facile per modo di dire perché lotto ogni giorno con la lingua, cerco di capire come funzionano le cose di tutti i giorni, peró di sicuro la cosa piú difficile é stata fatta che é quella di partire. Poi, peró, ci penso meglio e so che é stato giusto cosí dovevo essere certa e non portare con me alcun dubbio. Io sono stata fortunata perché ho lasciato a casa delle persone che mi amano ma ne avevo anche una che mia amava ad attendermi. E cosí é iniziato questo meraviglioso viaggio di vita; vivere all’estero é vero che mi ha tolto qualcosa, ma mi sta dando una ricchezza enorme: mi ha reso una persona migliore, sicuramente piú forte e piú consapevole delle proprie possibilità. Ora come ora, per quanto la mancanza della famiglia sia struggente, per quanto ami terribilmente Torino, non riesco a immaginarmi a vivere di nuovo lí, forse un giorno, ma non adesso. Ora voglio godermi al massimo quest’esperienza. Ho imparato a non immaginare il futuro, ma costruirlo.

In quella famosa sera d’estate, tra uno sproloquio senza senso e l’altro della sottoscritta, l’Ing disse anche “Ma poi proprio tu hai paura! Tu che per come sei di carattere ti adatteresti subito a vivere lí “, “Chi io? Ma vah! Figurati!“. Beh mi sembra ovvio a tutti che non sia io la piú lungimirante fra i due!

PS non so se gli capiterá mai di passare di qui, ma questo post lo dedico all’Ing, perché è tutto merito suo quanto di speciale stiamo vivendo qui.

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12 pensieri su “Come sono arrivata in Texas

  1. Ciao! Arrivo dal blog di Federica, una ciliegia tira l’altra.. Sei stata decisamente coraggiosa! Io tempo fa mi sarei trasferita all’estero.. oggi non più. Per quanto ami viaggiare, vivere all’estero non deve esser semplice.. anche se sicuramente è una cosa meravigliosa sotto molti aspetti! A presto:)

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  2. Bellissima storia anche questa 🙂 Ragazze, io ve lo dico, questo sito è splendido, un sacco di post avrei potuto scriverli io, prima dopo e durante la mia esperienza di expat in Germania (durata un anno). Continuate così!
    🙂

    Alessandra

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    • Grazie da parte di tutte le amiche di fuso 😀 Se hai voglia di scriverci la tua storia mandati una mail, trovi i riferimenti nei contatti 😀

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  3. Io, con la mia famiglia vorremmo trasferirci, non così lontano, in Bretagna è sono molto indecisa….cambiare abitudini, lasciare gli amici i parenti, sradicare i figli…mi sa che aspetterò ancora qualche annetto quando saremo solo io e mio marito e i figli avranno intrapreso la loro strada. Sei stata molto coraggiosa, molto più di me 🙂

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  4. Pensa che mio marito è stato trasferito a 300 km di distanza, e sono andata con lui. Tre anni di cura da una psicologa….finchè non siamo ritornati a casa (quindi nella nostra città di origine).
    Tu hai una mentalità diversa dalla mia. Hai fatto bene a seguirlo, e sapevi di seguire una persona che ti ama. Siete troppo teneri…

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  5. Pingback: How to be an happy expat | Amiche di fuso

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