Di piastrelle e troppe possibilità

Sera. Calma. Chiacchere da divano:

– Caro, credi che resteremo per sempre a Parigi?

– Ma no, figurati, certo che no. Fra un po’ ce ne andremo.

Domenica. Sole. Salotto:

– Cara, ho avuto una bella idea per la sala. E se cambiassimo il pavimento per poi girarla tutta dall’altro lato? Poi potremmo prendere quel mobile che abbiamo visto, e le luci…

– Ma non ne vale la pena, dai, caro, se fra un anno cambiamo casa.

– Ma chi ha mai detto che fra un anno cambiamo casa?

– Tu. L’altra sera.

– No, io ho detto solo che non saremo qui per sempre…..

Tutte le coppie sono cosi’, credo – e spero.  Per una delle due metà domani vuole dire fra ventiquattrore, per l’altra prima o poi. Per una metà, pulito vuol dire non in disordine, per l’altra vuol dire brillante e splendente 24h/24. Una metà’ vede i vincoli, l’altra le opportunità. Chi cerca la stabilità, chi ha più bisogno di novità.  E cosi’ via, passando dall’educazione dei figli, il rapporto con le famiglie di origine e aggiungete voi quello che volete.

L’essere in un paese diverso non cambia questi aspetti. Magari, come hanno detto Greta e Lara, essere coppia lontani da tutti aumenta la complicità ed il sentirsi squadra. Di certo non annulla la differenze. Anzi, nella mia esperienza, riduce i possibili vincoli, intesi come le cose che ci tengono legati ad un posto, ad una cosa, che ci fanno pensare che non potremmo  mai partire. Soprattutto per noi, che siamo diventati coppia già expat e siamo qua senza aver mai specialmente voluto esserci, ma perché entrambi abbiamo trovato dei lavori –diversi – più interessanti e appaganti, e non abbiamo nessuno contratto o accordo o prospettiva che ci leghi ad un’azienda italiana.

Evan Bench @ Flickr (creative commons)

Evan Bench @ Flickr (creative commons)

A quel punto lo spazio delle opportunità diventa enorme, e i vincoli molto labili. Certo, poi magari non ci riusciremmo, ma – pensandoci bene – cosa ci impedisce di immaginarci dall’altra parte del mondo? Le famiglie sono già lontane, i bimbi parlano già una lingua diversa dalla nostra, skype c’è ovunque… il numero di strade e direzioni che – volendo – potremmo immaginare di prendere ci esalta e ci intimidisce. E li’ le differenze si sentono forte, chi ha più bisogno di qualcosa di stabile da chiamare casa, chi vorrebbe tutto sommato liberarsi delle imperfezioni della cultura che ci accoglie. E poi, chi debba fare il primo passo,  da chi debbano essere scelte le priorita’ e un nuovo lavoro.

Non ho certo lezioni da dare in tal senso, almeno non per ora. Anzi. Nel leggere il post di Alessia ho avuto un tuffo al cuore e un guizzo d’invidia, a (ri)pensare alla libertà di essere un expat sola. Ho persino avuto malinconia delle lunghe ore solitarie, quando mi chiedevo  come diavolo potevo essere finita in una parte del mondo in cui non riuscivo ad avere relazioni sociali decenti.

Poi ho guardato l’altra metà del divano e mi sono detta che a volte è dannatamente dura, e che il salotto non lo voglio cambiare, e che la prossima volta andiamo dove dico io. Forse. Ma che ci andremo insieme.

E spero lo pensi anche lui, eh.

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4 pensieri su “Di piastrelle e troppe possibilità

  1. Ti capisco! Il fatto di non avere vincoli nel posto dove uno abita o addirittura nel Paese dove uno risiede apre una marea di possibilità e allo stesso tempo insicurezze, direi, perché dove andare?. Siamo nella stessa situazione, non c’è niente che ci leghi qui dove abitiamo e anno dopo anno diciamo che dobbiamo andarcene e siamo ancora qui….ma prima o poi succederà…ma dove finiremo? 🙂

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  2. Per me è diverso. È vero, non ho radici, non ho ricordi qui. Siamo soli e non è né bello né facile. Eppure penso non potrei vivere in altro posto. Credo che starei male lontano da qui e soprattutto senza la possibilità di parlare tedesco. Certo, poi forse col tempo mi abituerei, ma avrei sempre la necessità della lingua tedesca. Qui voglio il mio futuro. Ho mio figlio e voglio vederlo crescere qui. Non sono legata a Berlino, ma alla Germania tutta, a lei si.

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