I bambini nell’espatrio fra cambiamenti ed adattamento

Credo che quando si affronta per le prime volte il tema dell’espatrio, se si hanno già figli, il primo pensiero di noi genitori è proprio rivolto a loro. Noi italiani, in particolare, tendiamo a voler mantenere sempre i nostri cuccioli al caldo e protetti nel nostro nido. Dopo anni di espatrio, posso tranquillamente affermare che gli stranieri hanno ragione a giudicarci mamme chiocce perché , in generale, le mamme straniere sono molto più easy di noi sia nel semplice viaggio che nel trasferirsi all’estero.
Di certo c’è che quando si è soli o in coppia è molto più facile prendere una decisione, se non a cuor leggero, comunque che prenda in considerazione meno aspetti. Lasciare il proprio paese con dei bambini ha inevitabilmente una dimensione più emotiva perché implica tutto il senso di responsabilità che proviamo nei loro confronti e la preoccupazione per il loro adattamento.

Oggi vorrei proprio parlarvi della mia esperienza di espatrio con i miei due figli che, ad oggi, hanno 3 e 7 anni, fornendovi qualche consiglio basato su quanto abbiamo vissuto.

Il mio primogenito è nato quando io e mio marito eravamo già in Cina da quasi due anni, come vi ho già raccontato qui. Per lui quindi il primo espatrio ha presentato una difficoltà “al contrario”, perché nato all’estero e rientrato in Italia quando aveva 15 mesi. Non ci sono stati particolari problemi, non più di quelli che possono capitare in una vacanza.

E questa è la prima cosa che mi sento di poter dire: sotto ai tre anni i bimbi non danno particolari problemi. Impiegheranno qualche giorno per ritrovare fuso orario e ritmi giornalieri ed un paio di settimane per familiarizzare con la loro casa. Per bimbi così piccoli casa sarà sempre dove saremo noi mamme, perché noi siamo quasi tutto il loro mondo.
Piccoli sono quindi i consigli da darvi:

– portarvi l’occorrente per fargli continuare la stessa dieta nei primi giorni (soprattutto in fase svezzamento) per non sconvolgere subito anche la loro alimentazione ed anche per non dovervi precipitare a esplorare la zona in cerca di ciò che vi occorre. Tenete anche presente che in molti paesi non esistono farine lattee e che  gli omogenizzati sono spesso con ingredienti per noi abbastanza improponibili. Qui per esempio mettono peperoni e aglio a più non posso.

– portare con voi 2/3 giochini fra i suoi preferiti, qualche libro e cuscino o pupazzetto preferito.

Il piccolo con il suo cuscinoSaranno sufficienti, insieme alla vostra presenza, a farli sentire a casa.

Il grande con i suoi pupazzi– tenetevi pronti, nelle prime settimane, ad averli sempre attaccati perché saranno tranquilli solo accanto a voi! Quindi più cose riuscirete ad organizzare voi mamme in un viaggio preparatorio senza figli, vostro marito se si trova già in loco o da casa prima di partire, e meglio sarà!

Per i bimbi dopo i 3 anni invece, le preoccupazioni crescono con il crescere dell’età. Più si avvicinano all’età scolare e più saremo in ansia per la lingua, più hanno già sviluppato la sfera sociale e più ci dispiacerà strapparli all’affetto di amichetti, zii, cugini e nonni.
Quando stavamo decidendo di lasciare di nuovo l’Italia per venire in Thailandia, i miei bimbi avevano 1 e 5 anni. Nessun pensiero quindi per il piccolo, ma tante ansie per il grande che di lì a pochi mesi avrebbe avuto il suo ingresso nella scuola primaria ed era ben ambientato nella scuola dell’infanzia che frequentava da due anni e che aveva visto nascere le sue prime amicizie. Avendo poi lui un carattere piuttosto complicato, le preoccupazioni erano doppie. Quando gliel’abbiamo comunicato, lui ci ha risposto con un deciso “assolutamente no!” e a niente è servito il discorso che ci eravamo preparati. Mi sento quindi di consigliarvi di non dirglielo troppo in anticipo perché i bimbi vivono molto alla giornata e poco nel futuro e, se vedete che lui si irrigidisce molto, non parlatene più con lui direttamente per evitare lo scontro. Piano piano è stato infatti mio figlio, che ovviamente ci sentiva che ne parlavamo ad altri, a dare la cosa per scontato nei suoi discorsi e ad iniziare a chiederci le sue prime curiosità. Il giorno della partenza era entusiasta ed incontenibile!

Nella pratica,  i primi passi a mio avviso più importanti, sono stati trovare una casa ed una scuola che andassero incontro il più possibile alle esigenze dei miei figli, prima ancora che a quelle mie e di mio marito. Io sono stata molto fortunata perché alle lunghe ricerche effettuate su internet per trovare sia casa che scuola, è potuto seguire un breve soggiorno in Thailandia dove già mio marito si trovava da due mesi, lasciando a casa i bimbi, uno per ogni coppia di nonni. Le selezioni erano già state fatte prima della mia partenza, per l’abitazione perlustrando i siti delle agenzie immobiliari ed affidandomi anche a quella usata normalmente dall’azienda di mio marito, mentre per la scuola oltre ai siti dei vari istituti, avevo cercato di entrare in contatto con qualche mamma tramite forum e gruppi facebook. E’ stato un lavoro lungo ed estenuante, ma efficace: una volta arrivata in Thailandia avevo già appuntamento per vedere 6/7 soluzioni abitative che rispettavano ciò che cercavamo e appuntamento nelle due scuole selezionate. Sono così riuscita a trovare una casa sufficientemente ampia affinché i miei due bimbi molto attivi potessero muoversi anche senza uscire, cosa difficile qui per il grande caldo, dentro un villaggio con lunghi viali alberati che ci consentivano una biciclettata con il grande o una passeggiata in passeggino con il piccolo senza uscire nel traffico cittadino. I miei sforzi sono stati premiati perché una delle case viste si è rivelata perfetta. Mio marito ha dovuto rinunciare ad alcune delle sue necessità, ma per i bimbi era la soluzione giusta!

La scelta fra le due scuole selezionate e visionate in loco, entrambe con un ottimo curriculum,  è stata fatta ancora una volta solo ed esclusivamente in base al temperamento vivace di mio figlio. Una era più rigida sia nella struttura un po’ cupa che nella divisa molto formale con cravatta ed aveva aree verdi più limitate. Trovandosi poi vicino all’autostrada, era rumorosa e con aria meno sana. Insomma la vita all’aperto era penalizzata rispetto a quella all’interno della scuola (presenti anche teatro e sala di musica), cosa questa che avviene in molte scuole, ma lato molto ostico per mio figlio! Pregio maggiore era però che si trovava lungo al percorso che mio marito faceva giornalmente per recarsi al lavoro. Noi avremmo usufruito in ogni caso del pulmino scolastico perché io non avrei avuto un’auto a disposizione per me, però per ogni esigenza mio marito si sarebbe trovato vicino alla scuola.
La seconda scuola invece aveva un clima molto più familiare ed informale anche nella struttura e nelle divise, oltre ad essere ubicata in mezzo alle colline. Aveva grandi aree verdi dove i bimbi praticavano l’attività fisica e dove stavano volentieri nelle pause.

All'aria aperta Niente rumore di traffico e più ventilazione. I bimbi facevano lezione scalzi e spesso seduti per terra con l’insegnante. Nonostante mio marito non volesse nemmeno andare a vederla perché assolutamente scomoda per noi, alla fine delle visite aveva completamente cambiato idea affermando che era proprio la scuola adatta a nostro figlio! In fondo si trattava di partire poco prima al mattino e questo passava in secondo piano rispetto alla sua felicità. Abbiamo così potuto descriverla allegramente anche a lui, certi che gli sarebbe piaciuta, trasmettendogli tutto il nostro entusiasmo!

Avete quindi capito che proprio casa e scuola saranno i punti in cui dovrete riversare più energie, per trovare qualcosa che si adatti all’indole, ai gusti ed allo stile di vita dei vostri bimbi  perché non possano dirvi “ma in Italia era meglio”! Frase che demoralizza sempre noi genitori che siamo consapevoli di averli strappati alla loro vita.

Poi ci sono altri piccoli accorgimenti che potete utilizzare prima della partenza, come ad esempio aiutarli nella nuova lingua  facendogli frequentare un piccolo corso, di quelli impostati come gioco se possibile, o semplicemente facendogli vedere i loro cartoni preferiti o ascoltare canzoni e filastrocche. In questo youtube è veramente un aiuto prezioso per reperire materiale in ogni lingua! E non preoccupatevi troppo dell’aspetto linguaggio perché veramente i bimbi sono delle spugne. Non mancheranno certo piccoli drammi all’inizio, ma in un paio di mesi saranno già in grado di capire molto ed esprimersi con frasi semplici.  Tenete presente anche che in tante scuole all’estero sono abituati ad avere classi con bimbi stranieri e sanno benissimo come gestirli. Un mio consiglio è anche, una volta all’estero, di non insistere a casa perché per loro è già uno sforzo notevole essere immersi in una lingua che non conoscono per molte ore. Soprattutto nei primi mesi, in famiglia, hanno diritto di rilassarsi ascoltandovi parlare italiano. Idem con cartoni e libri. Portatevene dall’Italia o ricorrete ancora una volta a youtube o ai libri digitali.

Un altro piccolo consiglio pre-partenza è di raccogliere gli indirizzi di casa degli amichetti più cari per poter spedire loro una cartolina appena arrivati così come l’e.mail dei loro genitori ed il contatto skype per scrivergli o sentirli ogni volta che ne sentono il bisogno. Questo aiuterà soprattutto nei primi tempi, poi vedrete che piano piano questa necessità si affievolirà perché subentreranno nuovi amici. A questo proposito, favorite il più possibile gli eventi sociali con le famiglie dei compagni di scuola o degli altri espatriati: compleanni, play date, eventi della scuola. Anche se non sempre ne avrete voglia, questo aiuterà tantissimo i vostri bimbi ad inserirsi.

Sempre per mantenere i contatti con la famiglia rimasta a casa, attrezzate i nonni con pc o tablet insegnando loro ad utilizzare Skype e la posta elettronica per poter scaricare le foto. Ovviamente dovrete iniziare abbastanza tempo prima della partenza a farli organizzare, soprattutto se, come mia madre, sono assolutamente privi di ogni nozione di tecnologia. E posso garantirvi che, se ce l’ha fatta lei, con un po’ di pazienza possono farcela tutti! Per i bimbi è importante che il rapporto con i nonni vada avanti anche se sono lontani.

Come ultima cosa vi voglio dire com’è stato per mio figlio l’impatto con la scuola e l’inglese. Avevamo previsto di arrivare durante le vacanze natalizie in modo che il papà potesse passare qualche giorno con noi ed aiutarmi ad allestire casa e disfare gli scatoloni. Pensavo di mandare a scuola mio figlio dopo almeno 10 giorni dal nostro arrivo per dargli prima possibilità di ambientarsi un po’ nella nuova vita. Al quarto giorno, stanco di seguirci per supermercati e grandi magazzini, ci ha chiesto lui di andarci. Perplessi, abbiamo chiamato la scuola per dire che avrebbe iniziato prima del giorno pattuito. Il primo giorno è stato accompagnato da suo padre che è stato con lui per un paio d’ore. Il secondo giorno l’ho accompagnato io con il fratellino, ma è stato in classe da solo, il terzo giorno mi ha detto che potevo anche smettere di accompagnarlo che lui voleva andare in pulmino ed il quarto che potevo anche non accompagnarlo al pulmino!

Aspettando il pulminoLa scuola e l’ambiente gli piacevano così tanto che, pur non capendo praticamente nulla di quello che sentiva, ci andava con entusiasmo!

Questo per dirvi che, spesso, ci facciamo troppi problemi per i nostri figli. Loro sanno essere molto più spavaldi e coraggiosi di noi nei cambiamenti! E, soprattutto, sanno ancorarsi con forza al nuovo, lasciando andare il vecchio.
Ovvio che non tutti hanno lo stesso carattere, ma fatevi vedere tranquilli ed entusiasti e loro sapranno trovare le risorse per affrontare tutto e stupirvi!

Federica, Thailandia

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6 pensieri su “I bambini nell’espatrio fra cambiamenti ed adattamento

  1. Sto appena vivendo tutto ciò e concordo pienamente! La piccolina di 22 mesi è felice dove siamo noi genitori e sua sorella. La grande di 5 anni è entusiasta per la nuova scuola, si è già fatta un paio di amichette grazie anche ad un piccolo playdate e manda messaggi sonori ai nonni ed ai suoi amici in Italia tramite what’s up. Io mi sono dragata Perth in lungo e in largo con bimbe al seguito in questa calda estate alla ricerca del binomio casa/scuola che è fondamentale. A dire il vero la scuola è stata proprio la chiave di tutto perché essendo pubblica devi abitare nelle vicinanze. E quando mia figlia mi ha sentito esclamare al telefono col papà: “È questa!”, anche lei non ha più avuto dubbi e la casa è venuta di conseguenza. Quindi fidiamoci dei nostri figli e think positive 😉

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    • Pensare positivo è proprio la chiave di tutto! I nostri bimbi percepiranno soprattutto questo, se ci vedranno tranquilli, sereni ed ottimisti, saranno pronti ad imbarcarsi in qualsiasi avventura!

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  2. Bellissimo post, molto dettagliato! Mi trovo d’accordo su molto di quello che scrivi. L’organizzazione e la pianificazione sono fondamentali, praticamente in questo post hai scritto una micro guida per la preparazione all’espatrio della famiglia 😉
    La mia bimba aveva poco più di due e anni e mezzo quando ci siamo spostati dalla Germania al Regno Unito e all’inizio ha patito il cambiamento (in più io ero incintissima della seconda) ma con molta pazienza e ottimismo ce l’abbiamo fatta a domare le sue crisi di nostalgia. Scelta di casa/scuola super fondamentali. Grazie per aver condiviso!

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    • Grazie! La mia intenzione era proprio condividere tutto quello che aveva aiutato noi per essere utile a chi ancora deve affrontare l’espatrio e si arrovella nelle preoccupazioni per i propri figli. Con il messaggio che con un po’ di pazienza e preparazione si può tutto. Effettivamente la scelta azzeccata del binomio casa/scuola può fare veramente la differenza.

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  3. Grazie Federica. È tra i post più importanti che ho letto da quando seguo i blog. Mi piacerebbe trovarne tanti come questo in giro, a costo di rileggere le stesse cose (e non sarà mai così perché ogni esperienza è diversa).

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    • Luciano non potevi scrivermi cosa più bella! Ho scritto questo post con attenzione pensando veramente a tutto quello che poteva essere utile condividere. Sono contenta che tu abbia apprezzato. Ed hai ragione su argomenti così importanti ogni testimonianza sarebbe utile e costruttiva.

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