Mimetizzarsi meglio di Rambo

Io da qua non schiodo.

Sono però quella che, in un’ottica meramente scientifica, potremmo definire l’Expat Sfigata. Quella che al paese suo era pure abbastanza ben piazzata, con il congiuntivo sempre al posto giusto ed una conoscenza piuttosto ampia delle regole base della società. Bravissima a scrivere lettere formali. Bravissima a contattare questo o quello, a risolvere quelli che a Roma chiamiamo gli “impicci”. Mi facevo pure il 730 da sola!

Ma in soldoni non ero una scienziata neanche in Italia e manco a dire che sono brava in qualcosa, tipo, chessò… il découpage. Che in Italia non esiste la meritocrazia e allora vado in Australia e divento leader del settore. No, io niente découpage. Manualità zero. Sono un’intellettualona di quelle che leggono Fabio Volo e le biografie su Platinette e Rocco Siffredi e che le consigliano pure! 😀 Quindi avrete capito che no, non sono manco intellettuale ma piuttosto una che si emoziona facilmente davanti ai programmi trash di Sky e che non perde una puntata di Teen Mom su Mtv.

Sono più average che più average non si può. Anzi in Australia sono pure un (bel) pochetto sotto la media. Sono ancora una straniera e lo sarò per almeno altri 10 anni, diciamocelo. Perché l’inglese mi sono impuntata e l’ho studiato pagando la scuola privata di tasca mia, ma non è proprio la mia lingua madre e certi giorni mi esprimo ancora come Mami di Via col Vento.
Sono arrabiata? Sono triste? Sono sotto stress? Ecco che esce fuori la Mami che c’è in me.
“PERCHÈ TU CATTIVO?”, chiedo.
E mi immagino con la gonnona ed il fiocco in testa, a cercar di salvare le tende da quella pazza isterica di Scarlett.
Alla carica Mami prende il sopravvento del mio cervello, quella donnona perennemente basita fa le scarpe alla maestrina che ero, quella che invece oramai se la dorme della grossa, sotterrata da montagne di “who am I?” e “cosa ho fatto???“.
Sono partita da Roma sapendo di dover ricominciare e ricominciare veramente. Non tipo che cambio l’utenza del telefono e compro uno zerbino nuovo perché andrò a vivere in un altro quartiere. Noi abbiamo chiuso la porta di quella che era casa, certi di non tornare.
Abbiamo organizzato il nostro espatrio in un anno e nonostante il grande lavoro di preparazione alcune cose continuano a non essermi chiare. Le stesse che prima erano invece così evidenti e cristalline. Per esempio adesso non capisco più se sto parlando o meno con un idiota. Prima lo capivo subito. Adesso la scema sono io!
Mi sembrano tutti così intellettuali, con il loro inglese perfetto da lingua madre.Ogni tanto ho un flash! “Mi sa che questo è un cretino!” Raramente è però una certezza di quelle lampanti. Al massimo rimane un dubbio.
Ci sono dei momenti nella vita in cui vorrei solo dire “perché non muori gonfio?” alla persona che ho di fronte. Nella mia lingua ero così brava ed immediata nel reagire alle offese utilizzando la parola e solo la parola, rigirandoti contro la frittata e trovando la scappatoia perfetta. Non e’ più così, sono una Expat Sfigata, appunto.

Qui non ci sono più i miei punti di riferimento. Non vendono il Chilly verde. Ho trovato un detergente intimo della Felce Azzurra e odora di dopobarba da maschio d’altri tempi. Non ha senso.

Se ho fame non posso farmi un trancio di pizza al taglio con le patate e il rosmarino. Bianca.
Con il sale grosso sopra. Ed un filo d’olio.
Mmm. Non posso, qui non c’è. Forse è meglio così! 😀
Che poi un rametto di rosmarino al Coles costa 3,50 dollari, quando in Italia me lo regalava la Signora del banco sotto casa.Devo imparare tutto da capo! A Melbourne sono riuscita a farmi riprendere dall’autista del bus perché stavo in piedi anziché seduta! Ao’, io vengo da Roma. Ho imparato presto a dire “NO coriander” per non finire col il vomitare la zuppa e questo è un bel passo avanti. O no? Si trattava di sopravvivenza della specie.
Tutto è cambiato mentre io sono rimasta quella di prima, settata per un altro Paese. Tra l’altro qui hanno le gambe sode e lunghe e camminano scalze. Io non sono proprio così.Sono partita determinata a conquistare questa parte di mondo con la mia bandierina. Ho fatto delle amicizie nuove e sono qui da soli 5 mesi. I due passi fuori li faccio solo con altri italiani però. Ero partita determinata ad integrarmi con la gente di qui ma niente. Per adesso gli Australiani ridono alle mie battute ma da qui ad uscire per una birra o un BBQ… No, anche no. Sarebbe come uscire con la nonna sorda. “What? Cosa hai detto?” Sorda ma una cifra simpatica.

Insomma, io da qui non schiodo.

È qui che voglio vivere, crescere, investire ed invecchiare. Sono più felice come straniera qui che come cittadina in Italia. Non si torna indietro, non lo prendo neanche lontanamente in considerazione. È qui che sogno di potermi integrare. La mia gente, lo sento, è qui. Mi scende una lacrima quando vedo le vecchine/volontarie che spiegano la strada ai turisti, o quelle nelle biblioteche e nei musei. Sempre disponibili, sempre in prima linea. Mi piace il senso della comunità che si respira a Melbourne e ancora di più nei piccoli suburbs dove l’intera area è invitata a condividere e socializzare. Dove c’è sempre un motivo per uscire di casa e far festa tutti insieme. Mi piacerebbe avere una casa come la loro, come gli Australiani, ed un portico dove invitare amici per bere una birra e parlare per tutta la notte. Scacciando gli insetti e sentendomi grata per aver costruito così tanto. Sogno di poter vivere in questo Paese con un visto che mi renda uguale agli altri e non più ospite. È un processo che richiederà tanto impegno e tanto tempo ma non per questo il mio desiderio di integrazione deve restare così a lungo inappagato.
Così tra i propositi dell’anno nuovo c’è il mettermi in gioco in prima persona. Provare a fingermi una di loro, spronarmi a far parte di questa comunita’, mettendo il mio tempo a disposizione degli altri, esattamente come le vecchine in Biblioteca. Dando qualcosa a questa comunità che mi ha dato la possibilità di godermi questa Working Holiday Experience come la chiamano loro, questa Possibilita’ Pazzesca, come la chiamo io.
Sono cosi’ finita a donare il sangue al Donor Centre della Croce Rossa, quello in Bourke Street, segnalato per tutta la citta’ con una marea di cartelli, segno che (anche) qui e’ una cosa seria, che coinvolge e abbraccia proprio tutti e non solo i piu’ sensibili e attenti.

Il Donor Centre era pieno di vita e colori, tra impiegati, volontari e poster motivazionali deliziosi. E’ stato bello essere accolti da tutti quei sorrisi, sommersi da tante informazioni utili. Il primo grazie me l’ha sussurrato la ragazza seduta alla reception, che sta qui ogni giorno dalle 7 alle 18, proprio per favorire la raccolta degli appuntamenti. Un po’ meno bello e’ stato ritrovarsi il dito bucherellato da una pazza esagitata. Che mi ha fatto ripetere 3 volte lo spelling del mio nome perche’ era una di quelle che MACHITICAPISCETORNAALPAESETUO. Pure nel volontariato una un po’ stronza capita, eh. 😀

Ma cosa mi importa quando leggo che il 34% del sangue donato viene utilizzato per aiutare i pazienti malati di Cancro e che con UNA sola donazione posso concorrere a salvare ben TRE vite?
L’esperienza in se’ e’ stata bellissima, mi hanno coccolata come se fosse una giornata in Spa, con le infermiere che si alternavano per farmi stare rilassata e comoda, per chiedere come stesse andando. Sdraiata sul mio comodo lettino ho incrociato lo sguardo di un business man e di uno studente, scorgendo sui loro visi gentilezza ed onesta’ e sorridendo di rimando. Al termine della donazione ho potuto scegliere tra una miriade di snacks, calde tortine farcite e milkshake. Con il ragazzo addetto alla caffetteria che mi consigliava di bere ancora un po’ di acqua e di rimanere seduta, di rilassarmi assieme agli altri donatori, leggendo i giornali messi a disposizione di tutti.

E’ stato davvero bello, anche se ho passato il resto della giornata con un mal di testa fortissimo che pero’ ho gia’ dimenticato e archiviato! 🙂 Mi sono sentita bene, di un bene che conta, quello nella pancia che ci rende felici, e questo nonostante la spossatezza fisica.Tornero’ quanto prima a far parte di quel gruppo eterogeneo di uomini, donne, anziani, giovani, colori e lingue diverse.
Lo so che non mi regaleranno la Cittadinanza per una singola donazione e che comunque rimango una Expat Sfigata ma so anche che voglio mettercela tutta per integrarmi. E che questi sono tutti passetti verso il mio Sogno.
Serena, Australia
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16 pensieri su “Mimetizzarsi meglio di Rambo

  1. Io ho donato due volte qui in Australia ed entrambe le volte sono state esperienze molto diverse da quando donavo in Italia. Di certo qui ti fanno davvero capire quanto apprezzano il tuo gesto!

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  2. NOOOO il Chilly verde è SANTO non possono non venderlo!! Spero che abbiano delle alternative per quando arriverò o mi tocca svaligiare il supermercato e farmelo spedire!!

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    • Io purtroppo non l’ho ancora trovato!! Sigh!
      Tu non sai quanto sia fondamentale la questione, ogni volta che dico “Chilly verde” le amiche Expat concordano cosi’ come hai fatto tu!!
      Signor Chilly aspettiamo almeno
      dei campioncini!!!

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      • Quando ho vissuto in Messico ero disperata, a parte che i prodotti per l’igiene personale non mi piacevano per nulla (e i messicani “maya” hanno anche il brutto vizio di non lavarsi, brrrrr), poi prodotti per l’igiene intima erano praticamente inesistenti… mai più in un posto così! Non ci sarà il Chilly, pazienza… ma almeno un qualcosa di simile lo avranno (spero)!

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      • Mmm, io non son riuscita a trovare nulla di buono ma non voglio perdermi d’animo!!
        La ricerca continua! 😀

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