Cultural shock in differita

Quando tra le Amiche Di Fuso e’ iniziata la “catena” dei Cultural Shock, cioe’ dell’elencare le cose che piu’ ci avevano colpito o stupito all’arrivo in terra straniera, io non avevo partecipato perche’ non mi era venuto in mente niente di particolare. E’ difficile da spiegare, ma anche se sono qui da solo 26 mesi, sono stati cosi’ intensi per le tante ore di lavoro, le emozioni forti, le varie persone che sono arrivate e se ne sono andate, che mi pare sia passata una vita e quasi non mi ricordo come era prima.

Recentemente pero’ ho avuto l’occasione di ricevere un bel “reminder”.

Dopo due anni in cui non e’ mai venuto a trovarci manco un cane (strano, Columbus e’ una meta turistica cosi’ ambita…), a novembre abbiamo finalmente avuto i nostri primi ospiti…i suoceri!!! Ma come, non viene mai nessuno, e quando succede…proprio i suoceri??  Scherzo! Con i suoceri vado molto d’accordo, il problema maggiore era impedire che mio marito e la madre si scannassero, ma siamo sopravvissuti piu’ o meno indenni per i 9 giorni in cui sono rimasti qui. Tra l’altro, 9 giorni sono proprio il tempo ideale per permettere a loro di riempirci il freeezer di cibo meraviglioso, a noi di portarli a vedere le poche cose che questa citta’ offre e a tutti di non darsi troppo fastidio con la convivenza forzata in una casa che non e’ esattamente delle dimensioni della reggia di Versailles.

Ma torniamo al Cultural Shock.
Attraverso gli occhi dei suoceri, che vedevano gli Stati Uniti per la prima volta, ho potuto rivivere il mio stupore iniziale e soprattutto rendermi conto di come tante delle piccole e grandi cose che ormai fanno parte della mia quotidianita’, talmente radicate da non farci neppure piu’ caso, in realta’ siano profondamente diverse dall’Italia o quantomeno dalla realta’ di piccola provincia in cui abbiamo vissuto.

La loro prima impressione, ripetuta piu’ volte nei giorni successivi e riportata anche a chi e’ rimasto a casa, e’ stata quella di essere tornati bambini, quando vedi ogni cosa dal basso e ti sembra tutto enorme, quasi gigantesco. Enormi sono le distanze, visto che, per evitare lo scalo, abbiamo detto loro di arrivare a Detroit perche’ era un aeroporto vicino…dove per “vicino” noi intendevano 3 ore e mezza di macchina, abituati come siamo a trovare ben poco a piu’ corto raggio. Enormi sono gli spazi vuoti che si attraversano appena usciti da Columbus, campagne sconfinate con qualche rarissima casa e i famosi barn rossi. Enormi sono le strade…ho ripensato a come siamo rimasti a bocca aperta io e il marito, quando siamo arrivati a Los Angeles nel lontano 2010, davanti all’autostrada con sei corsie per lato…mentre adesso invece ci sembra cosi’ normale passare da una parte all’altra della citta’ in una strada ad almeno quattro corsie, chi se lo ricordava che sulla A14 stanno ancora costruendo la terza! Enormi sono anche i supermercati, tanto che mia suocera voleva che la abbandonassimo li’ dentro per tutta la vacanza, ad esplorare tutti gli scaffali…e io che intanto cercavo di ricordarmi come fosse l’Ipercoop, se davvero era cosi’ piu’ piccola. Si sono decisamente ricreduti sul fatto che qui non abbiamo di che mangiare bene, la varieta’ di offerte di cibi provenienti da tutte le nazioni del mondo e’ davvero impressionante e aumenta di continuo.

Alle porte della citta'

Alle porte della citta’

Al supermercato sono anche rimasti colpiti dal sorriso con cui si viene sempre accolti, dalla gentilezza dei commessi e dalla sollecitudine con cui ci hanno servito…oltre che dalla fila di persone che aspettava il proprio turno con compostezza, senza nessun bisogno di numeri e senza sgomitare e cercare di passare davanti. Hanno anche passato qualche minuto a cercare gli appositi guanti per poi scoprire che la frutta e la verdura si prende a mani nude e non si deve pesare! E la prima volta che siamo arrivati davanti alla cassa, mio suocero si e’ voltato verso di me e mi ha detto “se fossimo in Italia la cassiera sarebbe gia’ esplosa al vedere il cliente che se ne sta immobile mentre la merce si accumula, lei deve mettere via tutto e la gente aspetta”…avevo dimenticato che farsi imbustare la spesa non e’ la norma e quando in Italia andavo da sola dovevo fare i tripli salti mortali di qua e di la’ dalla cassa per mettere tutto sul nastro, pagare e imbustare a tempo record, prima che quelli dopo di me inizassero ad insultarmi! Io avevo anche rimosso dalla memoria che i carrelli in Italia andavano pagati e che trovavi sempre un qualche mendicante che ti chiedeva “l’euro del carrello”…

Una sera poi li abbiamo portati a fare la spesa (si’, ci siamo andato 7 volte in 9 giorni…ma mia suocera necessitava di uova per la sfoglia!) piuttosto tardi ed erano preoccupati che potesse essere chiuso…immaginatevi la meraviglia nello scoprire che era aperto 24 ore al giorno, 7 giorni su 7! Per me ormai e’ cosi’ normale che resto stupita se trovo un negozio gia’ chiuso alle 8 di sera o che non apre alla domenica! Cosi’ come non mi colpisce piu’ sentire la musica del piano bar mentre faccio la spesa, perche’ nel mio supermercato si puo’ prendere dell’ottimo cibo da asporto fatto fresco e mangiare ai tavolini del piano superiore, mentre si ascolta un po’ di jazz.

In compenso abbiamo dovuto salvare mio suocero dal linciaggio almeno un paio di volte…la politica sul fumo e’ decisamente restrittiva qui in America e non puoi accendere una sigaretta con noncuranza solo perche’ sei su una strada all’aperto! Tutto il campus e’ tobacco-free e anche in molti centri commerciali all’aperto il fumo e’ consentito solo dove ci sono gli appositi cestini…i fumatori sono proprio ghettizzati!

Anche l’oulet li ha lasciati senza parole, non solo per il numero enorme di negozi, ma anche per i prezzi…dificile non restare colpiti dal fatto che una polo di Ralph Lauren che in centro a Ferrara si paga sui 90 euro, qui la porti a casa con 30-40$ o anche meno se trovi la combinazione di offerte giuste. Infatti sono venuti con le valigie cariche di cibo e se ne sono andati carichi di vestiti, dopo aver dichiarato che avrebbero preso solo un paio di jeans per lui e delle scarpe per lei…

Nel girovagare hanno provato anche un certo numero di bagni pubblici, e ne hanno apprezzato la pulizia impeccabile, sia che si trattasse di quello del negozio bello sia nell’autogrill in mezzo al nulla o addirittura nelle rest area non custodite. La stessa civilta’ che si poteva facilmente intuire dai giardini perfettamente in ordine e dall’assenza di cartacce, rifiuti e tracce del passaggio dei cani. Io ormai neppure ci penso piu’ e attraverso senza guardare prati e marciapiedi.

Mia suocera, che lavora alle Poste Italiane, non ha potuto fare a meno di notare il cartello presente davanti allo sportello delle poste americane USPS: “se stai aspettando da piu’ di 15 minuti, chiama subito un responsabile per risolvere questa spiacevole situazione”…

Appena entrati in casa, sentendo il calduccio che li ha accolti, i suoceri si sono guardati in giro alla ricerca dei termosifoni…io avevo rimosso quanto non sia normale che l’aria calda esca da un buco con grata nel pavimento! Mia suocera si e’ letteralmente innamorata del nostro forno enorme (ci deve stare un bel tacchino intero, no?) e dello spazio nel frigorifero-freezer…quando poi ha visto in un negozio i veri frigoriferi americani giganti, a due ante, ha cominciato a sognare di potersene spedire uno!

Ovviamente sono stati colpiti da come tante cose siano perfettamente automatizzate e funzionanti, da come si possa fare quasi qualunque cosa stando seduti in macchina o con un telefonino…ma al tempo stesso, come non stupirsi dei pali della luce in legno con i mille cavi, gli interruttori ancora come negli anni ’60, i lavandini senza miscelatore ma con le due manopole separate e la doccia-vasca vecchio stile?

Infine li abbiamo portati a fare un giro nel campus e sono rimasti a bocca aperta nel vedere i servizi offerti agli studenti (non certo gratis, visto il costo delle rette universitarie): la bellissima biblioteca a 5 piani; la palestra (una tra le piu’ grandi in America) con la pista di atletica sopraelevata, le piscine olimpioniche e i campi da tennis, pallavolo e basket; l’Ohio Union, un bellissimo edificio dove i ragazzi possono incontrarsi, bere un caffe’, usare la rete gratuita, organizzare feste e mostre. Quando sono stati qui siamo capitati vicino allo stadio nel giorno della partita di football e sono rimasti impressionati dalla marea umana che stava andando a vedere la partita, formata da persone di tutte le eta’, che procedeva con ordine, senza urla e senza spintoni, animata solo dalla voglia di assistere ad uno spettacolo piacevole e passare una bella giornata.

The Best Damn Band In The Land

The Best Damn Band In The Land

Sicuramente mi sono dimenticata qualche altro shock, ma di una cosa sono sicura: la maggior parte di questi shock sono stati decisamente positivi ed i nostri primi ospiti sono tornati a casa con gli occhi pieni di meraviglia…magari sapranno convincere qualcun’altro a passare di qua!

Lara, Ohio
Ha collaborato con Amiche di Fuso da Febbraio 2014 a Gennaio 2015

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6 pensieri su “Cultural shock in differita

  1. avevo completamente rimosso pure io almeno un paio di queste cose… e spero davvero i tuoi suoceri convincano qualcun altro a venire a trovarvi!!!

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  2. Verrei io a trovarti… Per restare lì!! 🙂
    Amoremio spesso mi ha raccontato fatti simili, la grandezza di tutto, i supermercati e la cortesia, quasi eccessiva… Il fumo visto di cattivo gusto (eh meno male 😉 ) il costo dei vestiti, tutto pulito.. Ma soprattutto le file. Io non ci credo finché lo vedo: qui siamo così abituati a gente che cerca di fare il furbo ovunque… Aaah, quando si dice l’educazione!

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