Dei Delitti e delle Pene – Christmas Edition

Foto del 21-12-14 alle 15.20
É arrivato, di soppiatto, come ogni anno.
Eccolo: il Natale.
L’expat che riesce ad avere le ferie in quel periodo lo aspetta trepidante. Spesso questo rappresenta l’unico viaggio verso la Patria, l’unica occasione di riabbracciare la famiglia, gli amici, il colesterolo di formaggi e salumi nostrani.
Ci si prepara per settimane, a volte mesi se si conta la caccia spietata al biglietto aereo più accessibile. Grandissime aspettative, che crescono in modo direttamente proporzionale al numero di anni che si sono passati all’estero.
Ma noi expat siamo solo una parte dell’equazione “ritorno natalizio in Patria”, un’equazione diffffffficilisssssssssima, perchè coinvolge, in gran parte, la famiglia d’origine e gli amici. Nel mio caso: La Famigghia.
Sono sicura che la’ fuori ci siano expats che hanno genitori estremamente equilibrati e familiari discreti ed affettuosi.
Questo non è il mio caso.
Proprio. No.
Ma voglio concentrarmi su l’altra protagonista principale dell’Operazione Natale.
Infatti, mentre io inizio a sbavare settimane prima pensando allo stracchino mistico o alla frutta che sa di frutta, dall’altro lato dell’Oceano, c’è un’altra donna che si sta preparando al mio arrivo: Madreee.
Mamme che leggete, non vogliatemene, io non ho ancora figli e so che non posso capire le dinamiche mentali mammesche fino in fondo, concedetemi però un piccolo sfogo umoristico ai danni della mia.
Espatriata e figlia unica. Madreee sente motissimo la mia mancanza, ed io la sua, per carità, ma le aspettative sono colorate delle tinte rosa che solo un anno di lontananza sa regalare.
Molto, mooolto diversa è la realtà dei ricongiungimento 🙂
La sottoscritta è praticamente una macchina da viaggio che prepara tutto ossessivamente: passaporti, biglietti, snacks per non morire d’inedia durante i viaggi della speranza no frills, kit di igiene personale che deve entrare in uno ziplock da lillipuziano, bagaglio a mano ridotto all’osso per non imbarcarlo, controlli su controlli alla security e alla dogana, e poi trattamento alla Johnny Mnemonic per ricordarmi TUTTI gli orari dei voli e terminal e mappe dei terminal (che se per disgrazia sei in ritardo e non sai a priori come arrivarci è finita). Praticamente, con tutta sta roba per la testa, a parte il cibo, l’acqua che lava e l’assenza di scarafaggi volanti kamikaze, non ho altre aspettative impellenti.
Madreee, invece…
Madreee ti assale, ancora prima di partire, tipo già sei mesi prima, mi fa i quiz via skype per sapere a che ora torno, che giorno, che aeroporto e quanti cambi faccio e dove. E poi, dopo che le ho risposto, aspetta 10 minuti, rimescola le domande e me le rifà, e magari è mattina o notte fonda, e può essere che mi sbagli, e li’ è la fine. Peggio di Mike Bongiorno o Paolo Bonolis.
Quando la data si avvicina inizia anche a mitragliarmi con i vari appuntamenti medici. Praticamente mi ci vuole un’agenda solo per quelli (ringrazio il cielo di poterle fare queste visite visto che non ho l’assicurazione in America, però diciamo che 6-7 visite in una settimana romperebbero un po’ le scatole a tutti).
Una volta toccato il suolo natio inizia la tensione da esame di maturità mammesco: domande su domande su domande. Di cui lei sa già la risposta, ma vuole che gliela dica io, che sono arrivata da un viaggio di 24 ore, disidratata, con le orecchie tappate e che vorrei solo trovare un bagno per far pipì e poi morire in un letto finchè non mi si rigenera una nuova spina dorsale.
Ma lei no. É spietata. Trattamento alla prigioniero di guerra: non dormirai, mangerai o userai il bagno finchè non risponderai a TUTTE le domande su a che ora e che giorno abbiamo l’appuntamento dal ginecologo o su che cosa vuoi mangiare per pranzo e cena per i prossimi 20 giorni.
Dopo i primi 20 minuti di tortura scoppia il primo litigio.
Poi mi calmo e cerco in me l’Alessia Zen, quella che sa che è solo per amore mammesco che me sta’ a torchia’ manco fossi un sospettato in True Detective.
Da qui poi scatta la fase “tutto subito”.
Che per disgrazia le hai mica detto che ti sarebbe piaciuto mangiare un po’ di salmone affumicato, gorgonzola col mascarpone, pesce fesco, affettati e torrone?!
-Beh te la sei voluta tu! Adesso te li ho presi tutti e te li devi mangere TUTTI nello stesso pasto che poi vanno a male. Toh! se ti serve c’ho qui un imbuto da oche da foie gras che tengo sempre pronto per quando arrivi.-
Stremata dall’aver mangiato tutto tranne il tavolo (roba leggerissima tra l’altro), vorrei solo trascinarmi al letto più vicino, prima di cadere in un coma da digestione. Invece no. Perchè l’agenda di Madreee è fittissima di appuntamenti fatti apposta per me: incontrare tutti i parenti, gli amici (suoi), i medici (dei suddetti appuntamenti) e poi bombardarmi con mille racconti e domande (si’, quelle non finiscono mai, nemmeno all’ultimo giorno).
E li’ capisco che  a vivere da sola in un paese dove posso estraniarmi da qualsiasi conversazione (visto che la lingua non è la mia), mi ha trasformato in un’eremita.
Non ce la faccio, non riesco a reggere il ritmo. Sono una pappamolla.
Se per disgrazia mi ribello tira fuori l’arma segreta che ogni madre sa essere letale: il senso di colpa.
-Ecco, sei cattiva e senza cuore: io t’ho aspettato un anno, a pane e acqua, senza uscire dalla mia cella angusta, non ho visto nessuno, aspettavo solo te per fare tutte queste millemila cosa che ci vorrebbero 4 mesi per farle ma ora le facciamo tutte in un giorno e mezzo, e tu ti lamenti! 😦
E io penso che vorrei spararle un tranquillante di quelli che si vedono nei documentari sull’Africa, per vedere se sto cocktail di adrenalina e cortisolo può essere sconfitto col riposo forzato.
Insomma va così per 3 settimane, la vorrei strozzare moltissime volte, ma poi, quando la partenza si avvicina, inizia il magone, il nodo in gola, di quelli che solo un’expat può capire. Quegli addii che ti straziano e diventano peggiori di anno in anno. E allora la vedo con occhi diversi, mi ci attacco manco avessi ancora 4 anni e faccio tutto quello che vuole perchè ha ragione lei: di mamma ce ne è una sola, e a me, anche adesso che ho 34 anni e vivo lontanta da quasi un decennio, a me ancora manca tantissimo e ci sono quei giorni in cui vorrei solo che lei fosse li’ ad abbracciarmi e dirmi che andrà tutto bene. Tornerò anche l’anno prossimo a farmi torchiare 🙂
E le vostre di mamme?
Alessia, Louisiana

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16 pensieri su “Dei Delitti e delle Pene – Christmas Edition

  1. quanto mi hai fatto ridere! stessa età e anni d’espatrio (circa), alla fine ho smesso con gli appuntamenti medici (più parrucchiere e estetista) perché davvero era un tour de force angosciante che centuplicava le occasioni di scontro con la mater ansiogena. Quanto al cibo, oltre al mangiarlo sul posto, c’è poi l’incubo di passare giorni a cercar di ficcare in valigia quanti più prodotti italici possibile, attività che la galvanizza e a me stressa!

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    • Mi conosolo Arya 🙂 Io vorrei davvero smettere di andare a tutti questi appuntamenti medici e devo dire che a questo giro me ne sono toccati solo 3, visto che tutti erano in ferie. Però l’estetista e il parruccone, quelli, me toccano. Anche perchè una ceretta a 12 euro qui me la sogno lol
      Dici che cambieranno mai? Adesso mi iscrivo a yoga, magari aiuta 🙂

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      • Anche qui! e poi il parrucchiere in lingua straniera mi terrorizzava, specie in Germania dove mi raccontavano storie dell’orrore tipo tagli senza lavaggio o parrucchiere che ti mettevano in mano un phon e ti dicevano “asciugati!”…Però davvero non ne potevo più di girare come una trottola per tutta la durata delle vacanze italiane, tornavo distrutta! Loro non so se cambieranno ma yoga mi pare un’ottima idea 🙂

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      • Qui sono anche i prezzi a spaventarmi, roba che con tinta e spuntata non lasci meno 150 dollari, che ogni mese è un po’ un salasso. Adesso sono 6 anni che la tinta la faccio da sola, il taglio ancora non riesco lol comunque sono diventata brava (perchè non mi posso vedere da dietro dove sarò tutta una chiazza hahahah), ma mi fanno tanti complimenti per il colore

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  2. Ahaha l’imbuto da fois gras mammesco è GENIALE 🙂

    Same here, i miei genitori che prendono gli appuntamenti medici del caso, mettono in serio pericolo la capacità del frigorifero (tralasciando il fatto che se magnano loro più della metà delle cose che dicono di comprare per me) e mi salutano con la lacrimuccia mista di tristezza ed orgoglio.

    P.S. alla parrucchiera e all’estetista mando un messaggio su whatsapp spiegando anche la gravità della situazione 😉

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    • hahaha anche mio padre, The Mexican, vive di pacchia mangereccia quando torno, un giorno farò un post su di lui… Il mio parrucchiere ha dato l’estrema unzione alle mie lunghezze questo viaggio, ma nessuno capisce veramente la tragedia del parrucchiere, a meno di non essere una donna italiana expat 🙂

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  3. La mia – che adoro – lo scorso weekend ha deciso che saremmo andati tutti in montagna, influenza o non influenza. Ho passato il sabato notte abbracciata al water e sotto antibiotici, in baita, perché “e’ troppo bello per non andarci finché sei qui” 😀

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    • hahahah povera! Anche la mia fa di queste cose, poi, quando glielo fai notare, ti dice che lei mica ti ha obbligato… Evidentemente non si rendono conto del tono con cui ti fanno il lavaggio del cervello lol

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  4. è sempre così…. la mamma ci manca, non vediamo l’ora di rivederla… e dopo 10 minuti insieme già la vorremmo strangolare… ma al momento della partenza, ecco la nostalgia che ci assale di nuovo! com’è difficile a volte essere expat!

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  5. ho riso e pianto nel finale…ultimamente ho la lacrimuccia facile. Solo 4 mesi via da casa ma da Uk è più facile tornare quando si vuole solo 2h di aereo per Roma. Prima che parto faccio le ordinazioni su ciò che voglio mangiare :)…quando sono tornata anch’io ho prenotato il parrucchiere da Uk ero in condizioni pietose. Pranzo e parrucchiere subito dopo. 🙂

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    • 🙂 è un po’ il male dell’expat, noi italiani sentiamo anche tanto il distacco da cibo e parrucchiere perchè ne abbiamo di buoni e siamo abituati molto bene 🙂 Dove sei in UK?

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