Inshallah

A volte mi chiedo se non sarebbe meglio fare quello che tutti si aspettano io faccia. Quello che vedo fare a tante donne British e in generale a quelle che pensano di stare solo un paio di anni qui.
Si, potrei correre in palestra, poi andare in piscina, sdraiarmi, prendere il sole, chiacchierare con le amiche. E tornare a casa ad occuparmi dei bambini.

club
Almeno non mi sentirei chiedere “come mai non sei abbronzata? Ma non ti annoi?”.
Ci sono giornate come queste in cui ho un gran mal di testa, in cui non riesco a trovare un buco per incastrare tutti gli impegni che mi sono presa, in cui penso, onestamente, “ma chi me lo fa fare?”.
Che lavoro faccio vi starete chiedendo?
Io sono una di quelle fortunate persone che si riempie la giornata di una passione. Una di quelle che non guadagna nulla o quasi. Che gira come una trottola, e che si sente viva. Contenta e centrata. Quella sempre presente a ogni evento, a scuola, in giro.
Certo a volte in giornate come questa mi vengono i dubbi, mi assale la voglia di fermarmi. Ma poi mi ripeto ognuno è quello che è.
E io sono una persona curiosa. Non potrei vivere in un posto senza provare a conoscerlo sul serio, non potrei vivere in un posto senza integrarmi, senza cercare il mio posto. E poi ho deciso di dare un senso a questa esperienza. Che è stato inizialmente essere mamma h24, concedermi questo enorme, immenso lusso. Io credo nella qualità del tempo che si dedica ai figli, ma mi piace pensare che quando sono piccoli anche la quantità ha il suo valore, il suo peso. Esserci sempre anche nei piccoli gesti, come accompagnarli a scuola, non perdermi un evento, esserci nei numerosi play date e ai corsi di piscina, esserci a pranzo. Ma onestamente appena arrivata qui ero ossessionata dall’idea di cercarmi un lavoro. Sì, mi angustiava l’idea di perdere la mia indipendenza economica, buttare via anni di studio e sacrifici e poi anche perdere il mio ruolo sociale, perché ammettiamolo viviamo in un mondo in cui esisti solo se lavori.  Essere mamma, moglie, occuparsi della casa non ha più un valore, non è abbastanza.

Solo che una volta a Kuwait mi sono imbattuta in diverse difficoltà oggettive che hanno impedito la realizzazione di questa ansia “devo cercarmi un lavoro”. La prima difficoltà è stato il livello del mio inglese, troppo basso, per poter pensare di cercare un lavoro serio, ma anche uno semplice. Poi ho avuto estrema difficoltà a trovare una nanny, qui si “ordinano” in un’agenzia e arrivano direttamente dalle Filippine, Sry lanka, Etiopia e la regola è farle vivere con te, senza nemmeno averci parlato prima, guardato i suoi occhi, visto come si relazionava con la piccola. Senza nemmeno un periodo di prova. “Ordini” e poi vive h24 con te. Tutto ciò era troppo per me. Ho rinunciato presto a questo aiuto. Poi  non ci sono nidi, la maggior parte delle scuole partono dai 2 anni e mezzo e comunque terminano alle 12 o al massimo alle 13.30. E questo fino ai nove, dieci anni. Infine, anche a volere superare tutte queste difficoltà,  i miei studi  erano troppo incentrati sul diritto italiano senza contare che io ho una visa “da moglie” e questo paese ha deciso di ospitarmi perchè mio marito è il mio sponsor, il mio  padrone,  quindi le società non possono assumermi oppure se lo fanno mi darebbero solo 1\10 dello stipendio normale.

mimma

Confesso che tutte queste cose mi hanno scoraggiato molto. Senza contare che venino da un anno pesante. Un figlio ti stravolge la vita. Nel mio caso aggiungeteci un brutto infortunio avuto al nono mese, spalla destra lussata,  due dita mano sinistra rotte. Gesso e fasciatura per quasi due mesi e altri sei di riabilitazione. L’impossibilità per due mesi di prendere da sola mia figlia in braccio, ma nonostante ciò allattarla. Lei poi era una bimba non dormiente, inoltre mio marito si era trasferito per noi da Dublino a Milano e si era trasformato nel Leopardi del nuovo millennio. Ci siamo trovati a convivere h24 per la prima volta in mezzo a tutti questi grandi cambiamenti.
Capite che ero stravolta e in più mi trovavo in un posto che sembrava Marte. La settimana che inizia di domenica, il muezzin, due lingue, nessun marciapiede, nessun volto amico.
Eppure tutto ciò non mi ha spaventato. Ho sentito subito che questo paese, questa esperienza erano un’occasione importante per me, per noi. Dovevo solo capire quale .
Mi sono detta “datti una possibilità”, lascia perdere questa ansia e concentrati su ciò che conta.
E non mi sono sbagliata. Qui siamo diventati una famiglia.
Ho imparato a cucinare, a tenere le fila di tutto, ho creato pure io la mia cassetta degli attrezzi. A portare in casa serenità e fiducia.
Poi chi mi segue sul “mamme nel deserto” lo sa.
Qui ho conosciuto Drusilla, una grande amica, una vera compagna di avventura.
Un giorno davanti a un caffè ci siamo confidate.
Avevamo aperto da poco il blog. Lei aveva ricevuto l’offerta di fare l’assistent teacher in un kinder garden. Era infervorata, determinata. Anche se lo stipendio era davvero poco consistente e se ne sarebbe andato tra bus e nanny in casa per fare trovare qualcuno in casa ai bambini, fintanto che lei non tornava.

Io in quel momento invece ero già andata oltre, avevo realizzato che volevo fare lo step successivo, non volevo fare un lavoro solo per dire che lavoravo. Volevo provare a fare qualcosa che accomunasse tre punti fondamentali: un lavoro per cui hai talento, che ti piace sul serio e dove sfrutti le tue reali capacità, che a 40anni non sono solo gli studi.
Perchè da giovane ti indirizzi verso professioni sicure, che ti dicono altri. A 18 anni non sai nulla di te o quasi.
Insomma, mi ero ripromessa di fare una cosa sola: cercare il mio vero io e non quello che mi avevano fatto credere di essere. E così in mezzo a questo polveroso paese mi sono ritrovata.
Scrivere mi è sempre piaciuto, così come condividere, fare squadra. Inventarmi eventi e progetti. Il blog è il mio fantastico lavoro. E poi mi aiuta un sacco ad integrarmi. Mi ha insegnato a vedere le cose. Perchè se devi raccontarle devi andare oltre. Inoltre siamo un ufficio di informazioni, diamo una mano e veniamo in contatto con tante persone. E poi il blog ci ha fatto scoprire dall’ editore “Carsa edizioni” che ci ha proposto di scrivere un libro sulla nostra esperienza. E’ nato “Mamme nel deserto- ma come ci siamo finite qui”. Ho passato l’estate a promuoverlo. E’ nata una collaborazione con il nostro editore per la cura della collana expat che darà voce alle storie degli italiani nel mondo, di cui il nostro libro è solo il primo.

presentazioni libroOra c’è Amiche di fuso.
Ogni tanto ci propongono piccole collaborazioni. Altrimenti me le invento come quella che sto cercando di realizzare con un festival internazione del food qui, oppure con un’associazione araba per portare la famosa Taranta. Oppure me le chiedono come quella giornalista che sta realizzando lo stand per l’expo e ha bisogno di info.
Chiaramente non guadagno così tanto da potermi mantenere. E questa estate e, tutt’ora, la gente non capisce perchè io sia così presa visto che non vado in ufficio, non timbro un cartellino, il 27 non mi arriva uno stipendio. Scrivere non è un mestiere riconosciuto. Sembra un hobby, un gioco per te.
Per fortuna quel fantastico uomo che ha molto apprezzato la mia scelta, ora mi appoggia come nessun altro. Crede in me. Abbiamo sempre tante cose da raccontarci alla sera. Spesso è lui che mi dà idee. Mi dice sei brava.
Sì, il mio nuovo lavoro è bellissimo.
E lo devo a Kuwait e anche a mio marito che mi ha regalato la libertà di provarci e non si arrabbia se non trova casa sempre perfetta, piatti speciali e se gli tocca andare a fare la spesa talvolta. Ma che adora vederci contente a me e mia figlia.
Sopporta la mia testa svagata oppure le mie mille storie.
Pure mia figlia di tre anni e mezzo ha capito, un giorno lei mi ha detto: mamma io ora vado a scuola, ma da grande voglio tornare a casa e scrivere mamme nel deserto.
Se penso a quelli che mi hanno chiesto “non ti preoccupi dell’insegnamento che le stai dando visto che hai mollato tutto per un uomo” mi scappa un sorriso.
Lei ha capito tutto. Gli altri no. Inshallah forse succederà prima o poi, forse no.
Tutto può diventare un opportunità. Sempre.
E il lavoro più importante che possiamo fare è cercare di essere felici. Io questo ho capito.

 Mimma, Kuwait

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12 pensieri su “Inshallah

  1. Che bell’articolo. Farò tesoro delle tue riflessioni in cui mi ritrovo molto. Chissà che l’Australia non mi faccia lo stesso effetto per capire chi sono al di là degli studi che ho fatto… Inshallah 😉

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    • Si è quello che è successo a me. Poi magari puoi scoprire che quegli studi sono perfetti per te…e non c’è nientr’altro che vuoi essere, ma se invece così non fosse non c’è nulla di male….anzi. Un abbraccio

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  2. e ma basta! smettila di scrivere post fantastici, altrimenti mi tocca ripetermi continuamente!! uffff…. bellissimo Mimma, qui c’è tutta la tua energia, la capacità di reinventarti, la voglia di andare avanti e fare. Eri un’Avvocato, con una bella posizione nella vita prima, sei una blogger, una scrittrice, un ufficio informazioni, una mamma e una moglie nella vita attuale e domani chissà, domani è un altro giorno diceva Scarlet.

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    • Grazie a te cara…so che avresti apprezzato…daltro canto hai scelto come nome del tuo blog dietro le cose….e quindi sei una che va oltre. Un abbraccio a te

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  3. Sei una donna coraggio, Mimma (e Dru con te). Hai avuto il coraggio di lasciare il lavoro e la stabilità economica per fare la mamma h24, hai lasciato la città che amavi per una una sicuramente più difficile, hai lasciato le certezze di una vita per le insicurezze del Kuwait. Ma in tutto questo sei riuscita a scoprire te stessa e quello che veramente ami fare. Per questo ti indivio tanto!

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  4. Pingback: TOP Post dal mondo expat #15.12.14 | Mamma in Oriente

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