How to be an happy expat

La comunità degli expat Americani in questi giorni é messa a dura prova  dalla visione, sugli scaffali dei supermercati, delle nuove patatine delle Lay's al gusto cappuccino. Really?Ok diciamolo subito, pensare che questa sia una guida definitiva per essere un expat felice sarebbe pretenzioso. Le esperienze di vita di ognuno di noi sono così personali, così come lo sono le reazioni emotive, che trovare una ricetta che vada  bene per tutti é difficile, se non impossibile. Ho pensato peró di raccontarvi cosa ha funzionato per me. Magari qualcuno ne puó trarre qualche suggerimento o, se preoccupato, perché in procinto di iniziare la sua avventura da expat, si puó tranquillizzare perché se ci sono riuscita io “se pó fá”!

Di come io non mi sia mai immaginata, fino a poco tempo fa, una vita da expat vi avevo accennato quando ho raccontato come sono arrivata in Texas. Mi é sempre piaciuto viaggiare, ma pensare di vivere in un altro paese non é neanche comparabile. Una delle cose che più mi preoccupava era la lontananza da casa e dagli affetti. Non mi riferisco solo alla lontananza affettiva, ma anche quella geografica. La seconda forse più della prima. Ora non me ne vogliano le persone che mi sono care e che magari passano da questo blog, ogni giorno sento una mancanza struggente per la mia famiglia ed i miei amici, ma avevo la certezza che non sarei rimasta sola e che, anche se in modo diverso, sarebbero stati parte della mia vita e delle mie giornate. E no caro lettore per quello neanche ci provo a darti una soluzione. Mi limito al semplice consiglio di diventare la persona più social del mondo.Skype, whatsapp, instagram, e anche il vituperato Facebook potrebbero diventare i tuoi migliori alleati. Quello che invece mi preoccupava maggiormente era la distanza geografica. Per quanto oggi gli spostamenti siano veloci é palese che, essere in Italia se dovesse capitare un’emergenza di qualsivoglia tipo, non é pensabile in meno di 36/48 ore, almeno per noi che viviamo qui in Texas in una cittadina che non ha un aeroporto internazionale. E lo stesso se qualcuno dovesse raggiungerci in caso di necessità.

E cosí la mente iniziava a pensare “e se succede questo o quest’altro?”. Ovviamente avere risposte a queste domande, senza neanche sapere se e quando queste cose succederanno, serve solo ad angustiarvi la mente. Non dico di mettere la testa sotto la sabbia e far finta che le cose brutte non possano succedere, ma siamo consapevoli che finché non accadono é quasi impossibile pensare di poter organizzarne prima la gestione. Lo so, per molti sarà la scoperta dell’acqua calda, ma questa presa di coscienza, per una maniaca persona che apprezza l’organizzazione e il controllo é una consapevolezza non da poco.

La lontananza poi aveva  giocato anche un altro brutto tiro: il senso di colpa. All’inizio (non é vero, per me é così ancora adesso) l’entusiasmo e la scoperta di un mondo nuovo sono galvanizzanti, le giornate passavano veloci e piacevoli, ma poi arriva il momento in cui ti fermi a tirare il fiato. Ti accorgi allora  che sono passati i giorni, forse qualche settimana, e ancora non hai pianto, non ti sei disperata per la solitudine. A quel punto ti chiedi se sei un’egoista ad essere felice lontana dalle persone che ti vogliono bene e che sentono la tua mancanza. Ecco, sappiate che non siete degli egoisti, ma state solo vivendo la vostra vita. E lo stesso fanno a casa, giustamente. La vita non si é fermata per nessuno. E poi chiediamoci: le persone che ci vogliono veramente bene sarebbero felici di sapere che le nostre giornate sono tristi per la nostalgia di casa o qualsiasi altro motivo? Non credo proprio.

Qui arriva l’altro mio consiglio, quello di rendere partecipe chi é rimasto “a casa” della vostra vita. Parlo anche delle piccole cose che possono apparire insignificanti, ma che aiutano tanto. Poter visualizzare i posti e conoscere certi dettagli della vita quotidiana, aiuta a comprendere e a sentirsi meno lontani. Una volta ho fatto la spesa in video chiamata per fare vedere il supermercato dove vado a fare la spesa ad una delle mie più care amiche; chi mi stava attorno mi guardava un poco strano, ma noi ci siamo divertite un sacco. Lo stesso succede se qualcuno viene a trovarvi. Ovviamente avrà piacere di vedere i posti più belli del luogo dove vivete, ma voi non tralasciate di fargli vedere dove fate colazione o dove magari vi fermate a mangiare un panino ad un’ora improponibile della sera dopo il cinema.

Se si riesce in tutto questo, magari non proprio la felicità, ma almeno una gran dose di serenità é assicurata.
Fate peró attenzione anche a cercare contatti ed a creare nuove amicizie in quella che ora é o sta diventando casa. Gli amici vecchi non si sostituiscono, ma i nuovi arricchiranno le vostre esistenze. Non importa se sono locali o altri expat. Con i primi lanciatevi e scopritevi a vicenda, senza farvi fermare magari dalla lingua. Avete lasciato tutto e attraversato un oceano, non sarà certo un tempo verbale sbagliato a fermarvi.
I secondi saranno alleati utili, vi sapranno fornire quelle piccole informazioni sulla vita quotidiana che nessun locale o guida vi dirà mai e, soprattutto, saranno quelli che più di ogni altro capiranno cosa vi passa per la mente, perché molte delle cose che vi arrovellano probabilmente hanno giá fatto tappa prima nella loro di mente.

Per me questo ha funzionato, qualche volta momenti tristi e di preoccupazione ci sono stati, ma in fondo chi é così fortunato da non averne mai?
E se qualcuno oggi mi chiede se sono felice non posso che rispondere di sì.

Valentina, Texas

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3 pensieri su “How to be an happy expat

  1. Uaho questa me la stampo!!! Grazie della miniguida. Per ora sto facendo installare skype su tutti i cell di amici e parenti, faremo un numero skype italiano in modo che ci possano chiamare come fossimo in Italia ed ho creato una cartella dropbox condivisa con nonni e cugini per caricare mese per mese foto e video (specialmente delle bimbe). Se poi sarà proprio necessario farò anche un profilo FB 😉

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  2. Pingback: La forza di un sorriso | Amiche di fuso

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