Attenzione: genitori in visita

Arrivano. Ma prima di tutto devono partire. Prima ancora comprare il biglietto. Prima prima ancora convincersi di venire a trovarti.
Non tutti ci ritroviamo genitori che sono viaggiatori provetti e può capitare che un viaggio transatlantico, come nel mio caso, spaventi. Da una parte quindi tutta l’eccitazione e la voglia di andare a tastare con mano dove vive il/la figlio/a e dell’altra l’ansia del viaggio. I miei genitori si bilanciavano perfettamente: la positività di mio papà con la preoccupazione di mia mamma. Binomio perfetto per far perdere le staffe a lei che non trovava comprensione per ogni dubbio espresso e far morire me con la paura di ritrovarmeli in Australia anziché all’aeroporto di Chicago. 

Parte 1: Preparazione.
La fase del convincimento iniziò con il “allora quando arrivate?” e finì con “Va bene, ci vediamo a Natale dai” con miei musi lunghi e dispiaciuti. Nel mezzo molte scuse avanzate e tanti forse. Finché alla fine cedettero e habemus tickets. I miei non parlano inglese, quindi stilai un pdf da stampare con semplici frasi, traduzione e pronuncia ( 1 = one = uan ..yep, I did it!) da usare in aeroporto e da far leggere in caso di bisogno a qualcuno e soprattutto al controllo negli Stati Uniti con mio indirizzo e numero di telefono perché non li bloccassero da qualche parte. Avevo descritto anche passo per passo tutte le fasi dei controlli in modo che sapessero sempre cosa aspettarsi in aeroporto. Previdentissima. Poi la lista delle cose da fare e comprare: Esta, assicurazione sanitaria, lucchetto “americano”, grana e gocciole (eh eh), ect.. Ci lasciammo a Linate con un messaggio “stiamo salendo, ti scriviamo da Francoforte”. E poi il nulla per tipo quindici ore, tanto che siamo andati in aeroporto per prenderli con l’ansia di non trovarli. Il cellulare logicamente sempre spento. “Vedrai!! sono finiti nella campagna Cambogiana senza acqua e viveri ed è tutta colpa mia!!” già strillavo a mio marito. E invece no: eccoli che sgambettavano felici verso di noi tutti interi e soddisfatti di essersela cavata alla grande. Il fatto di averli intercettati per sbaglio sotto un temporale pazzesco alle dieci di sera che scorrazzavano dal gate 2 al gate 1 dell’aeroporto ENORME di Chigago perché pensavano fosse più facile trovarci lo cataloghiamo sotto c**o…

Parte 2: Soggiorno.
L’emozione di vederli dopo sette mesi è stata impagabile: tali e quali a come li avevo lasciati. Abituati a vedersi tramite uno schermo, cercando di cogliere ogni umore, ogni sfumatura della voce, ogni minino cambiamento, la paura costante di perdersi qualcosa. Ma finalmente via i brutti pensieri e si inizia la vacanza! Tour completo della città completo di musei e passeggiate lungo lago, shopping scatenato per approfittare di quello che da noi non si trova e della convenienza, giro nel mio quartiere residenziale preferito ad ammirare le magnifiche abitazioni, colazioni a base di pancake, brunch domenicale, due gite fuori porta, Chicago by day, scovare tutti gli antiques, cene, chiacchiere, film. Due settimane intense e speciali con un unico fine: far conoscere la mia nuova realtà in modo che si potessero rasserenare sul fatto che qui io stavo bene. Logicamente durante tutte le nostre telefonate io ho sempre parlato di cosa facevo, cosa scoprivo e come vivevo però un conto era raccontarlo altra cosa era poter far provare il latte che bevevo a mio papà e ritrovarsi d’accordo sul fatto che non era latte latte*. E ancora che le auto e le strade erano davvero enormi, come i centri commerciali e come tutto del resto, che provare tutti i cereali per la colazione, le salse e le patatine esistenti non sarebbe bastata una vita, che qui l’obesità era un problema serio, il poter pagare un dollaro con la carta di credito, l’orgoglio americano esibito ovunque, la cortesia non scontata, il cielo immenso, la pulizia e così via. I lati positivi e quelli meno al loro giudizio. Ero orgogliosa di poter fargli da guida in questa parte del mondo e rivedendo le mie scoperte sui loro visi ho capito che per me invece stavano diventando la normalità: ero in piena fase di integrazione.

genitori in visita

Parte 3: Partenza.
La parte più dura. Nemmeno la convivenza forzata in un bilocale di 50mq2 ne ha attutito lo smacco. Valigie fatte. Magone. Ultima cena. Magone. Ultima colazione. Magone. Viaggio verso l’aeroporto. Magonissimo. Vederli varcare il cancello dei controlli: pianto disperato. Si tornava alla propria vita, ognuno un po’ più rincuorato rispetto al benessere dell’altro: il loro primo grande viaggio lo hanno fatto per me e sono così felice che hanno potuto partecipare a questa parte importante della mia vita. Ora hanno tutte le carte per contestualizzare i miei racconti e tranquillizzarsi..mentre io, allora, aspettai la chiamata dell’arrivo a Linate per tirare il fiato!! 

*E’ latte, solo così pastorizzato che ha un sapore più blando rispetto a quello a cui siamo abituati in Italia.

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20 pensieri su “Attenzione: genitori in visita

  1. Uaho grazie del racconto. Qui si sta già pensando al grande saluto. I miei genitori pensano a tecniche per renderlo meno traumatico soprattutto per le bimbe (e la nonna), io penso che anche il saluto faccia parte dI tutto il processo, anche se fa stare male. Di sicuro andremo da soli in aeroporto e credo che alla fine in taxi sarò io a versare mille lacrime con mia figlia che mi chiederà: “Mamma perché piangi? Mamma perché a gennaio porti gli occhiali scuri e non c’è nemmeno il sole”!!!

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    • ..con i nipoti sarà anche peggio! Io ho fatto tutto il viaggio con mia mamma angosciatissima mentre io e il babbo cercavamo di sdrammatizzare ma deve essere stata dura anche per loro lasciarmi qui..
      Eh eh ai figli non sfugge nulla!! ❤

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    • :/ guarda io mi sono intestardita: li volevo qua perché uscissero dall’Italia e avessero un’idea di dove avevo vissuto. Ma è stata durissima convincerli e ora mia mamma sembra fare orecchie da mercante.. Non verranno più..chissà che non riesca la nipotina a convincerli. 😉

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  2. E’ tanto bello poter andare e conoscere la realta’ in cui vive tuo figlio. Noi siamo andati tante volte a Montreal dove vive mio figlio, Siamo anche stati 6 mesi quando era solo,ora p0er fortuna ha una compagna e anche se noi per motivi di salute di mio marito non riusciamo ad andare da ben 3 anni, siamo contenti che non sia solo. Ci accontentiamo di quella settimana all’anno che riesce a venire lui. La prossima sara’ a gennaio. In attesa di tempi migliori. C’e da dire che per noi i viaggi non sono un problema visto che siamo ex expat. Salutoni.

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    • Rita bravissima: ti auguro di riprendere presto i viaggi da tuo figlio! Sai una cosa che desidero tantissimo è trasmettere alla mia bimba di essere cittadina del mondo: ovunque vorrà andare andrà e io sarò felice. Spero che questo sia un desiderio che mi rimanga nel tempo e sapere che tu ex expat sia così serena che lo sia anche tuo figlio mi fa sperare! Un abbraccio!

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  3. il brutto e` quando cominciano a diventare vecchi e non possono piu` viaggiare… in ogni caso oltre ai genitori farebbe anche tanto piacere ricevere il resto delle famiglie.
    della mia famiglia mio fratello e` venuto tante volte a trovarci, ma dei fratelli di mio marito nessuno in 20 anni…e posso garantire che ne hanno le possbilita` economiche e li` si` che girano…
    per fortuna di amici ne abbiamo gia` avuti tanti e due di loro proprio ieri ci hanno fatto la sorpresa che saranno con noi in queste feste che altrimenti sarebbero state solitarie! evviva gli amici sinceri!

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    • Gli amici sono famiglia quindi assolutamente è bello averli attorno! Per ora siamo tornati tutti i Natali ma se dovessimo rimanere mi piacerebbe sicuramente avere qualcuno “tra i piedi!”.
      Non farti venire il sangue amaro per i cognati.. Hai più posti per altri amici! 😉

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  4. La fase della partenza è sempre na tragedia da queste parti 😦
    Però io sono fortunata, i miei sono avventurosi 🙂
    In realtà ora per vedere bimba andrebbero in capo al mondo credo

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    • I nipoti smuovono tutti della serie se Maometto non va alla montagna allora la montagna va da Maometto! 😉 spero valga anche per me e la mia piccola!
      Grandissimi i tuoi genitori!

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  5. Cara Greta ma i tuoi genitori si chiamano, per caso, come noi Bruno e Graziella? Stessa esperienza, stessa paura, stesse emozioni, stessa euforia, stessa ignoranza di lingua, stessi magonissimi: una cosa l’ho capita che i genitori delle/gli expat potrebbero essere sovrapposti: combaciamo perfettamente! Ecco siamo tutti papy e mamy, senza differenze né distinzioni né classificazioni. Con una grande “carica” di amore che è lo stesso che voi date ai vostri figli. Grazie per averci fatto partecipi…. (io a suo tempo me l’ero presa anche con Cristoforo Colombo – poi ho chiesto scusa!!!)

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    • Ahaha genitori di expat alla riscossa allora!!! 😉 è bello sapere che tanti hanno avuto le stesse esperienze ed emozioni dei miei genitori..li fanno meno “alieni”! E son d’accordo sull’amore immenso verso noi figli: entrambi hanno dato prova di coraggio a intraprendere questo lungo viaggio senza inglese con tante ore di aereo che non piace a nessun dei due!!
      Un abbraccio a voi!

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  6. che momento le partenze, più quando sono partiti loro via da me che quando sono finite le mie di vacanze e sono ripartita io. Le lacrime scendono giù anche se fino al secondo prima ti sei detta: nooo stavolta non piango. Prima di pronunciare mentalmente la o ero già a singhiozzi, anche se sapevo che li avrei rivisti la sera stessa su skype. Uno dei lati negativi è che consciamente o inconsciamente ci pensi che ti stai perdendo qualcosa.

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    • Vero. Anche io ho provato lo stesso: mi ha fatto più male quando son partiti loro da qua che io dall’Italia per rientrare qui. Poi c’è sempre quel tarlo che lavora sul nostro senso di colpa come se gli voltassimo le spalle e fa male. Perlomeno venire qui hanno toccato con mano quanto io davvero stia bene in questa nuova realtà. E spero questo li abbia un po’ rasserenati! 😉

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    • Sì questo per me è stato davvero importante: l’ho voluto perché passando qui parte della mia vita se loro non avessero avuto modo di viverne un pochetto sarebbe stato strano. Sarebbe mancato qualcosa a questa esperienza e al suo ricordo!

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  7. Pingback: Scenari di vita quotidiana di un expat: la chiamata su Skype | Amiche di fuso

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