L’inglese, grazie all’ESL, non mi fa più paura.

Arrivata nella nuova patria il primo ostacolo, come per molti, è stato quello della lingua. Certo vien da ridere che non sapessi l’inglese, la lingua universale per eccellenza ma io sono una di quei fortunelli che hanno studiato francese a scuola. Per ben undici anni. Elementari, medie e superiori: ricordo che in quest’ultime la scelta era inglese e musica o francese e arte. Io sognavo la Venere di Botticelli e mi ritoccò la lingua delle baguettes, ai tempi niente da dire ma poi quanto mi sono pentita di non essere un’appassionata di note e violini!
Avendo saputo della trasferimento a Luglio, con un lavoro che mi succhiava l’anima e un matrimonio da organizzare, l’inglese non trovò posto nemmeno a ficcarcelo di traverso tra una pausa caffè di cinque secondi e una partecipazione da consegnare. Comunque insieme ai duemila bagagli sbarcai a Chicago carica di libri tra cui pure il best seller di Peter Sloan entusiasta delle recensioni quali “impara l’inglese divertendoti! Mai stato così facile!! Ho provato per anni in tutti i modi e solo con lui finalmente ho imparato”..potevo essere più preparata? Io già mi vedevo a parlarlo in due mesi come un nativo..cosa nemmeno lontanamente vicina dopo più di un anno. Seguii pure un corso online. Ma l’entusiasmo iniziale scemò nel giro di poco: studiare da sola mi annoiava e le mie pronunce erano immancabilmente stroncate la sera da mio marito. Mi sentivo esclusa da tutto il mondo che mi circondava. Uscivo e cercavo di attaccar bottone con qualsiasi persona, scoiattolo e palo della luce mi venissero a tiro ma il mio vocabolario era quel che era e la mia comprensione terribile. Sorridevo gran tanto. Un po’ da ebete e molto sul disperato. Urgeva comunicare. Urgeva una scuola. E finalmente la trovai.
Una sera conobbi Ernesto, italiano espatriato a Milwaukee per amore, e con lui mi lamentai dei costi di inglese delle università che si aggiravano al millecinquecento dollari e passa al mese. Mi diede della matta anche solo per averci perso tempo per informarmi e mi consigliò di cercare il corso English Second Language al MATC di Milwaukee che sarebbe costato non più di 20$ al corso…..really?! Andammo direttamente alla scuola il giorno dopo e dovetti aspettare per registrarmi al il primo corso utile che sarebbe stato quello estivo di sei settimane a giugno, per poi proseguire in quello completo di sedici che si tiene due volte l’anno: da gennaio a maggio e da settembre a dicembre. Chiedendo maggiori informazioni sul costo irrisorio del corso ci spiegarono che il programma ESL è sponsorizzato dal governo ed è proposto in molte le città per far in modo che l’inglese sia parlato da tutti i nuovi arrivati,  illegali o meno. Che fortuna ci fosse a Milwaukee: mi iscrissi e aspettai con impazienza l’inizio.
Il mio primo giorno arrivai mezz’ora in anticipo: avevo paura di non trovare la classe giusta e volevo anche avere il tempo di ambientarmi. In corridoio incontrai Anabel e le andai incontro felice di ritrovarla: è una bellissima ragazza messicana a cui sorridono sempre gli occhi, l’avevo conosciuta il giorno della registrazione ma purtroppo non eravamo nella stessa classe e ora lei è rientrata in Messico. La mia classe era aperta, entrai e pensai a dove sedermi: troppo insicura per i primi posti ma nemmeno volevo nascondermi in fondo, così presi posto in seconda fila e aspettai impaziente. Ricordo che la mattina mi svegliai prima che scattasse la sveglia: succede sempre quando sono agitata o mi aspetta una giornata importante e tornare a scuola dopo tanti anni lo era davvero. Presi il mio quaderno per gli appunti ma mi salì l’agitazione perché non trovai la matita, iniziai a svuotare lo zaino perché ero sicura di averla presa e nel frattempo entrò un ragazzo, poi altri due e io sorrisi a duecento denti: volevo farmi degli amici. Disperatamente. Entrò un uomo basso con un fare chiassoso e allegro, si presentò  come il nostro insegnante  e iniziò a scherzare per sciogliere un po’ la tensione del primo giorno: eravamo tutti adulti in un Paese straniero con una lingua nuova e tutte le difficoltà nell’integrarsi in una nuova cultura, un processo che lui conosceva bene perché espatriato a sua volta in giovanissima età. Ci mise in cerchio e iniziò a colpirci, letteralmente!, con una palla “I’m Hector, I’m from Mexico, I’m a teacher. Who are you?”. Sfilò una serie di domande che ora mi sembrano di una facilità disarmante ma che allora quando la palla mi arrivò tra le mani la mia voce tremò prima di assestarsi e rispondere. Le due ore con Hector passarono in fretta e al termine mi si avvicinò e mi chiese di seguirlo.  Io già pensai che mi rispedivano a casa perché un caso impossibile di incompatibilità con l’inglese. Lo seguii mortificata nell’aula accanto e incontrammo Rosa, altra insegnante ma di un corso più avanti che lui mi presentò come la mia nuova insegnante: ero stata promossa il primo giorno di scuola! IMG_2379
Il corso di Rosa fu bellissimo: lei scherzava, parlava molto bene ma veloce perché voleva che ci sintonizzassimo sulla parlata di un qualsiasi Americano. Poi era determinata a finire il libro estivo quindi le due ore erano sempre intense, ogni giorno con compiti , test ogni settimana e ogni mattina parte grammaticale e di conversazione. Era davvero in gamba, con una grande passione: sono stata fortunata. I miei nuovi compagni erano simpatici e il clima tale che ci sentimmo davvero a nostro agio; molti di loro erano messicani che vivevano qui da parecchio e ancora non sapevano l’inglese perché stavano nelle aree spagnole, come la mia amica cubana Yakara che vive qui da tredici anni e ha deciso solo ora di impararlo! Effettivamente al di fuori della zona spagnola tutto è tradotto in due lingue, molti negli store e negli uffici governativi comunicano anche in spagnolo quindi ci credo che non ne abbiano mai realmente avuto il bisogno. Siamo di diverse etnie: i più solari gli orientali, gli africani i più chiacchieroni, e i russi i più timidi e piano piano formammo un bel gruppo. L’ultima settimana di scuola Rosa mi prese da parte e mi disse che in autunno sarei passata al corso successivo: ero emozionata, grata, orgogliosa, terrorizzata di non esserne all’altezza. Ero felice. Chi l’avrebbe detto che questo americano inglese mi sarebbe finalmente  entrato nella testa?! E voi, avete fatto a pugni come la sottoscritta con la vostra nuova lingua?

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Greta, Wisconsin.

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5 pensieri su “L’inglese, grazie all’ESL, non mi fa più paura.

  1. Anche qui c’e’ il progetto ESL (ho visto i manifesti nelle biblioteche), grazie al tuo post andro’ ad informarmi un pochino per eventuali corsi gratuiti. 🙂
    Credo che comprenda solo i conversation club che gia’ frequento di tanto in tanto ma… mai dire mai! 🙂

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    • Qui fanno anche lo scambio tra inglese e spagnolo però. Con l’italiano pensavo arrivassero tutti e invece non si è fatto avanti nessuno….magari avrei dovuto dare lezioni di cucina e avrei avuto più successo! 🙂

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  2. Anche qui lo stato offre, a volte del tutto gratis, dei corsi di integrazione.
    Io sono fortunata perché già parlavo tedesco, certo non al livello che ho ora, ma ero abbastanza autonoma. Sono arrivata sola e stavo sempre e solo con i crucchi. Questo mi ha aiutato molto.
    Brava La Greis. Non tutti si mettono in gioco per imparare una nuova lingua

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    • per forza: chiacchierona come sono sarei implosa se non trovavo modo di sfogarmi! 😉 per il tedesco tanto di cappello, lo immagino davvero difficile! Brava ps A me i tedeschi sembra che stiano sempre avanti!! 😉

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