Libertà è poter essere come sei

Una delle cose che piú mi preoccupavano prima del nostro trasferimento era il fatto che il Texas è uno stato notoriamente conservatore. In effetti in molti sono ben radicati principi molto tradizionali ma, contrariamente a quella che era la mia percezione in Italia, mi sono resa conto che quello che prevale è il rispetto per tutti. Ovvio questo non vuol dire che a tutti vada bene tutto, ognuno ha le proprie idee e quando é chiamato ad esprimerle nelle elezioni, nei vari consigli cittadini o dei distretti scolastici, ovviamente dà il proprio sostegno alla parte a lui piú vicina. Una volta però che viene esercitato questo sacrosanto diritto di opinione, ognuno é libero di essere quello che é senza che ci sia giudizio o pregiudizio. Non è raro che le persone diano il proprio sostegno anche a chi non la pensa come loro, perché prevale la salvaguardia del diritto e della libertá di ogni individuo ed il rispetto dell’opinione personale.

Statua della libertà - Amiche di Fuso

Foto da Pixabay.com

 Certo Il Texas, come ogni altro stato, non é l’Eden e ci sono situazioni di tensione sociale fra persone di etnie diverse, di diversa posizione politica o con idee come aborto e matrimonio gay che vedono schieramenti fortemente allineati su posizioni opposte. Questi, peró, sono problemi “grandi“ della societá mentre quello di cui voglio parlare io é di come, nella vita di tutti i giorni, si possa essere quello che si è o si desidera essere senza avere l’occhio giudicante del vicino che ci squadra.

Una delle prime cose che salta all’occhio, tanto che spesso viene notata anche da chi viene qui in USA anche solo in vacanza, é la libertà di abbigliamento: al supermercato è possibile vedere nella stessa fila, una accanto all’altra, una signora truccata e ben curata ed una in pigiama. In Italia molti si farebbero domande sullo stato di salute mentale di chi va a fare la spesa in pigiama. Qui non frega a nessuno, perché tu non sei quello che vesti o come appari, tu sei una persona. Questo a meno che tu non voglia mandare un messaggio con il tuo abbigliamento o con il tuo apparire, ad esempio con messaggi scritti sulle magliette, con tatuaggi e cose simili.
Soprattutto nulla viene dato per scontato.
Sei interessato ad acquistare una casa da un milione di $ o piú? Potrai presentarti di fronte all’agente in immobiliare in jeans e maglietta magari pure un poco sfigatella e, se sei realmente interessato, lui ti tratterá con la stessa cura con cui ha trattato un altro possibile acquirente che si é presentato con un bel macchinone fiammante.
É vero che magari negli anni Julia Roberts in Pretty Woman e Bill Gates hanno fatto scuola, ma qui oggi é così . Devo dire che, essendo io una che veste jeans e sneakers 350 giorni l’anno, percepisco fortemente questa differenza. Ancora ricordo quando dopo aver visto una vetrina in pieno centro di Torino entrai per chiedere il costo di un orologio. La risposta che ricevetti fu: “Non credo che te lo possa permettere, stiamo parlando di platino e sono 15000 euro“. Effettivamente non me lo potevo permettere, il mio budget era decisamente diverso (a mia discolpa non era indicato il materiale sulla targhetta in vetrina e pensavo che fosse acciaio), ma ero comunque in cerca di un regalo importante per un occasione speciale e avevo un budget decisamente superiore a quello di uno Swatch. Forse quella commessa non mi avrebbe potuto vendere il suo preziosissimo orologio in platino, ma di sicuro ha perso a vita un cliente.

 Nelle ultime settimane, con l’inizio dei corsi al college, ci sono state un altro paio di occasioni in cui mi si é mostrato come qui tutti siano attenti e rispettosi verso il prossimo. Il secondo giorno, all’inizio della prima lezione di Government, mi siedo vicino ad un ragazzo che mi colpisce subito per l’aspetto particolarmente giovane facendomi pensare che fosse uno di quei ragazzini genialoidi che iniziano a frequentare presto i corsi al college. Appena inizia la lezione il professore fa l’appello chiedendoci se preferiamo essere chiamati con il nostro nome o diversamente, e scusandosi perché pare che i nomi non siano il suo forte e quindi negli appelli successivi potrebbe comunque capitare che usi il nome sul registro o sbagli la pronuncia (povero un po’ lo capisco, per esempio il nome Mariah l’ho giá sentito pronunciare come Maria, Mária e Maraia per dire!). Ad un certo punto sento chiamare Sarah e il ragazzo vicino a me risponde “I’m here, but please call me Zack“. Ecco, in tutta la classe non si é sentito né un brusio né un colpo di gomito al vicino e l’appello é proseguito senza che il professore alzasse neppure lo sguardo dal foglio che aveva di fronte. La conferma che mister G. non ha una grande memoria per i nomi é che, da un mese, fa, due volte a settimana, l’appello e Ajana viene regolarmente chiamata Alana. Mentre ho il sospetto che il prof guardi le vicende Honey boo boo* e che sia il suo scheletro nell’armadio, sono pressoché certa che quello che gli abbia fatto memorizzare il nome di Zack non sia un fatto di stupore o unicitá, ma un’attenzione particolare verso un suo studente.
Se da un lato trovo naturale rapportarsi cosí con gli altri, al tempo stesso mi stupisco che avvenga con cosí tanta naturalezza. É una bella novitá e, per fortuna, alle belle novitá ci si abitua in fretta.

Aquila in volo libero - Amiche di fuso

Foto da Pixabay.com

L’ora dopo migro al corso di Storia Americana II, nella cui aula tutto trafelato arriva anche Fernando. Devo dire che, ogni volta che abbiamo lezione insieme, provo un sana invidia per la mano ferma che ha nel mettersi l’eye liner. Io, nemmeno con un esercizio quotidiano e delle lezioni private da Cliomakeup, riuscirei ad essere cosí precisa! Ha un look un po’ emo, un poco dark, insomma alla Morgan. Solo che in Italia se sei Morgan sei un gran figo, se no sei un tossico un poco sfigato (tralasciando le affermazioni di Morgan che nella seconda categoria direi che ci si é messo da sé).
Spesso in classe il professore stimola gli interventi degli studenti, quindi il pensiero dei piú partecipi alla lezione é cosa nota. Lui ha manifestato diverse volte idee piuttosto liberal (e politicamente parlando da queste parti liberal non é una parola che riscuota particolare successo, ma ricordate qui non parliamo di poltica) . Ci sono invece due compagni che sono usciti da qualche mese dai Marins e, in confronto a loro e alle loro idee, che hanno altrettanto liberamente espresso in classe, il sergente istruttore di Full Metal Jacket sembra uno zuccherino. Ecco questi ragazzi, che non potrebbero provenire da universi piú diversi , é un mese che prima e dopo le lezioni ridono e scherzano in amicizia. Per altro è cosa rara perché qui le amicizie al college si fanno nei dormitori e durante le attivitá parascolastiche piú che a lezione. A me fanno molta simpatia quando li vedo insieme uno con il suo zaino ereditá dei mesi trascorsi in Afganistan e l’altro con il suo porta pranzo vintage di Scooby-doo (che gli invidio quasi quanto il tocco nel mettere l’eyliner).

Come dicevo sicuramente ci sono ancora tanti contrasti politici e sociali su molti temi che coinvolgono le vite e le scelte di vita di milioni di cittadini, ma gli Stati Uniti riescono ancora ad essere “the Land of the free and the Home of the brave“.

Valentina, TX

* Se non sapete chi é Honey boo boo fate una ricerca su google a vostro rischio e pericolo, ma io in un articolo “serio” mi rifiuto di raccontarvelo 🙂

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22 pensieri su “Libertà è poter essere come sei

    • Arrivata anche in Italia? Peró mi incuriosisce pensare a come l’hanno doppiato. Vado a leggermi il tuo articolo mi sa che me lo ero perso

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  1. Io in Louisiana (sono andata a trovare una mia amica di penna nel lontanissimo 2001) sono entrata in un supermarket in pigiama e confermo: Nessuno mi ha manco guardata. É una cosa che mi porterò sempre dentro.
    La sensibilità del tuo professore verso Zack… meravigliosa. Non oso immaginare qui 😦

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    • Io il coraggio non ho l’ho ancora avuto però guardo sempre con un poco di invidia quando ho qualche compagno di corso che arriva con i pantaloni del pigiama e penso che ha dormito almeno 5 minuti più di me 😀

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  2. mi piacciono molto i tuoi racconti, mi aiutano a conoscere un po’ della tua nuova vita e sono contenta…. anche se aspetto con ansia che tu faccia un veloce ritorno alla vecchia 🙂

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  3. Che belli i tuoi racconti! L’episodio della commessa, pare che sia capitato anche a quaste star televisiva americana, di sentirsi dire in un negozio qui in Europa da un commessa che “non se lo poteva permettere”. Mi sembra che si trattasse di Ophra e la reazione non è stata leggera!
    Con questi scambi da un continente all’altro, magari riusciremo alla lunga a migliorare tutti un pochino. Grazie anche a te.

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  4. Honey boo boo…sono andata a cercare info, e sono rimasta schifata. Perdonami, ma non mi vengono altri termini. Sono sempre andata contro l’infanzia negata.
    Riguardo ai tuoi post, leggo fino alla fine, come se leggessi un libro e volessi vedere come finisce! Hai un modo veramente interessante di scrivere, sarà anche perchè leggendo, è come se vivessimo lì. Io riesco pienamente ad immedesimarmi.
    Bella anche la libertà di essere chi si vuole. Ma la decenza, penso sia importante, magari perchè essendo nata e cresciuta qui, ragiono come mi è stato fatto credere sia giusto.
    Adoro il prof che spero chiami Zack sempre…Zack. Qui sarebbero scappate le risatine.
    Sembro essere stata un pò polemica, ma in realtà adoro l’America.
    Un abbraccio!

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    • Capisco cosa vuoi dire, ma ad esempio qui, parlo diciamo dell’Americano medio, anche qui come in ogni altro luogo ci sono persone che non si curano molto di loro stesse, magari esce per fare la spesa con i pantaloni del pigiama, ma profuma di bagnoschiuma mentre ricordo sull’autobus tante signore ben vestite a cui peró non ti potevi avvicinare. Quindi secondo me é solo questione di abitudini.

      Penso di sí una volta questo professore si é scusato con me (ed era giá capitato con un altro insegnante un fatto analogo) perché nel riconsegnarci i test mi ha chiamato per cognome (nulla di che semplicemente leggendo i nomi gli uscito cosí) invece che per nome. Temeva che avendo chiamato solo me per cognome potessi esserci rimasta male come se con me avesse voluto mettere una distanza maggiore rispetto che con gli altri studenti. Qui sono molto attenti a queste cose.

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  5. Grande Valentina! Devo dire che amo molto il TX e in particolare S.A. san antonio, visto che ci vengo spesso per lavoro (la mia azienda italiana ha acquistato uno stabilimento a inizio anni ’80).
    Certo i texani si sentono poco americani ma molto indipendenti e la storia del loro stato non può che confermare, però bisogna anche dire che è gente seria, che fa quello che dice…ma certo il loro accento a volta non aiuta per farsi capire 😉

    E tu Valentina dove vivi esattamente e fino a quando prevedi di fermarti da quelle parti ?

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    • ah dimenticavo…saluti da un Turines verace ma che ama andare in girula per lavoro
      (3 anni in messico con mogliettina al seguito e poi 1 anno in germania)

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      • Ciao Gigi io sono a Tyler, 200Km ad est di Dallas. Per ora siamo qui io studio e mio marito lavora, domani chissá! SA é molto bella, ci siamo stati l’anno scorso per il Thanksgiving, peccato non sia vicinissima. Ma torinese torinese o langhet (troppo bella la cappella di La Morra)? Torino mi manca moltissimo.

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  6. Pingback: Un anno di Amiche di Fuso | Amiche di fuso

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