Il bilingue in vacanza

immagine presa dal web

Ohhhhh ciao What’s your name? Dai dimmi una parola in inglese. How old are you?? TCIUUU?? o  triiiiii?
Ecco ci risiamo. Siamo da poco tornati in Italia per le vacanze dopo un anno in Kuwait e come l’anno scorso sono tutti pronti a interrogare la mia piccola. Lei mi guarda, si ritrae un po’, si nasconde dietro le mie gambe. Lei che appena sbarcati mi ha detto sottovoce “mamma, ma quel signore parla in Italiano” e “pure quello”. Sgranava i suoi grandi occhi marroni stupefatta. Devo dire che pure a me fa sempre effetto sentire parlare tutti in italiano. Immagino che per lei, l’effetto sia amplificato.
Mi fa tenerezza che mentre mi chiede una cosa, su tre parole una sia in inglese: mamma mi dai un paper?
Oppure quel mix così simpatico, che so dovrei correggere, ma non sempre lo faccio, mi fanno sorridere i vari Mamma dai non mi pushare, Mamma ho touchato…mamma cuttiamo questo.

I miei genitori la chiamano la piccola Don Lurio. Per i suoi “aprito” e per questo mix. Mio padre, dal quale ho ereditato la mia pessima attitudine alle lingue straniere, ma anche una certe faccia tosta, si lancia spesso in arditi tentativi di conversazione in inglese. “Allora, Giada, tu hai ttriii anni??”  Confondendola ancora di più, e dandole idea che se parla inglese pare un pagliaccio.
Sorrido a mia cugina che ha appena provato a far dire a Giada il suo nome in inglese, ci allontaniamo, verso la cucina, la mia piccola mi guarda e mi dice: mamma io voglio parlare in inglese solo a Kuwait. In Italia io parlo italiano.

Le sorrido, la rassicuro.
Ogni anno è così. In Italia si rifiuta di parlare in inglese.  Anche se diversamente all’anno scorso, ha una maggiore consapevolezza di questa sua attitudine.
Talvolta sento che mi dice “mamma, io parlo italiano e inglese”.
So già che in questi oltre due mesi di vacanza italiana incrementerà il suo vocabolario in italiano, pian piano abbandonerà i mix, l’abitudine a giocare da sola parlando in inglese, a fare finta di leggere, inventando una storia guardando le figure.
E se da un lato questo mi rende felice, perchè in italiano parla solo con noi in casa, e il resto del tempo passa a correggermi o a scoppiare a ridere quando parlo inglese, dall’altro ho sempre un po’ la paura che lei possa perdere il terreno conquistato fin’ora .
La teacher mi ha tranquillizzata che l’inglese non lo dimenticherà. Ma io ricordo che l’anno scorso il rientro era stato un po’ difficile. Lei aveva fatto  un po’ fatica, perché se è vero che loro sono spugne, come dice Alessandra nel suo post, comunque questo non vuol dire che non abbiano comunque delle difficoltà, incertezze. E allora quest’anno mi sono organizzata.
Ho trovato una ragazza albanese che vive in Puglia, parla benissimo inglese, lavora con i bimbi, abbiamo concordato che lei verrà un paio di pomeriggi a giocare con la mia signorina, giusto un paio di ore.
Abbiamo avuto già il primo incontro. Le abbiamo fatto credere che lei è nuova, non capisce italiano e parla solo inglese, e Giada ha accettato di giocare in inglese.
Credo che sarà un buon metodo.
Lei migliorerà il suo italiano, nel frattempo senza stress terrà allenato il suo inglese. E lo farà giocando.
Qualche volta guarderemo dei cartoni in inglese.
Io non ci provo a leggere le favole. Ho una pronuncia orribile. Non voglio trasmetterle cattive abitudini.
Per me il fatto che Giada parli inglese è motivo di gran gioia. Perchè credo che per lei sarà una gran ricchezza.
Non solo perchè parlerà una lingua che apre tutte le vie di comunicazioni e lo farà senza fatica, ma perchè uno dei benefici che più apprezzo per chi si cimenta in due lingue è lo sviluppare una attitudine a risolvere i problemi con più facilità: in qualche modo si è più abituati all’idea che ci potrebbero essere più soluzioni.
Mi piace molto questo.
Certo ho anch’io le mie ansie. Molte derivano dai miei dubbi di essere in grado di aiutarla davvero in questo percorso di apprendimento, completamente diverso da quello che ci hanno insegnato. Il sound, i fonemi, lo spelling, le parole imparate a memoria.
Però sono fIduciosa.
Impara lei, ma sto imparando tanto pure io. Poi lo so che tra qualche anno avrà più difficoltà in italiano, che mi toccherà intervenire, bilanciare. Ci tengo che non perda l’italiano. Non solo, voglio che sia proprio un buon italiano.
La prendo per mano e ce ne andiamo fuori a giocare con i cuginetti.
Per quanto sia motivata a coltivare il suo bilinguismo, so per certo che ciò di cui il bilingue in vacanza ha bisogno, e non solo, è sopratutto di questo: Giocare.

E poi relazionarsi tanto con la  famiglia, quella che ci manca durante il resto dell’anno.

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14 pensieri su “Il bilingue in vacanza

  1. Quando penso al bilinguismo dei bambini cerco di vederlo in questo modo: In certe parti d’Italia (compreso qui) parliamo indifferentemente l’italiano e il dialetto, che in fondo è una lingua, con il suo lessico, la sua grammatica, la sua sintassi, i suoi idiomi. Impariamo entrambe da bambini, con naturalezza, e il passaggio mentale dall’una all’altra è in genere automatico. A volte osservo una prevalenza dell’uno o dell’altro: del dialetto soprattutto negli anziani, che l’hanno appreso per primo e magari l’italiano l’hanno frequentato nelle scuole elementari che a volte hanno interrotto molto presto; dell’italiano soprattutto nelle nuove generazioni, soprattutto in certa “borghesia” che vede il dialetto come sinonimo di “basso livello culturale” e quindi educano i propri figli al suo disprezzo.
    In ogni caso, comunque, quel “bilingusmo” è assolutamente senza problemi.
    Con i dovuti aggiustamenti, il ragionamento dovrebbe adattarsi ad un bambino che fin da piccolo si trova ad imparare l’italiano e l’inglese.
    Credo anche che questo modello di apprendimento possa spiegare la difficoltà che abbiamo noi italiani adulti (certo, chi più chi meno in funzione della propria attitudine personale) ad apprendere una lingua straniera: per quanto mi riguarda il primo contatto con l’inglese l’ho avuto in prima media. Tardi, irrimediabilmente tardi. Poi arrivi all’università, incontri un esame che si può studiare decentemente solo su testi americani, e sono lacrime e sangue.
    Magari per i nostri figli andrà meglio, dato che iniziano alle elementari. Comunque non sarà mai un bilinguismo, soprattutto a causa del modo di insegnare, troppo focalizzato sulle regole e troppo poco sulla conversazione e sul gioco, che invece – guarda caso – è il modo in cui da piccoli impariamo a parlare la nostra lingua (o le nostre due, come nel caso di Giada!).
    Tutto il resto, alla fine, è solo una parentesi: non sarà certo un mese di vacanza a farci dimenticare la nostra lingua, soprattutto se in questo mese (ottima l’idea della ragazza albanese!) avrà comunque modo di… switchare! 🙂

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    • Concordo. Il più grave errore che si fa in italia è quello di insegnare l’inglese con il metodo in cui si insegna l’italiano. Ed è sbagliatissimo, perchè l’inglese si impara con i suoni, allenando orecchio. In inglese non si studia l’alfabeto, almeno non è alla base dell’apprendimento. Perchè non è come per noi sai le lettere e sei ingrado di ricostruire o scrivere una parola. Per loro sarà sicuramente tutto diverso. Tu se puoi introduci, canzoni, cartoni e giochi!

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      • Quest’anno Matteo ha cambiato insegnante di inglese, e il metodo sembra andare in quella direzione. L’insegnante ha introdotto la buona abitudine di dare un audio-book (questi http://bit.ly/11AEFCi) da leggere e ascoltare a casa, quando ha finito ne riprende un altro, e così via. Faticoso (anche per il babbo, la cui presenza è sempre richiesta!), dato che si tratta di attività in aggiunta ai compiti, ma sicuramente proficuo.

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  2. Anche mia figlia dice “aprito” e so che dovrei correggerla ma mi diverte un mondo (ogni tanto correggo ogni tanto rido 😀 )!
    Non aggiungo altro perché mi trovo molto d’accordo con te pur non avendo esperienza di bilinguismo… ma amando le lingue mi sarebbe piaciuta una situazione come la vostra. 🙂 Bella Giada 🙂

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    • Cara Claudia….lo so che è difficile, ma magari puoi introdurre un pò di inglese nella vita dei tuoi figli. Tv, breve canzoncine…poi più in late fate gli interscambi. Sono tanti gli strumenti anche per chi sta in italia a provare ad introdurre l’inglese. Vale solo una regola, tutto deve essere un gioco. Poi ora torni al nord, li ci sono un sacco di iniziative!Magari non sarà bilingue, ma imparerà presto a confrontarsi con un’altra lingua!

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      • Lo faccio lo faccio! Noemi ha anche un bell’orecchio… amo troppo l’inglese per non passargliene un po’, e poi sí qui ci saranno più opportunità di scambio! 🙂

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  3. Mia figlia ci sente parlare in italiano e in spagnolo, capisce, ma di spagnolo non dice quasi una parola. Sarà perché si accorge che non ne ha bisogno per farsi capire?
    Ma ora siete qui in Italia? Un po’ di dialetto salentino ce lo mettiamo pure?

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  4. Ciao Mimma, ti racconto la mia esperienza. Io ho un genero di madrelingua spagnola, è arrivato in Italia a 8 o 10 anni, non ricordo con precisione, ha imparato l’italiano qui, parla perfettamente lo spagnolo e molto bene l’italiano, con un accento spagnolo lieve, il fratellino di mio genero è nato in Italia, ora è in prima superiore, è tra i più bravi della sua classe, ovviamente è l’italiano la sua prima lingua, ma parla perfettamente anche lo spagnolo. Da anni sono a contatto per lavoro con persone non italiane, i loro bambini quasi sempre parlano perfettamente le due lingue e ti assicuro che spesso i genitori parlano poco e male l’italiano al punto che mi son trovata più volte ad avere il bambino che faceva da interprete per il genitore, in alcuni casi i genitori erano analfabeti o con bassissima scolarità. Voglio dire che alcune (legittime) preoccupazioni, sono più di noi mamme che problematiche reali, la tua bimba vive immersa in un lingua non sua ma che in realtà è sua, così come è suo l’italiano e chissà in futuro, se state li a lungo, potrebbe imparare anche l’arabo, è una questione quasi “naturale” sono capacità che hanno tutti i bambini perché è da bambini che si apprende il maggior numero di nozioni, se pensi che imparano a camminare, parlare, e mille altre cose nell’arco di 2 anni! pensa che invece per imparare che ne so, la medicina, un adulto deve studiare dai 6 ai 12 anni … Quindi, per concludere, pur comprendendo perfettamente le tue preoccupazioni, son sicura che Giada sarà capace di pensare in più lingue senza nessunissima difficoltà, compreso il dialetto pugliese 🙂

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  5. Fantastico! Anche mio figlio di 8 anni, quando siamo in Italia, si rifiuta di parlare inglese. Anzi, quando qualcuno gli chiede “come si dice questo in inglese?” a volte lo dice ma con accento italiano. Quando gli ho chiesto perché mi ha risposto “Voglio che pensino che sia un bambino padovano” 🙂

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