10 segni che mi sto tedeschizzando

Qualche tempo fa girava in Rete il classico post 20 signs you’ve been in Italy too long.

Tutto abbastanza vero, tutto abbastanza stereotipato, com’è ovvio che sia in questo genere di post semiseri. Tuttavia sono sempre convinta che nelle classiche liste di abitudini nazionali ci sia del vero, e che acquisirle sia, in parte, segno

di integrazione. Un’amica, che come me vive in Germania, mi ha chiesto scherzando: e quali sono i segni che viviamo qui da troppo tempo?

 

Per ora di abitudini acquisite io ne ho trovate 10, indice che forse non ci son stata abbastanza? Che non sono abbastanza integrata? O che vizi e virtù teutonici non sono virali quanto quelli italici? Comunque ecco i miei:

 1- Essere molto più rilassata (mettiamola così) per quanto riguarda il look. In Germania si è liberissimi di uscire in tuta, senza pettinarsi, dimenticarsi cosa sia una camicia, un cappottino, dei pantaloni che non siano jeans, per non parlare dei tacchi. Se anche voi vi siete lasciate un po’ andare sotto questo aspetto, non preoccupatevi: la vostra fama di italiane eleganti rimarrà (inspiegabilmente) inalterata. Basterà sostituire il moon boot peloso che costituisce la divisa d’ordinanza per l’inverno con uno stivale nero per suscitare un sacco di ammirazione, sfoderare una ballerina che si intoni alla maglietta per garantirsi la nomea di guru della moda. Poco importa se son scarpe di plasticaccia prese al mercato, vi basterà dire che le avete comperate in Italia e la donna tedesca vi guarderà con un misto di invidia-ammirazione che non otterrete in nessun altro modo, garantito!

2- Bere cappuccino (e tutte le sue varianti, in Italia considerate brodaglie imbevibili, dal latte macchiato al café creme) a pranzo, a merenda, in ogni occasione semiconviviale. Personalmente dopo cena ancora non ce l’ho fatta. Quando arriverò a quel livello otterrò la cittadinanza tedesca honoris causa, credo. A me è bastato pochissimo per prender l’abitudine e suscitare sguardi di riprovazione in Italia. Vi avviso…

3 – Mangiare cavolo con gran disinvoltura: crudo, cotto, in umido, in insalata, accompagnato da un wurstel che da solo fa mezzo maiale, o come insalatina rinfrescante e via, credendo così di sciacquarsi la coscienza ormai annegata in enormi boccali di birra. A dispetto di tutto è buono e fa bene alla salute, insomma esistono anche le sane abitudini, in fondo.

4- La Birra. Rientrare in Italia, finalmente ritrovarsi con una birretta con gli amici di una vita e pensare: cosa sarebbe ‘sto shottino annacquato, una birra? E perché costa così tanto?

5- Essere sempre muniti di agenda (e le sue varianti elettroniche). Quando vivevo nella Svizzera Tedesca sono stata gentilmente invitata (leggi obbligata) a prendermi la famosa agenda, strumento senza il quale pare sia impossibile la sopravvivenza a tali latitudini, anche se non avete una vita piena di impegni e riunioni. E’ infatti normale prendere appuntamenti con 3, 4 e anche più, mesi di anticipo, anche per una semplice cena tra amici. Non stupitevi se a dicembre qualcuno vi domanda a tradimento: che fai il 23 aprile? Io, al solito incapace di dissimulare, sgranavo gli occhi pensando “non ne ho la più pallida idea!”. In Germania, dove sono un po’ più locker (rilassati) sugli appuntamenti, ho scoperto la variante “mamma con stampata excel alla mano” per capire a colpo d’occhio quando si può andar insieme al parco giochi…

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6- Accettare con disinvoltura (più o meno) che mio figlio voglia andare all’asilo indossando i calzini con i sandali. Attenzione: un conto è sorridere pensando che vostro figlio, alla fine, si è solo integrato, un conto è farlo voi stesse o il vostro partner, rischiando così di affossare per sempre la vostra intesa di coppia. Se vi capita anche solo di pensare di uscir così di casa, correte subito ai ripari: anche all’integrazione c’è un limite!

7- Comprare e vendere nei mercatini dell’usato o su e-bay di tutto. La Germania è la patria del second-hand (se avete un marito come il mio preparatevi anche alle fregature: non è che l’equazione Tedesco= onesto sia proprio linearissima, quelli si venderebbero anche la nonna eh…) del resto se l’economia tedesca tira è anche perché sono dei gran risparmiatori, quasi maniacali alle volte.

8- Imparare a uscire con i  figli da sola, andare più o meno ovunque con loro, dotata di passeggini doppi, monopattini, carrellini per biciclette e quant’altro. Quando rientri in patria pensano che tu sia un’aliena, o una scriteriata, o semplicemente straniera, come succede a me.

9- Grigliare. Una rondine non fa primavera, ma il primo raggio di sole dopo il disgelo significa solo una cosa: tempo di grigliate! In pratica grigliare è uno sport nazionale, bisogna essere sempre muniti del necessario per una grigliata anche improvvisata. Dura la vita per i vegetariani in Germania…

10- Imparare a vivere senza bidet. Questo ovviamente è una prova obbligata per chiunque viva fuori dall’Italia. Ognuno trova le sue strategie, io alle volte vorrei comprar casa solo per piazzare un bel bidet in bagno. Però si sopravvive eh…

Voi pensate che l’integrazione passi anche per l’acquisizione delle piccole e grandi abitudini locali? E quali sono i segni distintivi dell’integrazione (almeno per quanto riguarda le abitudini) del posto in cui vivete?

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31 pensieri su “10 segni che mi sto tedeschizzando

  1. Le birkenstock. Mai più senza!! Ed essere molto più rilassata coi figli. Se si mangiano tutta la sabbia dello Spielplatz fa niente; gli si da da bere un bicchiere d’acqua che mangia giù tutto. E lasciarli giocare senza urlare attento che cadi, attento che sudi, attento che ti sporchi.
    E ancora togliere le scarpe prima di entrare in casa. Divento una iena se qualcuno non le toglie.

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    • hai ragione! sia sul togliersi le scarpe (in Italia impensabile) che per quanto riguarda il lassez fair coi figli. Qui faccio ogni giorno 2,5Km ad andare e 2,5 a tornare dall’asilo con le mie figlie (4 e 6) tutte e tre allegramente in bicicletta. In Italia credo che mi avrebbero tolto la tutela 😉

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  2. E poi, cavolo, anche quando parlo in italiano con gente che abita qui dico, mi bewerbo per un lavoro, mi anmeldo al municipio, ti do Bescheid, ti schiaccio i pollici etc…sono qui da troppo tempo 😉

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  3. avendo vissuto sette anni in Germania ho molto riso e condiso TUTTO di questa lista! Ormai non metto quasi più i tacchi e ogni volta che vado in italia ho paura mi straccino il passaporto perché non abbino più scarpe e borsa! Eppure la nomea di guru della moda mi è rimasta appiccicata…Però lo ammetto, è liberatorio non dover più passare le ore davanti all’armadio prima di uscir di casa…

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    • ecco, arya, figurati che le ora nemmeno in Italia le passo, in Germania sembro uno spaventapasseri! Quando metto una gonna, i miei figli (2 e 4 anni) mi dicono: sembri una femmina!! Forse dovrei andar a vivere un po’ in Spagna o in Francia, giusto per esser più femminile! 😉

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  4. Tutto vero! Ti manca ancora il caschetto da bicicletta pero’, altro status symbol di germanitudine nel mondo 😉

    Per me che ho vissuto cinque anni in uk e cinque in USA, il pity’ grande segno che mi sto americanizzando e’ guardare serie tv come “call the midwife”, “games of thrones” e “downton abbey” e pensare: cazzarola, che accento inglese che hanno tutti!

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    • O cavoli, il caschetto! in effetti spesso lo dimentico (da “brava” italiana), però ho il carrellino porta bimbi da attaccare alla bici, fornirò prova fotografica su fb! 🙂 Ah, l’accento è una bestia nera per me, avendo imaprato il tedesco in svizzera spesso mi dicono che ho l’accento svizzero!

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  5. hahaha! Forte questo post! Mi fa anche capire perché i tedeschi si trovino così bene qui in Svezia!! Non devono poi cambiare abitudini così tanto! Allora per quanto riguarda me mi riconosco nel punto 1, 2, 9 e 10, il punto 5 vale anche qui, io non ho un’agenda ma anche qui solo per pendere un te con un’amica devi “prenotare” con mesi di anticipo, io mi rifiuto, piuttosto non incontro quella persona :-), 6 purtroppo anche io ci sono cascata :-(. Poi come qualcuno ha già scritto uso sempre il casco in bici e noi italiani abbiamo da imparare riguardo questo…si deve sempre usare! E tolgo e faccio togliere le scarpe quando si entra in casa mia e di altri..e la casa resta molto più pulita 🙂 E poi ho preso l’abitudine di accostare la marmellata a piatti con carne!!!! e forse ci sono tante altre cose che ormai faccio e sono caratteristiche della cultura svedese…

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    • uuhhh non mi spiacerebbe una esperienza a quelle latitudini (temperature a parte), anche io faccio sempre togliere la scarpe, anche se è così abitudine consolidata che persino gli operai quando vengon in casa arrivano con i copriscarpe o e le tolgono! Mai più senza!

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  6. concordo in pieno sull’abbigliamento! io a volte mi schifo da sola e il mio compagno mi dice: ma no tranquilla, tanto qualunque cosa ti metti starai sicuramente molto meglio di tutti gli altri… che consolazione 😉

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    • e per i colloqui o gli incontri di lavoro? Una volta una si spaccava la testa a pensare come vestirsi, arriva il momento in cui capisci che comunque vada sarai sempre la più elegante! 😉

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  7. Ciao a tutte, io vivo in Italia e non ho niente da segnalare se non che su Amazon vendono i bidet portatili con tanto di doccetta!!!
    Ciao e auguri a tutte!

    Betty

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  8. ahahha mi hai fatto tornare in mente il mio bellissimo periodo Erasmus a Bamberg!! Io continuo a cercare il quark al supermercato e tutte le volte il personale mi fa :”Ah ma è il Philadelphia!!” . NO, il quark non è Philadelphia e soprattutto costa un decimo!!!

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  9. noi siamo in Olanda, quindi si può dire che siamo “cugini” con voi tedeschi e mi ritrovo un po’ in tutto. E ancheio guardando mia figlia con sandali e calzini ho pensato: “starò mica diventando troppo crucca?”

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  10. Io mi chiedo: ma integrarsi è davvero necessario? Io ho vissuto all’estero (solo un anno, però) e in molte città d’Italia e non mi sono mai integrato, né ho cercato di farlo.
    Vorrei andare nuovamente all’estero, ma per vivere in due culture (quella di origine e la nuova) non per diventare parte integrante di un paese nuovo.
    Imparare una lingua abbastanza da capire e farsi capire è necessario, andare oltre può essere un piacere, volersi sentire come madrelingua può diventare un’ossessione. Conoscere il doppio dei piatti è una ricchezza, ma non saprei mai preparare le enchiladas suizas come faccio le orecchiette, nemmeno se vivessi in Messico per cent’anni. Però mi basta quello che so fare. Ora che sono in una zona d’Italia diversa da quella dove sono andato calco apposta il mio accento, mi viene naturale farlo. Imitare l’accento dei toscani, lo faccio per scherzare, ma non è mio.
    Credo che sia bello mantenere il distacco dal posto dove si vive, non sentirlo mai come proprio, vederlo sempre dall’esterno. Aiuta a prenderne solo il buono.

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    • Caro Luciano…da quel che scrivi mi sa che non hai capito molto del bello del viaggiare: ammetto che integrarsi al 100% non è possibile e neppure giusto (forse) ma vantarsi di voler rimanere totalmente diversi dalla cultura locale mi sembra l’errore tipico di chi non ama per nulla viaggiare e vivere all’estero….
      nella mia piccola esperienza di 3 anni in messico ed uno in germania ti posso garantire che ogni paese ha i suoi pregi e difetti, ma il peggior difetto di qualsiasi cultura è proprio il provincialismo che in particolare rappresenta noi italiani…. 😦

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      • mi sa che non hai capito molto del bello del viaggiare non è proprio un’espressione bellissima. Presuppone che qualcuno abbia ragione e qualcuno torto. La pensiamo in maniera diversa ma non vuol dire che ne debba esistere una giusta. Io vivo da 20 anni fuori dalla mia cultura e per me il bello del viaggiare è quello che scrivo io. E io amo viaggiare.

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  11. Pingback: Mi sono crucchizzata | Lettere da Berlino

  12. Io poco tempo fa ho messo le Birkenstock con i sandali a mio figlio (siamo in Italia ora, ma lui è stato concepito in Germania e ha vissuto – in pancia- lì per 7 mesi)… è grave??? 🙂 comunque io ho fatto un anno in germania e un anno a casa in maternità… non vi dico dove era finita l’eleganza italiana quando sono tornata in ufficio!!! 🙂

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