L’explorer wife

Immagine-1Forse e’ cosi’ che comincio’: i miei mi mandarono in una scuola piccina e specialissima dove le maestre si chiamavano tutte Miss e ci davano le stelline anziche’ i voti e le ore erano piene di colori, parole, note, colla, creta e tantissimi altri materiali.
Mia mamma attraverso’ un periodo di ricerca spirituale alternativo al cattolicesimo. Nel mio piccolo mondo di bambina religioni, luoghi e lingue diverse si mescolavano con naturalezza: il mio migliore amico era giapponese, la mia prima cotta americano.
I miei genitori si volevano molto bene e mi sentivo al sicuro con loro:  non desideravo scappare ma esplorare. Volevo conoscere il mondo viaggiando o perlomeno conoscerlo tramite le storie delle persone e dei personaggi. Stare in mezzo a tutti quegli stimoli e a quelle persone diverse mi rendeva costantemente curiosa di tutto e di tutti.
Mi piaceva tantissimo recitare e amavo i libri e il cinema: impersonare o meglio ancora diventare Jo March o Principessa Leia, tutte le possibilita’erano aperte davanti a me e io mi allenavo ad immaginarle.

Altri fili si sono intrecciati a questa trama: un’adolescenza piena di amicizie ma senza quel fatidico primo amore che nell’attesa diventava sempre piu’ carico di aspettative. Quando sei figlia di due che si amano da tantissimo tempo, e’ piu’ difficile accontentarsi, perche’ sai cos’e’ l’amore vero e duraturo.
Finche’ un giorno come tutte le ragazzine, anche io ho scelto la mia favola: dopo aver visto Prima dell’Alba a casa di un’amica ho pensato che la soluzione per me fosse quella: lo straniero che non avrebbe avuto nessuno dei difetti del liceale medio con cui avevo a che fare giornalmente. Lo straniero che mi avrebbe aperto ulteriori mondi a me sconosciuti in cambio di scoprire quelli che conoscevo io. Lo straniero con cui avremmo esplorato  insieme ulteriori spazi.

smiley_Leia-450-x-664Crescendo, mentre intoppavo in una breve serie di stranieri sbagliatissimi, coltivavo il mio piano, perche’ sia Jo che Leia non avevano costruito la loro vita intorno all’idea di sposarsi, anzi. Percio’ andai incontro a braccia aperte al diritto comparato, che mi avrebbe permesso di imparare le radici storiche, culturali, religiose di tutti i luoghi di cui mi sarei messa a studiare le leggi. Non ci sarebbe stato bisogno di un Han Solo per diventare una Principessa Jedi che se ne va in giro a fare la giurista transnazionale.
Quando ormai sono arrivata al punto di avere solo il problema di trovare i soldi per pagare la benedetta benzina necessaria a far partire la mia navicella, e’ arrivato lo straniero giusto. Che non solo mi amava e mi portava in dono un sacco di mondi a sua volta, ma con un’ astronave assai piu’ veloce della mia e una stazione di benzina tutta per se’, sicche’ si trattava di decidere se salire sulla sua o tentare di stare insieme, viaggiando sue due mezzi diversi.
Lo straniero fece parecchie cose per convincermi di essere tanto affidabile quanto pignolo: fu cosi’ che aprii il portellone della mia navicella senza benzina, tirai fuori la piccola zappa d’oro che ogni donna riceve alla nascita per occuparsi di colui che decidera’ di prendere come compagno di vita, e salii a bordo da lui.

Da allora sono passati nove anni: zappo quando c’e’ e piloto io quando lui va altrove con il modulo. A bordo ci sono due bimbe e mantengo io i contatti con tutte le persone a noi care. Quando avro’ nuovamente del tempo libero, allora comincero’ a scrivere di quel che ho visto esplorando fin qui, o perlomeno quello che mi ha fatto ridere.

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