Il salto

Sono passati 9 anni da quel 4 maggio, una data qualsiasi, niente di speciale per me che tornavo stanca dal lavoro. Mai avrei pensato di trovare ad aspettarmi a casa la lettera che avrebbe cambiato la mia vita. Quel tardo pomeriggio scoprii di essere stata selezionata per la DV lottery. Inizio la storia da qui, perchè è da qui che comincia. Perchè si diventa espatriati ancora prima di esserlo fisicamente. Lo si diventa nel momento in cui si prende la decisione di fare il salto. Lo chiamo “salto” perchè è quello che questa esperienza è stata per me. Sono sempre stata esterofila, mai un granchè con le lingue, ma mi è sempre piaciuto viaggiare. Ero follemente innamorata della Scandinavia, ma era un amore a senso unico, di quelli che hanno fatto tanto male e, come le storie d’amore vere e proprie, il modo migliore per guarire è stato fare un altro “salto”. Questa volta bello grande, di quelli che devi prendere la rincorsa e non guardare giù altrimenti non lo farai mai. Tutti parlano di coraggio, io non mi sono mai sentita coraggiosa, solo incosciente. Ma tutti gli expat, a mio avviso, devono avere una buona dose d’incoscienza. Non avevo una vita sfavillante da lasciarmi alle spalle, ma era comunque la mia vita, fatta di amici, famiglia, lavoro e tante piccole routine che mi avevano accompagnata per 26 anni. Sono partita da sola, l’8 di febbraio, un giorno freddo, grigio, di quelli che fanno da sfondo nei film con addii straccia cuore. Era perfetto nella sua crudeltà. Ero pronta ad andare, avevo trovato persino un lavoro nel mio campo, ed era anche in una super location in California. Sarei sembrata pazza a dire di no. Così mi dissi una bugia, una bugia che mi sono ripetuta, credendoci, fino al giorno prima di diventare cittadina: “vado, provo, cerco di stare 5 anni per prendere la cittadinanza, poi, magari… torno.” Mi raccontai quella bugia  perchè avevo paura, paura di iniziare di nuovo in un Paese così lontano, sola, con 9 ore di fuso che mi avrebbero remato contro nel caso avessi avuto bisogno di sentire una voce amica. Volevo lasciarmi un’ancora di salvezza, un piano B, nel caso fosse andata male. Ma sono partita comunque, con in spalla il mio zainone da montagna, compagno di mille avventure. Come si faccia a decidere cosa portare quando si va ad abitare dall’altra parte del mondo è difficilissimo. Fare entrare tutto in uno zaino è un dono divino.

Espatrio AlessiaNe è passato molto di tempo da quel giorno d’inverno. Ho imparato tantissime cose, anche lati di me che non conoscevo ancora. La vita è  stata un giro sulle montagne russe, non un attimo di tranquillità. Sono passata da fare la restauratrice a fare la cassiera al super mercato, con inframmezzi di commessa al voodoo store ed insegnante d’italiano per poi tornare al restauro. Ho avuto amori che mi hanno ridotto ad un’immaginetta della Madonna dei 7 dolori, ma anche storiazze sordide che potrei usare in una soap. Insomma, mi guardo indietro e non rimpiango niente, nemmeno quello che mi è costato lacrime e fatica.

A tutti quelli che mi chiedono se partire io dico sempre si. E’ un esperienza che tutti dovrebbero fare, non solo per trovare condizioni di vita migliori, ma per propria crescita personale. Ci vuole coraggio ad espatriare, ci vuole coraggio a farlo da soli, ma la ricompensa è grande. Ho capito chi sono e cosa voglio. Mi sono lasciata alle spalle quello che avevo inizialmente costruito in California per ricominciare di nuovo in un posto che amo alla follia e dove mi sento me stessa, mi sento “a casa”. Lo metto tra virgolette perché la parola “casa” per me ha perso il significato che aveva prima, ora non ne ho più una, ma diverse. Non è un luogo, è uno stato d’animo. Non so cosa mi riservi il futuro, ho imparato a non pianificare più, essere expat mi ha insegnato anche questo. In attesa del prossimo possibile “salto”, spero di poter condividere le esperienze che ho accumulato finora e di poter aiutare qualcun altro a decidere se prendere la rincorsa verso una nuova vita.

 

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6 pensieri su “Il salto

    • Grazie Sammy 🙂 Chissà, nella vita capitano sempre cose inspettate… la mia gc arrivò proprio quando avevo finalmente un lavoro fisso a tempo indetterminato…

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  1. Coscienza e coraggio sono gli ingredienti fondamentali per l’espatrio secondo me! Brava per aver resistito 9 anni, e ora che sei cittadina, puoi anche fare un nuovo salto verso altri lidi!

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