Espatriare vuol dire anche tornare (a volte)

Siamo partiti dall’Italia per un’esperienza temporanea all’estero, in Canada, due anni fa. Ho salutato tutti con le lacrime agli occhi, convinta che io in Italia ci sarei tornata, ma altrettanto consapevole che non potevo esserne così certa in fondo. Partire è pur sempre partire.

Invece torno davvero in Italia. Questa volta con le lacrime agli occhi per questa parte di mondo che saluto, per l’avventura canadese che si chiude, ancor più consapevole che nella vita non si sa mai dove ci si possa ritrovare un giorno.

Non è facile partire oggi anche se vuol dire tornare. Non è semplice tornare nemmeno se la destinazione è quella che non hai mai smesso di chiamare casa. Certo noi in Italia abbiamo una casa, una famiglia, una rete sociale che conosciamo, che ci sta aspettando e che non vedo l’ora di riabbracciare senza il solito gioco ad incastri delle ultime vacanze natalizie.

Ma poi? Risistemati nella nostra casa che tanto ci è mancata. Salutati e ritrovati tutti gli amici e le persone a cui vogliamo bene. Qual è il passo successivo che ci si aspetta che faccia una persona rientrata in Italia dopo due anni in Canada?

Sono veramente la stessa persona di quando sono partita?
Sembrerà che io mi sia montata la testa agli occhi degli altri perché in fondo alcune cose le ho capite solo prendendo le distanze da quello che vivevo una volta in Italia?
E quando a chi mi domanda se in Italia ci torniamo per fermarci “definitivamente” risponderò che sinceramente non lo so, che faccia faranno i nostri amici di sempre?

Quando oggi penso a me stessa e alla mia famiglia in Italia penso ad un nuovo inizio e a nuove consapevolezze. Penso che ho una gran voglia di rimettermi in gioco proprio così come sono oggi. Perché in questi due anni mi sono messa alla prova in situazioni che mai avrei immaginato e ho voglia di mettere a frutto tutto questo: consapevolezze, energie, passioni e competenze.

Tornare in Italia in questo momento per noi non è solo un momento di passaggio in attesa di ripartire per altre destinazioni. E’ comunque un vivere intensamente il nostro oggi con tutta la ricchezza e le opportunità che saprà donarci in Italia.

La testa non smette di pensare anche a cosa faremo domani o dopodomani (non sia mai che ci si rilassi troppo!). Non ci sono porte chiuse, anzi nuovi progetti e nuove idee nascono, muoiono, creano confusione e danno stimoli diversi ogni giorno (non ci si annoia mai davvero).

Insomma, non escludo a priori sviluppi inaspettati, ma nemmeno ipoteco il mio oggi vivendo in attesa di questi.

Poi guardo i miei figli e sinceramente non so cosa sperare. Li sento parlare, giocare e cantare in inglese, francese e italiano. Mi sembra un dono grande e prezioso. Così inaspettato fino a due anni fa ed ora così duramente conquistato che ho davvero il timore di sprecarlo. Spesso, però, vedo anche riflessa su di loro la solitudine che ho vissuto in questi due anni. La mancanza di riferimenti forti al di fuori di noi cinque e della scuola.

Concedetemelo: che fatica capire come immaginare il proprio futuro e soprattutto quello dei propri figli!

E allora si torna. Lasciando un pezzetto di cuore oltreoceano, con i piedi per terra sulla nostra vita di oggi e con il mappamondo appeso in cucina per ricordarci che il mondo è davvero grande e in fondo, poi, chi lo sa.

Alessandra in transito fra Canada e Italia
Ha collaborato con Amiche di Fuso da Febbraio 2014 a febbraio 2015
La trovi anche qui: Mommy Planner

 

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3 pensieri su “Espatriare vuol dire anche tornare (a volte)

  1. Questo post avrei potuto scriverlo io due anni e mezzo fa, anzi potrei scriverlo io ogni giorno. Dopo un anno in Germania (2011)… ho pianto quando sono arrivata e ho pianto quando sono ripartita. Poi ho letto il tuo nome sotto il titolo (l’ho notato solo dopo)… “Alessandra in transito”… indovina come mi chiamo?? 🙂 L’espatrio mi ha dato una grande inquietudine che ancora non sono riuscita a domare ma nemmeno a “indirizzare”…

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    • Ciao Alessandra 🙂 L’espatrio ha alimentato la mia curiosità per la scoperta e l’incontro. E’ stato un dono grande che conservo stretto stretto. E poi chissà il futuro, no? Sicuramente si ripartirebbe con consapevolezze diverse!

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  2. È quello che ti succede quando parti. Non sei più la stessa di prima e anche se credi di avere ancora delle radici scopri che non sono solide come pensavi, che quella che hai chiamato casa forse non lo è più.
    Puoi essere diventata due cose: una cittadina del mondo, ormai a suo agio, inserita e senza nostalgia in ogni dove, oppure un’apolide, che non avrà più un posto che sente suo e che in ogni Paese soffrirà per la perdita di ciò che ha lasciato.

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